“Millennium: Uomini che odiano le donne” di David Fincher (DVD)

L’uscita per il mercato homevideo offre l’occasione per soffermarsi nuovamente sull’ultima pellicola di uno dei più importanti autori americani degli ultimi vent’anni.

È doveroso premettere che non mi fanno impazzire i sempre più numerosi remake, prodotti dagli studios hollywoodiani, di film più o meno recenti scovati a giro per il globo, che si dimostrano quasi sempre delle copie scadenti e opache rispetto ai modelli di partenza. Detto ciò bisogna ammettere che Millennium: Uomini che Odiano le Donne di David Fincher, tratto dal primo capitolo della trilogia di Stieg Larson, è una rara eccezione rispetto a quanto detto sopra, è un qualcosa d’altro, che va ben oltre il semplice remake per dirci anzi che non è il rifacimento di nulla. Una volta vista la nuova opera di Fincher, dalla potente e magistrale messa in scena, vi dimenticherete semplicemente di aver già visto, non più di un paio d’anni fa, un film incentrato sullo stesso romanzo.

Il vero punto di forza della pellicola svedese era rappresentato dall’intensa interpretazione di Noomi Rapace nei panni della tormentata hacker Lisbeth. Si diceva da più parti che sarebbe stato assai difficile, se non impossibile, trovare un’attrice che non la facesse rimpiangere e che non sfigurasse troppo nel temibile confronto. Forse gli scettici si erano dimenticati che in cabina di regia ci sarebbe stato David Fincher, uno dei migliori sulla piazza nel dirigere e nel tirare fuori il meglio dai suoi attori. Non solo la nuova Lisbeth, impersonata dalla semisconosciuta Rooney Mara, regge il confronto, ma si dimostra nettamente superiore e molto più adatta alla parte rispetto a Noomi Rapace. La sua interpretazione è semplicemente strepitosa, rendendo al meglio la condizione interiore (ed esteriore) della tormentata hacker simile a quella di un animale ferito. Nella disturbante scena della violenza sessuale ai suoi danni pare di vedere una pantera catturata, ferita, fragile e indifesa in preda al terrore e alla disperazione più atroce. Le sue urla ferine sono difficili da dimenticare.

Fincher ha dichiarato d’essere molto interessato alla relazione che intercorre tra i due protagonisti e di non essere stato particolarmente colpito da com’era stata resa nel film del 2009, dove il carismatico personaggio di Lisbeth prevaleva lasciando sullo sfondo il protagonista maschile. La scelta del sempre bravo Daniel Craig per questo ruolo si è dimostrata azzeccata, riequilibrando i rapporti di forza tra i due in senso drammaturgico.

Fincher sfiora la perfezione, ci regala sequenze indimenticabili e potenti a partire dai magnifici titoli di testa, vero delirio cyberpunk, sulle note di Immigrant Song dei Led Zeppelin, rifatta per l’occasione dal mitico duo Reznor-Ross, autori di una colonna sonora tetra e oscura e artefici in precedenza delle bellissime musiche di The Social Network, penultimo film del regista americano.

Non c’è un attimo di tregua durante la visione del film, la cui durata supera le due ore e mezza, grazie al montaggio incalzante e alla tensione angosciante che lo pervade fino all’epilogo in cui Lisbeth si ritrova sola sulla sua moto, un attimo prima che scorrano i titoli di coda accompagnati dalla struggente rilettura di Is your love strong enough.

Boris Schumacher

Utlima modifica: 6 Giugno, 2012



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