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Alphaville Cineclub presenta: ‘Elio e le storie vere e ‘Omaggio a Carmelo Bene’

Riprende ad Alphaville, dopo l’interruzione causa neve dello scorso febbraio, la rassegna ‘Elio e le storie vere’, selezione di lungometraggi del regista, in programma, dal 21 al 25 marzo prossimi, nella sua sede in Via del Pigneto 283 dalle ore 21.00. Il 26 marzo, si terrà un’omaggio a Carmelo Bene, con la proiezione di “Salomè”.

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Riprendono ad Alphaville, dopo l’interruzione causa neve dello scorso febbraio, le proiezioni dedicate ad Elio Petri (1929-1982)  nel trentennale della scomparsa.
Continua dunque la rassegna ‘Elio e le storie vere’, selezione di lungometraggi del regista, in programma, dal 21 al 25 marzo prossimi, nella sede di Alphaville in Via del Pigneto 283 dalle ore 21.00.

Elio Petri, cinefilo sin da giovane e dunque appassionato frequentatore di cineclub, comincia ad occuparsi  di cinema e riflessione politica quando assume l’incarico di critico cinematografico per L’Unità; subito dopo inizia una fruttuosa attività di sceneggiatore ed aiuto regista a fianco di Giuseppe De Santis. Il soggetto di Roma ore 11 (1952) deriva da un’inchiesta giornalistica del futuro regista, convinto sostenitore del neorealismo nel periodo 1940 – 1960, poi transfuga verso un cinema meno integralista e più attento alle esigenze del pubblico. Sempre in veste di sceneggiatore ha curato la scrittura di lavori popolari come L’impiegato (1959) di Gianni Puccini, ed  I mostri (1963) di Dino Risi.

Per iniziare la rassegna, mercoledì 21 marzo in prima serata alle ore 21.00, è prevista la proiezione del documentario Elio Petri, appunti su un autore (2005) di Federico Bacci, Nicola Guarneri e Stefano Leone: lavoro a sei mani per ricordare il ‘capoccione’, come Petri veniva apostrofato dagli amici del cinema, in un Paese che, forse ritenendolo scomodo, lo ha dimenticato in fretta, nonostante i prestigiosi premi vinti e l’attenzione e la passione con cui ha tentato di analizzare il sistema italiano.

Il suo cinema, formatosi nella Roma del dopoguerra, apparteneva alla generazione che veniva dopo il neorealismo; conteneva al suo interno le caratteristiche di inchiesta sulla società, ma ne rappresentava anche il superamento, abbandonando l’aspetto dimesso e semplice proprio del primo dopoguerra, e diventando rappresentazione diretta della società con stili nuovi e più elaborati. E’ proprio questo cambiamento unito alle tematiche di nevrosi, potere ed alienazione conseguenziali, secondo gli autori del documentario, a rendere l’opera di Elio Petri assolutamente unica nel panorama autoriale italiano.

A tal proposito lo stesso Petri affermava : “Negli anni andati c’erano ancora canoni da rispettare o trasgredire. Oggi non più. Il canone neo-realistico imponeva abiti espressivi penitenziali, la realtà andava ‘rispettata’, diventava essa stessa canone e io invece pensavo che essa fosse sempre da interpretare, poiché la realtà è simbolo e metafora e non va mai ripetuta piattamente, schematicamente…

A seguire, in seconda serata, La decima vittima (1965), mix affascinante di generi – fantasy/western/commedia – forse troppo anticipatrice rispetto ai gusti dell’epoca, con  strepitosi abiti swinging ed indimenticabile chioma bionda del Marcello nazionale.

