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Korea Film Festival

‘Cobweb’ di Kim Jee-won: i crucci di un regista

Il ritorno in regia del talentuoso Kim Jee-woon avviene con un omaggio cinefilo alla settima arte: un'opera lambiccata e sin troppo artificiosa in cui tuttavia il regista riesce a rendere palpabili le manie di onnipotenza del protagonista: il padre-padrone di un'opera cinematografica che non lo convince completamente.

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Cobweb

Al Festival di Cannes 76, una proiezione notturna Fuori Concorso per i Midnight Screenings del thriller Cobweb ci restituisce in regia il grande cineasta coreano Kim Jee-woon, che in passato ha deliziato il pubblico con gioielli sanguinolenti come Two Sisters (2003), Bittersweet Life (2005), Il buono, il matto e il cattivo (2008), fino all’efferato, splendido I saw the devil (2010), concedendosi anche una opaca parentesi americana con Arnold Schwarzenegger (The last stand – 2013), per tornare in patria con due film apprezzati e a grosso budget come L’impero delle ombre (2016) e Illang – Uomini e lupi (2018).

Il film ha vinto il 22° Florence Korea Film Festival.

Leggi lo speciale di Taxidrivers sul cinema di Kim Jee-won.

Questo suo Cobweb, forte della straordinaria interpretazione dell’istrionico divo di Parasite, Song Kang-ho, alla sua quinta presenza in un lavoro di Kim Jee-woon, e dell’altra celebre star Jung Woo-sung, è un film nel film in cui, attraverso l’ossessione di un regista di portare a termine il suo giallo con un finale nuovo e spiazzante,  Kim Jee-woon riflette ed induce a riflettere lo spettatore sulle possibilità del cinema, a differenza della vita reale, di rimettere tutto in discussione, rivoluzionando destini ed esistenze di fronte a un semplice capriccio di un burattinaio che decide le sorti di tutti i suoi sudditi.

Quel finale che proprio non convince

Il regista Kim vice con ossessione il cruccio di non aver saputo concludere degnamente un suo film di culto che, nel finale, non ha saputo tuttavia esprimere per intero quello che cercava di comunicare al suo pubblico.

Durante un momento di alterazione profonda, gli pare di incontrare il fantasma di un suo vecchio collega e maestro, deceduto anni prima proprio sul set di un film in cui Kim collaborava come aiuto.

Quella strana e misteriosa apparizione lo spinge  a farsi coraggio e a chiedere ai produttori un finanziamento per  ultimare, pur in fretta e furia, quel suo film maledetto, restituendogli finalmente un finale degno del valore dell’opera, peraltro tutta da riscoprire e rivalutare.

Richiamata la troupe, l’uomo organizza una frenetica corsa contro il tempo per ridare dignità a un giallo tanto studiato quanto rimasto incompleto.

Ma a quel punto la tensione sul set diventa così pressante, che i vari attori coinvolti cominciano a vivere con i propri sentimenti le parti di cui si riappropriano, e la distinzione tra vita vera e quella da posa diviene pressoché indistinguibile.

Con essa anche i pericoli e le losche trame che muovono i personaggi costretti a condividere una casa tetra durante un regolamento dei conti dagli esiti fatali.

Cobweb – la recensione

Il cinema che si parla addosso, si racconta, si svela e si prende pure talvolta in giro, ha prodotto pietre miliari degne di essere salvate come i migliori esempi di opera che rasenta la perfezione.

Ma personalità come Francois Truffaut e il suo indimenticabile Effetto Notte, restano capitoli esemplari isolati di una cinematografia che non ha eguali.

Cobweb, che ritrova in regia un cineasta tecnicamente davvero molto abile come è il coreano Kim Jee-woon, ci racconta un po’ il segreto e le ossessioni di chi vive il cinema non solo come professione, ma come istinto creativo e modo per comunicare qualcosa di imminente e necessario al proprio pubblico.

Da qui le ossessioni che pervadono la mente, la psiche ed il modo di rapportarsi dinanzi ai terzi del regista Kim.

Un nome che, probabilmente, non è proprio un caso coincida con quello dell’autore  che vediamo impegnato in questo godibile pastiche sul cinema, che dietro le quinte si trasforma in materia cinematografica pura, dipanata dalla vicenda  secondo una sequenza di fatti e misfatti attraverso cui il film nel film si interseca con la storia alla base di questa produzione.

Quando il cinema si parla addosso, si studia, cerca di migliorarsi

Un miscuglio un po’ galvanizzante, un po’ talvolta fine a se stesso, in cui, non dissimilmente da quel folle film giapponese Zombie contro zombie (e relativo inutile instant remake targato Hazanavicious, Coupez! che aprì l’edizione 2022 di Cannes), il cinema si racconta, si svela, si ride addosso prendendosi un p0′ in giro.

Cobweb è girato tecnicamente benissimo, e ha solo la non trascurabile pecca di tergiversare un po’ troppo fino a prendersi eccessivamente sul serio, procrastinando la movimentata vicenda con trabocchetti da set per un periodo di tempo sin troppo eccessivo, in cui lo spettatore, in parte stordito da tante giravolte narrative, finisce per perdersi o provare un po’ di disagio.

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Cobweb

  • Anno: 2023
  • Durata: 135
  • Genere: Commedia/Thriller
  • Nazionalita: Corea del Sud
  • Regia: Kim Jee-woon