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IN SALA

100 metri dal Paradiso

Raffaele Verzillo, regista di serie TV come “Un medico in famiglia” e “Incantesimo”, firma questa gradevole commedia che affronta la complessa tematica legata alla Chiesa e al ruolo che deve svolgere nella società moderna

Publicato

il

 

Anno: 2011

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 95′

Genere: Commedia

Nazionalità: Italia

Regia: Raffaele Verzillo

 

Monsignor Angelo Paolini è uno spirito illuminato, profondamente convinto che la Chiesa debba aggiornare il suo linguaggio per poter continuare a testimoniare la parola di Dio al mondo. Mario Guarrazzi, suo caro amico d’infanzia, è invece un ex-atleta che nella sua carriera ha vinto tutto tranne la cosa più importante: una medaglia olimpica. Un cruccio che ha segnato la sua vita e dal quale cerca riscatto attraverso suo figlio Tommaso, anch’egli un ottimo velocista. Il suo sogno svanisce, però, quando il giovane gli rivela di non poter andare ai Giochi perché intende farsi frate. A ridargli speranza, paradossalmente, è proprio un’idea dell’amico Angelo, che pensa di poter risolvere le proprie necessità e quelle di Mario attraverso un progetto a dir poco sconcertante: mettere su la Nazionale Olimpica del Vaticano e partecipare a Londra 2012.

Raffaele Verzillo, regista di serie TV come Un medico in famiglia e Incantesimo, firma questa gradevole commedia che affronta la complessa tematica legata alla Chiesa e al ruolo che deve svolgere nella società moderna. Dunque, dopo i cardinali pallavolisti di Habemus Papam (2011) di Nanni Moretti, anche in 100 metri dal paradiso non si rinuncia al pathos dell’“agonismo” religioso, ma lo si sovverte per inserirlo nel più classico registro della comicità all’italiana.

L’impianto narrativo si basa su di un semplice, quanto efficace,  meccanismo comico che vede una continua dialettica fra sacro e profano, con un botta e risposta fra preghiere e improperi, “chiamate” divine e risposte decisamente terrene. Il tutto però attraverso una educata ironia verso la Chiesa Cattolica, la quale viene sì mostrata come una entità monolitica e dalle mille sfaccettature, tuttavia priva di quella corruzione e ambizione rappresentate negli ultimi anni in tanti brutti film, tra questi spiccano ovviamente quelli legati alle opere purtroppo celebri a firma di Dan Brown, dove – ed è un dramma che la maggior parte degli italiani lo ignori – si palesa tutta l’ostilità di quel mondo anglosassone, in buona parte incarnato dagli Stati Uniti, verso la cultura tradizionale italiana e il valore storico-politico del nostro paese. Infatti, il Vaticano è senza dubbio una entità culturale unica al mondo e questo porta anche l’attenzione verso l’Italia, diminuendo in più casi il peso politico degli americani, i quali ovviamente non gradiscono: negli ultimi anni si sono “vendicati” mostrando in varie pellicole sia il Colosseo che San Pietro ridotti in polvere.

Fortunatamente – in fondo ogni tanto si può dire – siamo italiani, ragion per cui, se si ha un minimo di cultura, quando si pensa alla Chiesa non si hanno solo in mente i suoi complotti politici o i casi di cronaca, bensì anche il fatto che la figura del prete, con quella del carabiniere, è presente in ogni singolo comune d’Italia e che il cattolicesimo, con tutte le sue problematiche, è pur sempre parte della nostra cultura. Per questo motivo, oltre a criticare siamo anche propensi a ironizzare proprio su questa cultura con grazia, senza quel veleno laicista che a nulla porta. Così avviene in questa simpatica fiction televisiva trasportata al cinema. Difatti, quella di Verzillo è un’opera per famiglie che per contenuti e qualità è davvero molto, forse troppo, vicina alle migliori fiction che vediamo su Rai 1, ad esempio la gradevole serie di Tutti pazzi per amore. Del cinema vero a questo film manca molto, quasi tutto, specie dal punto di vista formale. Per converso, si tratta di una commedia atipica, che intreccia pensiero laico e cattolico attraverso due valori universali: lo sport e la religione, focalizzando l’attenzione sul problema che vive oggi la Chiesa, legato alla sua essenza e alle difficoltà che incontra nel relazionarsi e comunicare con il mondo. Tutto questo è raccontato in modo leggero, ma mai stupido.

Concludendo, malgrado i visibili limiti di una produzione che non sembra aver beneficiato di un grosso budget, questo film regala vari momenti di riflessione e divertimento. Il cast non brilla, fatta eccezione per Giulia Bevilacqua, che in questo caso non è certo alle prese con un ruolo in qualche modo impegnativo, ma colpisce lo stesso per una bellezza elegante, sensuale e, nel contempo, non banale. Verrebbe da chiedersi come sia possibile che un’attrice tanto bella e neanche priva di talento, nello squallido panorama contemporaneo delle interpreti nostrane, non sia ancora riuscita a esplodere davvero.

Riccardo Rosati

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