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3D: svolta epocale o bluff clamoroso?

Quale sarà (se ci sarà) il futuro del 3D?

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Gli incassi dei film in sala nel lungo weekend di Pasqua vedono trionfare Titanic in versione 3D, ritornato nei cinema a quindici anni di distanza dal suo clamoroso ed epocale debutto che incoronò James Cameron come re del mondo (di celluloide). Il successo di questa riedizione conferma il grande amore del pubblico italiano nei confronti di questa pellicola, tornata in sala con il pretesto della ricorrenza del centenario del varo/affondamento del transatlantico più famoso della storia. In realtà, come tutti sanno, il film è approdato nuovamente nei cinema di tutto il mondo grazie alla conversione tridimensionale, costata 18 milioni di dollari, piazzandosi al terzo posto nella classifica statunitense con un incasso di 25 milioni nella prima settimana di programmazione. L’operazione, da un punto di vista commerciale, si può dire riuscita anche se, molto probabilmente, ha in parte deluso i produttori che si aspettavano maggiori introiti dalla conversione in 3D di un film che risulta a tutt’oggi il secondo maggior incasso nella storia del cinema, superato solo da Avatar, sempre di James Cameron.

Molti giornali americani, dopo i contenutissimi incassi delle versioni tridimensionali di pellicole come Star Wars – Episodio I – La minaccia fantasma, Il Re leone e Titanic, parlano già della morte del 3D.

L’entusiasmo e la curiosità iniziali per la nuova tecnica tridimensionale, che ha fatto la fortuna di molte pellicole uscite negli ultimi tre anni, paiono via via affievolirsi nel pubblico, che negli ultimi tempi sembra premiare a livello d’incassi quasi solo i film d’animazione, rivolti in prevalenza ai più piccoli e che di norma escono ormai (quasi) solo in 3D. Il notevole sovraprezzo del biglietto per le pellicole tridimensionali incide senz’altro in questo calo degli incassi. Inizialmente si era detto che era dovuto ai costi sostenuti dagli esercenti per adeguare le sale alla nuova tecnologia ma, a distanza di tre anni, quest’argomentazione è ormai decaduta così come quella del costo degli occhialini. Provate infatti ad arrivare al cinema muniti già delle fastidiose lenti, conservate da proiezioni precedenti, e a chiedere alla cassa se potete pagare il biglietto normale, anziché quello maggiorato, e vedrete senz’altro facce stupite e stranite per la vostra “bizzarra” richiesta.

Da un punto di vista strettamente tecnico la visione tridimensionale ha i suoi pro e i suoi contro. Prendiamo in considerazione solo i film realizzati appositamente in 3D, tralasciando titoli come Scontro tra Titani o Alice in Wonderland girati in 2D per poi essere convertiti in terza dimensione per biechi scopi commerciali. Se pensiamo agli eccellenti risultati di Avatar o Hugo Cabret, possiamo notare come l’uso della tecnica stereoscopica contribuisca ad aumentare il coinvolgimento dello spettatore e a portarlo quasi all’interno del mondo rappresentato sul grande schermo, grazie ad una maggiore profondità di campo e ad una resa altamente spettacolare di alcune sequenze. Al contempo, il necessario ed invasivo uso degli occhiali richiesto al momento (un domani forse no) per la fruizione di questa tecnologia, limita in parte il coinvolgimento del pubblico e determina una minor luminosità dell’immagine che risulta uno dei punti di maggior debolezza del 3D. Altro aspetto non indifferente su cui riflettere è legato agli elementi che spesso e volentieri catalizzano la nostra attenzione durante la proiezione e che ci fanno perdere la visione d’insieme, l’immagine nella sua totalità, a causa di questa interferenza che ci porta, o meglio quasi ci obbliga, ad osservare un particolare che fuoriesce dallo schermo e ci fa perdere tutto quanto il resto.

Chi ha visto Avatar in tre dimensioni sul grande schermo e in seguito ha avuto modo di assistere nuovamente al film di Cameron sul piccolo schermo domestico si è reso conto di alcuni particolari e di alcune scene nel suo insieme che difficilmente aveva potuto gustare appieno in sala.

La nuova (vecchia) tecnologia continua comunque ad esercitare un certo fascino misto a curiosità anche presso grandi autori, lontani dalle logiche puramente commerciali, come Wim Wenders o Werner Herzog che si sono cimentati col 3D rispettivamente con Pina e Cave of Forgotten Dreams.

È ancora presto per capire quale sarà (se ci sarà) il futuro del 3D, ma al momento possiamo affermare che non rappresenta certo una svolta epocale, come invece lo sono stati in passato il passaggio dal bianco e nero al colore, o dal muto al sonoro. Se gli addetti ai lavori, tra cui James Cameron che ha lanciato in grande stile questa nuova tecnologia, sono davvero convinti di trovarsi dinanzi ad una svolta rivoluzionaria per la Settima Arte, dimostrino la loro buona fede impegnandosi in prima  persona per l’abolizione del sovraprezzo del biglietto. Il futuro e la credibilità del 3D passa anche da qui, specie in questo delicato momento di crisi economica che stiamo attraversando.

Boris Schumacher

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