65° Festival di Cannes: “The Paperboy” di Lee Daniels

 

Anno: 2012

Durata: 150’

Genere: Thriller

Nazionalità: USA

Regia: Lee Daniels

 

Per Cannes è stato il momento delle grandi star, con John Cusack, Nicole Kidman, Matthew McConaughey e Zac Efron, protagonisti del film The Paperboy firmato Lee Daniels.

Nella Florida di fine anni ’60, un uomo accusato di omicidio sta scontando la sua pena nel carcere della Moat County, aspettando la sua condanna a morte. Si tratta di Hillary Van Wetter, cacciatore di alligatori, accusato di aver assassinato lo sceriffo Thurmond Call che, per il suo odio razziale, ha ucciso senza pietà sedici uomini neri. La seducente Charlotte Bless ha mantenuto un rapporto epistolare con Hillary e, convinta della sua non colpevolezza, contatta il Miami Times per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la condanna a morte di un innocente. Ward James e Yardley Acheman, i migliori reporter del giornale, sono affidati all’indagine mentre il giovane fratello di Ward, Jack, colui che consegna i giornali la mattina, diventa il loro autista. Tra amori platonici,  passionali, razzismo, omosessualità, giornalismo senza scrupoli, un amaro e cruento finale chiuderà l’inchiesta.

Ispirandosi all’omonimo romanzo di Pete Dexter, il regista di Precious non riesce a tenere insieme le innumerevoli tematiche affrontate e si smarrisce nei cambiamenti umorali che colorano le atmosfere del film. L’iniziale ilarità dei toni cede il passo a saltuari momenti di verbale e fisica efferatezza che sul finire della storia prendono il sopravvento, sintonizzando le emozioni dello spettatore sul registro teso della detective story colorata di rosso. I personaggi sono incarnazioni caratteriali interessanti, a cui però si chiede di barcamenarsi tra le tante tracce di una storia fatta di troppi spunti e nessun affondo. Rileggendo il lavoro di Dexter per l’adattamento cinematografico, Daniels usa l’ingenuo e inesperto sguardo di Jack per raccontare i fatti del ’69. La materia di cui parla il libro è roba che scotta: sullo sfondo si profila una società ancora razzista e omofoba, il delitto di una persona malvagia che probabilmente consegnerà alla morte l’uomo sbagliato, il giornalismo dilaniato tra la necessaria verifica delle fonti e la spregiudicatezza della sete di notizia.

La regia non rende giustizia alla profondità del punto di partenza letterario, la sua debolezza si rispecchia nello sguardo smarrito di Jack che segue tutto senza capacità di elaborazione e messa a fuoco. A differenza di Precious, dove le vessazioni famigliari perpetrate sulla ragazza obesa e di colore di Harlem reggevano l’intera storia, The Paperboy è un calderone di informazioni che soffre dell’assenza di un centro di gravità stilistico e tematico. Eccelle la Kidman, affiancata da un turbato Cusack e un tormentato McConaughey, perfettamente calati nella parte, ma la grande prova attoriale del trio non basta a salvare un film privo di determinazione.

Francesca Vantaggiato



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