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LONDON SCENE

The Ballad of Genesis and Lady Jaye

Esplorazioni cinematografiche nella metropoli britannica. Dalla nostra corrispondente da Londra Carla Cuomo

Publicato

il

 

Anno: 2011

Cast: Genesis P. Orriedge/Jacqueline Breyer Orriedge

Durata: 72’

Nazionalità: Francia

Regia: Marie Losier

 

“…Allora, dopo che l’originaria natura umana fu divisa in due, ciascuna metà, desiderando fortemente l’altra metà che era sua, cercava di unirsi a lei…Da così tanto tempo è connaturato negli uomini l’amore degli uni per gli altri, che vuole ricomporre l’antica natura e cerca di fare di due uno e di medicare la natura umana. Ciascuno di noi, dunque, è come una contromarca di uomo, diviso da uno in due, come le sogliole; e ciascuno cerca sempre l’altra contromarca che gli è propria”.

Il simposio”, Platone

                                                                                                                                                                                                            

Se per il mito degli androgini di Platone l’essere umano è alla continua ricerca della propria metà da cui è stato separato, allora La ballata di Genesis e di Lady Jaye prova che, raramente e a caso, quest’incontro può avvenire, generando un desiderio d’unione così forte da arrivare a far voler essere l’uno parte dell’altro, e in questo caso nel vero senso della parola, passando dall’idea di androgino a quella di pandrogino.

Lui è Genesis Breyer P-Orridge, musicista e performer nato come Neil Megson a Manchester, fondatore dei COUM Transmission collective e dei Throbbing Gristle, precursore dell’industrial music e irrequieto innovatore che ha usato il proprio corpo come statement della sua arte e della sua filosofia di vita. Lei è Lady Jaye, Jacqueline Mary Breyer, infermiera di giorno e performer di notte, che a sua volta ha dedicato la sua esistenza per la ricerca artistica sulla trasformazione dell’identità.

Quando uno come Genesis, bollato dalla stampa inglese come “distruttore di civiltà ”, e una come Lady Jaye, conosciuta come la dominatrix della scena underground newyorkese, si incontrano avviene l’inevitabile “total crash”. Tra i due artisti nasce un rapporto super intenso che li porta a condividere tutto e a perpetuare insieme quello che da singoli individui facevano già: continuare a rompere e a mettere in discussione tutto ciò che viene definito e negato dai tabù sociali, o, in parole loro, “distruggere il potere e convertire l’ordine sociale prestabilito”. La loro vita diventa così un esperimento d’arte e l’esperimento d’arte diventa la loro stessa vita. The ballad of Genesis and Lady Jaye nasce dall’esigenza dei due artisti di documentare il loro lavoro e dall’ incontro casuale, avvenuto a New York, con la brillante e accurata regista francese Marie Losier, la quale aveva già firmato una serie di film-ritratto su vari artisti avant-garde. Il film ha una gestazione di circa sette anni e racconta in maniera intimista, radicale e con una buona dose d’umorismo l’unione artistica, fisica e spirituale di questi due unici individui.

Genesis e Lady Jaye non solo si sposano, (con un rito pagano ovviamente), ma, dopo aver iniziato a vestirsi uguali, truccarsi e pettinarsi allo stesso modo, decidono di dare vita a un progetto davvero insolito, che li porterà a sottoporsi ad una serie si interventi chirurgici per diventare quanto più possibile identici tra loro. Un esperimento dal quale far nascere un individuo nuovo che, come un figlio, rappresentasse l’essenza della loro unione. Questo è quello che loro definiscono come pandroginia: l’evoluzione dell’essere umano. Così come la “terza mente” nella letteratura di William Burroughs e Brian Gysin (con cui Genesis era amico e a cui si ispirava) scaturisce dal “cut up”, il pandrogino prende vita da elementi già esistenti che si ricombinano insieme per dare vita a nuovi lavori, a nuove forme creative.

I due artisti ricombinano i loro volti e i loro corpi come se lavorassero insieme ad una scultura d’argilla, per assomigliarsi, assemblarsi e essere l’uno parte dell’altro. Più Genesis e Lady Jaye vanno avanti, più spingono loro stessi, fisicamente e mentalmente, guardando alla loro evoluzione come in una continua performance. Nel documentario, Genesis racconta di quando lui e lady Jaye si risvegliano dall’intervento di plastica al seno, l’uno affianco all’altro nel giorno di San Valentino, come se fosse uno dei momenti più romantici del loro vita insieme.

