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Riff XI: “Raising resistance” e la guerra della soia

Il secondo documentario internazionale in concorso visionato al Riff, “Raising resistance” (2011) di Bettina Borgfeld e David Berne, ci mostra e ci svela tutto l’orrore della coltivazione di soia transgenica e dell’avanzare implacabile del capitale, che schiaccia letteralmente uomini e cose

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il

Anno: 2011

Durata: 84′

Genere: Documentario

Nazionalità: Germania/Svizzera

Regia: Bettina Borgfeld/David Bernet

Soia: entità astratta, demiurgo. Bomba ecologica e sociale, piombata all’improvviso nel Paraguay sul finire degli anni ’60. Nel suo nome sono stati raschiati interi ettari di foreste, ‘rasi al suolo-sgombrati’ villaggi, compressi fino a soccombere nella cessione o a resistere come atolli dentro minuti appezzamenti di terra, tenuti stretti con le unghie e con i denti dagli ultimi Campesinos.

Il secondo documentario internazionale in concorso visionato al Riff, Raising resistance (2011) di Bettina Borgfeld e David Bernet (presentato all’ultima Berlinale nella sezione Il nuovo cinema tedesco), ci mostra e ci svela tutto l’orrore della coltivazione di soia transgenica e dell’avanzare implacabile del capitale, che schiaccia letteralmente uomini e cose, incurante non solo di sfaldare l’assetto sociale di una nazione (il Paraguay, ma identica realtà è stabile status in Brasile e Argentina) – con i piccoli agricoltori all’improvviso letteralmente estromessi dal ciclo economico, privati della terra a vantaggio del latifondo e di chi ne detiene la proprietà – ma (dato ancora più aberrante) autorizzata ad attentare alla salute della popolazione. I due giornalisti-documentaristi, attraverso il racconto di un gruppo di Campesinos indefessi capitanati da Geronimo (uomo di terra e padre di famiglia, divenuto suo malgrado ‘combattente’), delimitano il campo, allargando mano a mano che si procede nel racconto lo sguardo sulla ‘guerra’ e i suoi contendenti. Il campo di battaglia è solcato da immensi cieli e da un’impareggiabile luce, che circondano chilometri e chilometri di aree verdi-oro: appezzamenti interamente privi di vegetazione, piallati-livellati dentro un colpo d’occhio che genera inquietudine e alienazione. Il silenzio è rotto dall’arrivo di trattori giganti (i nuovi carri militari) armati di glifosfato, un’erbicida inventato dall’industria agroalimentare Monsanto e, scaduto il brevetto, prodotto ora da più ditte, il cui getto sulla soia è non meno lesivo degli effetti prodotti su tutto ciò che riesce a raggiungere. La pianta di soia muore completamente (per ‘preservarla’ da attacchi di batteri e virus), rimanendo ‘intatto’ solo il suo frutto. E l’agonia ambientale tocca anche i rettangoli minuti strenuamente in pluricoltura dei Campesinos, che si vedono beffati due volte: è provato (sulla propria pelle, purtroppo) l’alto grado di tossicità di pesticidi come il glifosfato e suoi derivati, portatori di cancri, perdita della vista ed altre calamità nel corpo.

Fa specie assistere, di fronte a ciò che viene documentato, all’inattaccabile necessità dei biotecnologi, vestiti di conscia disumanità nell’astrazione di cui sono capaci nel confronto tra costi e benefici della coltivazione geneticamente modificata. Ciò che questo documentario ha il merito di far emergere (forza a sé stante, in realtà, che riesce a superare l’eccessivo didascalismo che lo  permea) è l’innegabile potenza del capitale, che fagocita, inarrestabile, qualsiasi cosa al suo passaggio, in nome del profitto. La guerra non tocca le grandi multinazionali (beneficiare ultime di questo deformato ciclo economico-ecologico), viene combattuta allo strato più basso: tra i ciechi latifondisti (i più, brasiliani) graziati da una politica paraguanense che ha incentivato il latifondo e sfruttato senza alcuna remora l’affair-soia (oggi il Paraguay è il quarto esportatore mondiale) e i piccoli coltivatori, divenuti all’improvviso profughi, senza terra dove sostare e da cui trarre il proprio sostentamento. Da qui la protesta di accamparsi-occupare spazi pubblici (e da qui il loro nome di battesimo: Campesinos) piantando tende e chiedendo che lo Stato prenda atto dei loro diritti. Una guerra tra poveri: i latifondisti, con davanti agli occhi lo spettro delle banche e delle ipoteche, dentro un giro di giostra impossibile da spezzare, e i Campesinos, minacciati nella loro stessa sopravvivenza. In alto, e sempre più in alto, Monsanto, Cargill, Shell Agro, Bayer, Dupont, le industrie agroalimentari sostenute da una politica nazionale al pari macellaia nel sacrificare vite umane e nel distruggere l’ambiente. Che combatte anch’esso: nei campi di soia spuntano graminacee resistenti al glifosfato… Anche la natura, resiste.

Maria Cera

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