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‘L’ultima tappa’ testimonianza realistica degli ultimi drammatici giorni ad Auschwitz

Su Mubi è possibile visionare il primo, straordinario film di maturazione in grado di documentare la realistica e drammatica condizione a cui erano sottoposti i prigionieri ebrei segregati nei campi di concentramento

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L'ultima tappa

L’ultima tappa non rappresenta solo uno dei primi film a documentare gli orrori dell’olocausto, ma si rivela il primo in assoluto ambientato, tra la fine del 1947 e l’inizio del 1948, presso il campo di concentramento tristemente noto di Auschwitz.

Il film, diretto dalla cineasta polacca Wanda Jakubowska, è visibile in questi giorni sul portale di cinema in streaming per cinefili MUBI.

La solidarietà di gruppo come arma di resistenza

Un giorno come tanti, una squadra di SS cattura la giovane ebrea polacca Marta nel centro cittadino insieme a tutta la sua famiglia.

Verranno deportati ad Auschwitz senza la possibilità di ricevere spiegazioni.

Appena giunto lì, Le SS danno ordine di dividere donne, vecchi e bambini, ufficialmente diretti altrove, dagli uomini in salute ed alcune donne ritenute utili, destinati a rimanere nel campo.

Marta tra di loro, grazie alla sua ottima conoscenza del tedesco; circostanza che la rende utilizzabile come interprete, salvandole la vita.

La sua famiglia, ufficialmente inviata altrove, finisce immediatamente, al pari degli altri elementi giudicati inservibili, alla camera a gas.

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In quel limbo senza pietà, la vita della ragazza subisce ogni sorta di angheria.

Ciò nonostante la giovane si rivelerà disposta a impegnarsi in una forma di resistenza passiva ed organizzata, che consenta ai prigionieri di prender tempo fino al tanto sperato intervento dei nemici di Hitler.

La regia spazia anche verso una rete di altre storie parallele e incrociate, sulla tenace resistenza dei prigionieri e sulla solidarietà che li anima a reggere quella crudele forma di repressione.

Ogni vicenda narrata si dimostra in grado di palesare, da una parte, la mostruosità dell’invasore tedesco, e dall’altra la caparbietà e il senso di collaborazione che spinge i superstiti a resistere fino all’arrivo dei russi, che alcune voci davano come imminente.

L’ultima tappa – la recensione

L’intenso e toccante film della Jakubowska racconta le reali vicende vissute dai veri sopravvissuti al campo di concentramento più tristemente noto della sanguinosa epopea ebraica durante l’avanzata nazista.

La narrazione utilizzata appare semplice e lineare, ma scomposta in differenti storie interconnesse tra di loro.

La stessa regista, testimone oculare della vita nel campo, documenta i rapporti tra i detenuti – quasi tutte donne in questo caso – e i soldati del campo, le spietate SS, e i temibili “kapò” traditori.

Questi ultimi, detenuti di rango privilegiato, avevano il compito di vigilare il proprio comparto, in cambio di t un trattamento di favore che li induceva a tradire i loro stessi connazionali o compagni di sventura.

Il film rappresenta davvero una delle prime occasioni, più importanti e sincere, per documentare, pur se in forma narrativa, ma con un realismo che non cela nessun particolare, le condizioni di prigionia a cui erano sottoposti gli ebrei imprigionati.

Una condizione disumana che i tedeschi cercavano di celare al resto del pianeta.

L’ultima tappa, oltre al suo valore come testimonianza, si dimostra un’opera girata con ammirevole sobrietà e semplicità narrativa.

Un film proteso verso il suo comprensibile intento: documentare una verità troppo tremenda ed incredibile per essere considerata, sulle prime, una realtà.

Il finale si anima di uno slancio narrativo forse un po’ troppo disinvolto nel descriverci il cruciale tempismo con cui l’avanzata aerea russa si presenta, impedendo l’esecuzione ormai imminente della protagonista.

Ciò tuttavia non scalfisce l’importanza cruciale di un’opera straordinaria a livello di testimonianza, dal valore encomiabile ed assoluto.

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L'ultima tappa

  • Anno: 1948
  • Durata: 105
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Polonia
  • Regia: Wanda Jakubowska