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VISTI AI FESTIVAL

Venezia.69: “Convitto Falcone” di Pasquale Scimeca (Evento Speciale)

Scimeca si ispira al racconto di Giuseppe Cadili per rivolgersi innanzitutto (ma non solo) al destinatario di questo cortometraggio allargato: la giovinezza, nel raccontare-educare a comprendere e dare valore al concetto di legalità, che i due magistrati antimafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, hanno naturalmente e indefessamente portato avanti

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il

Anno: 2012

Genere: Cortometraggio

Nazionalità: Italia

Regia: Pasquale Scimeca

Il primo evento speciale a cui assisto unisce due sguardi parimenti importanti per la memoria, specie dei più giovani. L’occhio e la penna ‘neorealista’ di Pasquale Scimeca, italiano del cinema tra i pochi ad aver dato forma e corpo proprio e distinto, sia narrativamente che visivamente, alla trasfigurazione del reale nell’ideale, attraverso racconti che prendono a piene mani linfa da un  esistente marginale-intimista, storico-politico, alla ricerca di quel senso di coscienza smarrito, così necessario, proprio in un momento molto delicato, dove tutto è labile e mutevole.  E con esso, quello di due figure che nella storia del nostro paese occupano un posto innominabile (tale è la portata della loro dedizione di Stato e del loro martirio-sacrificio successivo), da dover essere preservato a tutti i costi: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli-miti che attraggono e rappresentano tutte le vittime della guerra alla mafia, ad una concezione del vivere comune-sociale antitetica alla democrazia reale e partecipativa.

Scimeca si ispira al racconto di Giuseppe Cadili (alunno prima ed insegnante poi dell’ex Convitto Nazionale Vittorio Emanuele, ora Convitto Falcone) per rivolgersi innanzitutto (ma non solo) al destinatario di questo cortometraggio allargato: la giovinezza, nel raccontare-educare a comprendere e dare valore al concetto di legalità, che i due magistrati antimafia hanno naturalmente e indefessamente portato avanti. Lo fa con Convitto Falcone, novella visiva semplice e diretta (alla quale perdoniamo un eccesso di tensione emotiva che a volte inciampa in un formale didascalismo) che ha per protagonista Antonio, un bambino sradicato dal paesino e dalla famiglia per studiare al Convitto, grazie ad una borsa di studio che la madre e il padre, di origini umili, sono riusciti ad ottenere. Il piccolo, pressato prima di partire da responsabilità e dovere, parole scandite-impartite come un ordine dal padre, ne capirà l’effettivo significato quando si troverà concretamente di fronte ad una scelta da compiere. E il nome Falcone, che dal terrazzo del convitto il ragazzo incrocia più e più volte con gli occhi, diverrà corpo e parole e sguardo nella trasmissione di memoria che il suo docente gli consegnerà per aiutarlo a stare in mezzo agli altri senza prepotenza e prevaricazione. Prodotto da Arbash, Rai Cinema, Sicilia Film Commission, in collaborazione con la Fondazione Francesca e Giovanni Falcone, il film-corto ha visto presenti in sala (a proiezione ultimata nella veste di ospiti) lo stesso Scimeca, il procuratore antimafia Aldo Grasso, Maria Falcone e il piccolo protagonista Riccardo Perniciaro.

Scimeca ha sottolineato l’aspetto educativo anche internazionale del progetto, nella sua portata ‘finanziatrice’: costruire, con la raccolta di fondi ad esso abbinata, una Casa Falcone in Ecuador destinata al recupero dei ragazzi di strada. E ne ha allargato la memoria, comprendendo negli scatti-chiusura di Convitto Falcone PioLa Torre, il Generale Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro, anch’essi (insieme agli uomini della scorta) oggetto di un triste anniversario nei trenta anni dalla loro uccisione. Maria Falcone ed il Procuratore Aldo Grasso si sono concentrati nella ‘battaglia’ per la memoria, portando luminosi esempi di giovani frutti della cultura della legalità: ragazzi e ragazze di terra e mentalità mafiosa capaci di cambiare realmente la propria esistenza e quella dei loro cari, grazie alla consapevolezza che la scuola è stata capace di trasmettere loro nella reale conoscenza di cosa la mafia rappresenti ed incarni.

Maria Cera

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