I giorni contati (1962, previsto per giovedì alle 21.00) mostra dunque un cineasta già padrone del mezzo espressivo, impegnato ma votato ad accettare le regole produttive, consapevole che si possa far trapelare messaggio ed ideologia anche attraverso qualsivoglia contenitore di genere. Sagace nella selezione dei soggetti, originale nella scelta del linguaggio, abile a dirigere gli attori, Petri si è rivelato autore maturo ed impegnato anche in questa seconda opera che bene innesta, sulla radice neorealistica, una problematica esistenziale e di indagine sociale con un linguaggio moderno, da nouvelle vague, alla ricerca di uno stile cinematografico personale all’interno di generi tradizionali. In linea con un cinema strumento di crescita civile, il regista esamina temi di grande attualità: l’ipocrisia e la violenza del potere, la contestazione giovanile, la mafia, la dissoluzione della classe politica.

Si riafferma con la requisitoria sociale in A ciascuno il suo (1967, venerdì 23 in seconda serata alle 23.00), da Sciascia, inizio del sodalizio con lo sceneggiatore Ugo Pirro. Il film dà inizio nella sua carriera ad un cinema di impegno civile con pellicole in grado di trovare punti di contatto tra qualità ed aspettativa del pubblico.

Nel 1970 dirige Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, premio Oscar come miglior film straniero nel 1971, (venerdì 23 in prima serata alle 21.00), interpretato da Gian Maria Volonté, come il successivo La classe operaia va in paradiso (1971, domenica 25 marzo alle 21.00), Palma d’oro a Cannes nel 1972: due modelli di cinema civile, sanguigno, incentrati sull’alienazione. Il primo film ruota attorno al rapporto problematico tra società, nevrosi e potere, temi puntualmente analizzati nella produzione del regista che spesso utilizza le nevrosi come mezzo per venire in contatto con il carattere di un personaggio. Nel secondo film Petri entra in fabbrica ed analizza  da vero entomologo della mdp i rapporti tra uomo e macchina, ma anche tra operai e sindacati, sviluppo e progresso (tema fortemente pasoliniano)…

Accentua la sua tendenza al grottesco, spinto al limite, in Todo modo (1976, sabato 24 marzo alle 21.00), ancora da Sciascia e ancora con Volonté, storia fantapolitica di colore giallo e di aspetto metafisico situata al tempo della D.C e dotata di graffiante sagacia in cui gli attori, in particolare proprio Volontè, fanno davvero la differenza.

Per la televisione Petri ha curato nel 1978 un adattamento da Le mani sporche di J.P. Sartre. Nel 1981 ha esordito in teatro con la regia di L’orologio americano di Arthur Miller, per lo Stabile di Genova.

Inoltre, Lunedì 26/3
Omaggio a Carmelo Bene (1937- 2002)

con
Salomè, di Carmelo Bene, It, 1972, 74’

Come nella precedente messinscena teatrale, per Carmelo Bene, qui al suo 4° film, la Salomé di Oscar Wilde è soltanto un pretesto per una parodia frustrata e rabbiosa “di rivale geloso e competitivo che vorrebbe cancellarla con una sua opera analoga più alta e più bella e non riuscendovi si sforza di distruggerla” (Alberto Moravia). La chiave di lettura di questa parodia è nell’episodio dell’uomo che cerca invano di crocifiggersi da solo alla croce. Nelle intenzioni del regista dovrebbe essere il momento più tragico, forse, del film e risulta, invece, il più comico, di una comicità penosa e struggente che riguarda, più che l’opera sottoposta a parodia, l’autore dell’operazione parodistica. Film del doppio (cristianesimo/paganesimo, mito/storia, vita/morte), della bivalenza (Salomè: Luna – Veruschka; Erodiade: Mancinelli – Vincenti), del riflesso (la luna/Salomè), è un’opera che aspira al sublime senza arrivarci. Dal grottesco si scivola nell’irriverenza da cabaret (Gesù con i denti di Dracula che canta “Vipera”, la danza dei sette veli sulle note di “Abat-Jour”, ecc.). All’apparato figurativo, talvolta affascinante, contribuiscono la fotografia di Mario Masini e specialmente le scene e gli arredamenti di Gino Marotta. Fonte Morando Morandini
Introduzione alla visione a cura di Liliana Cantatore
La proiezione sarà arricchita da sequenze ed interviste d’epoca