Il progetto della pandroginia viene però interrotto dalla tragica morte di Lady Jaye avvenuta nel 2007, che lascia Genesis affranto, solo e con un corpo a metà della sua trasformazione. Sarà anche per questo motivo che la regista, pur avendo basato il film sul progetto della pandroginia, si concentra molto di più su Genesis, passando dai suoi racconti sulle discriminazioni subite nei primi anni di scuola fino ai giorni dopo la morte di Lady Jaye, attraversando tutto il periodo di sperimentazione musicale prima con i Throbbing Gristle e poi con i Psychic TV e i PTV3.

Le parole di Genesis, che si sentono anche come voce narrante fuori campo, accompagnano interamente la splendida raccolta di filmati d’archivio e della coppia, ripresa nella propria routine domestica e performativa. La scelta stilistica della regista consiste nel mettere insieme il documentario e il racconto non lineare, con un ritmo frammentato e nervoso. La Losier, che li segue in maniera fedele ed invisibile, utilizza infatti numerosi jump-cuts, come a voler rispecchiare le referenze artistiche dei suoi protagoniste, e si diverte a creare esperimenti visivi dove taglia e rimonta assieme pezzi di interviste e performance di P-Orridge, ora travestito con costumi colorati, ora con divise che richiamano l’estetica nazista al grido di:

Sono cosi stanco e stufo di sentirmi dire come dovrei essere, questo non è il mio corpo, non è il mio nome, non è la mia personalità!”.

The Ballad of Genesis and Lady Jaye è sicuramente un lavoro interessante, non solo per la sua originalità linguistica, le musiche e la storia, ma perché, in qualche modo, riesce a trascendere l’elemento trans-gender in se per sé suggerendo una riflessione su argomenti esistenziali più vasti che hanno a che fare con i bisogni, i desideri e le paure umane. C’è da dire, però, che come avviene spesso nel caso di artisti cosi trasgressivi, viene naturale chiedersi quanto questa tendenza a scioccare sia solo fine a se stessa, quanto il progetto della pandroginia abbia solo a che fare con la vanità e con il desiderio di cambiare sesso, piuttosto che con l’Amore e con la necessità di continuare a produrre arte per potersi esprimere e scuotere la coscienze altrui. Queste sono domande che emergono soprattutto per chi non è familiare con la figura di Genesis P-Orridge e con tutto il suo passato di performer e provocatore e che non sa che, in fondo, tutto ciò che avviene con la pandroginia, avveniva già nella sua musica, nei suoi scritti e nei suoi collage. Il punto è che, semplicemente, Genesis ha esteso questo discorso al suo corpo e ha trovato in Lady Jaye la persona perfetta per poter iniziare questo progetto e continuare a testare i confini dell’identità.

Al di là di tutti i vari dubbi che possono nascere riguardo le vere motivazioni dietro le scelte dei due protagonisti, le immagini dei due innamorati con i volti fasciati, mentre camminano mano nella mano per le strade di New York, restano nella mente più di ogni altra tesi e spiegazione, proprio come restano le immagini dei miti.

Se poi dietro a tutto ciò ci sia l’amore, il desiderio di protagonismo, un grido disperato di attenzione o un’ inarrestabile bisogno di creare è difficile capirlo, ma non si può negare quanto, in fondo, la loro sia una performance ben riuscita, non solo esteticamente, ma anche per l’aspetto artistico ed intellettuale….sebbene (o forse proprio perché) completamente folle.

Dopotutto, le scelte di vita di Genesis e Lady Jaye, qui raccontate, inquietano soprattutto perché fanno riflettere su quanto si sia veramente pronti a spingersi oltre per difendere le proprie idee, a mettersi in gioco per andare fino in fondo a ciò in cui si crede. Sono l’esempio estremo di chi decide di vivere completamente fuori dagli schemi, di chi decide di vivere non solo seguendo le proprie intuizioni ma di chi le sfida per capire qualcosa in più di sé.

I love you….I know, I love you…..I know, I love you I know”.

Carla Cuomo

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