Ciliegine

 

Anno: 2012

Distribuzione: Bolero Film

Durata: 85′

Genere: Commedia

Nazionalità: Francia

Regia: Laura Morante

Agli occhi di una donna Freud descrisse la paura degli uomini, quella stessa che porta Gradiva (Il delirio e i sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen) a ritenere il proprio amato omosessuale, data la sua perfezione: questo è lo spunto, l’occasione che dà modo alla protagonista del film di invaghirsi di Antoine, un uomo sui generis, al di sopra delle solite misere trascuratezze maschili che tanto li rendono imperfetti.

Sorprendente, raffinata, buffa e nostalgica è l’opera prima di una delle migliori attrici italiane, Laura Morante. Un film, questo, che sembra francese, perché è il cinema d’oltralpe che omaggia in ogni suo stacco, parola o sguardo. Così, al di là degli occhi commossi, languidi, pazzi, bizzarri, vivacissimi eppure malinconici della regista protagonista, si scorgono le vie di Parigi affollate e deserte che accolgono due individui imperfetti, ognuno con le proprie fobie e delusioni, sulle quali costruire una vita di solitudine.

È a Freud ed alla psicanalisi, più che a qualunque modello cinematografico, che la neoregista si rifà,  mettendo in scena una giocosa e buffonesca parodia – come contrappunto al lato sentimentale della commedia – in cui si susseguono i tic e le nevrosi femminili e la goffaggine maschile. È una storia d’amore quella raccontata – un film costruito sulle voci, ascoltate, sognate, cercate -, nient’altro che l’incontro di un uomo ed una donna, un canovaccio semplice che dà modo ad una cinéphile attenta come la Morante di unire con grande grazia ed eleganza un romanticismo raffinato ad un precisa ricostruzione di identità futili e effimere.

Malata di androfobia, Amanda si avvicina ad Antoine, un uomo solitario, silenzioso, gentile, tanto  perfetto da non poterlo credere eterosessuale. Così l’equivoco dà luogo a un elegante gioco di parole scambiate ad un caffè e ad altre, ben più commosse ed esplicite, che si vorrebbero dire per superare i propri disturbi. Da ciò emerge una verità inossidabile: nonostante una vita votata alla misantropia – lei con i suoi tic nevrotici, lui immerso in una realtà silenziosa – entrambi i protagonisti attendono di venire disillusi.

Vengono in mente le parole di De Musset di fronte a questo piccolo meraviglioso e francesissimo film: “Tutti gli uomini sono bugiardi, incostanti, falsi, chiacchieroni, ipocriti, orgogliosi e vili, vigliacchi e sensuali. Tutte le donne sono perfide, vanitose, artificiose, curiose, depravate, ma se c’è al mondo una cosa santa e sublime è l’unione di questi due esseri così imperfetti e futili”.

Martina Bonichi

Utlima modifica: 13 Aprile, 2012



Condividi