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‘Trieste è bella di notte’ Documentario struggente sui migranti delle rotte balcaniche

Il cammino della speranza, oggi, nel percorso dei migranti provenienti dall’Oriente. Sofferenze e responsabilità

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Trieste è bella di notte, il film di Matteo Calore, Stefano Collizzolli e Andrea Segre viene presentato in anteprima internazionale domenica 22 gennaio al 34° Trieste Film Festival. Dal giorno dopo, sarà nelle sale italiane, accompagnato dagli autori.

È prodotto da ZaLab e Vulcano, con il sostegno di Open Society Foundations in associazione con Banca Etica, in collaborazione con Ics Ufficio Rifugiati Onlus, RiVolti ai Balcani e Per cambiare L’Ordine delle Cose-Forum Nazionale, con il patrocinio di Amnesty International-Italia e Medici Senza Frontiere. Distribuito da ZaLab Film.

Trieste è bella di notte La trama

Tra il 2020 e il 2021 tutti i media e l’opinione pubblica erano concentrati sulla crisi sanitaria internazionale. In un confine interno dell’UE, quello tra Italia e Slovenia in località Fernetti, a pochi chilometri da Trieste, i migranti che riuscivano ad attraversare il confine venivano fermati dalle forze dell’ordine italiane e rispediti indietro senza venire identificati e senza avere la possibilità di fare richiesta di protezione internazionale… (dal sito ufficiale del Trieste Film Festival).

Trieste è bella di notte

Trieste è bella di notte The game

Trieste è bella di notte, e anche di giorno, per chi è libero di camminare per le sue vie che scendono al mare o salgono in collina. Non per coloro che la vedono una volta sola (“È  stato il più bel giorno della mia vita!”), per essere respinti subito oltre confine (“È stato il giorno più infernale che ho mai vissuto”!).

Sono per lo più asiatici i migranti delle rotte balcaniche. Arrivano da molto lontano: Afghanistan, Bangladesh, Nepal, Bengala, Pakistan,  per passare il confine croato e sloveno (prima, quasi tutto il tragitto a piedi da Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia e Bosnia), fino al sogno di Trieste. Un viaggio durato anni che dovrebbe concludersi in Italia;  meglio ancora proseguire per altri paesi europei.

Eravamo ragazzini quando siamo partiti,

non avevamo neanche la barba,

ci è cresciuta in viaggio

In gergo il passaggio del confine viene chiamato The game. Una sfida, un gioco d’azzardo, perché il più delle volte i migranti vengono espulsi appena mettono piede da noi. Il gioco si ripete anche decine di volte. Qualche anno fa finivano col riuscirci, ma nel 2020-2021 sono stati cacciati almeno 1300 migranti. La chiamano riammissione informale, non più di respingimenti: un fenomeno di cui non si è parlato (distratti dal virus o per negligenza?), ma che ha dimensioni enormi, più di quello sulle coste siciliane.

Un film duro senza perdere la tenerezza

Come potrebbe non essere dura la narrazione di ciò che nessun essere umano dovrebbe mai sperimentare! Le violenze della polizia croata (che picchia, toglie i cellulari e le scarpe), l’indifferenza di quella nei Paesi attraversati. Che deve far rispettare la legge ma potrebbe farlo anche in maniera più umana.

Trieste è bella di notte

Linea d’Ombra definisce la mancanza di aiuti un vero e proprio reato: omissione di soccorso. Nel documentario non si parla dell’associazione di volontariato triestina, ma viene da pensare che per quanto sia attiva non riesca ad arrivare dappertutto.

Le riammissioni informali, poi, non sono legge, ma qualcosa di fumoso, una procedura per  giustificare nuovi respingimenti. Guarda caso, sono state rivendicate, sospese e poi riammesse. Una vera roulette russa per i migranti passare la frontiera, in tutti i sensi.

Eppure, nonostante la crudezza dei racconti, i primi piani dolenti, qualche amarissimo sorriso, si percepisce lo sguardo di Andrea Segre, se pure questa volta abbia lavorato con altri. Stefano Collizzolli, del resto, insieme a Daniele Gaglianone,  è autore del documentario Se fate i bravi sul G8 a Genova. Nell’intervista di Carlo Cerofolini su Taxidrivers, Collizzolli racconta “di un passato ancora molto presente, di una vicenda che vuole risuonare nel cuore delle persone, di ferite sepolte”. Documenti, quindi, che parlano all’emozione di ieri e di oggi.

Di Andrea Segre non si dimenticano le suggestioni che ci ha regalato con Io sono lì e La prima neve. Film di finzione, intrisi di rispetto per chi viene da lontano. In  Trieste è bella di notte, che pure è un documentario, non mancano i momenti di calore (la cucina e le preghiere condivise, le telefonate agli amici e parenti che ce l’hanno fatta e l’augurio, se Dio vuole, di un ricongiungimento).

Trieste è bella di notte

Un momento di distensione tra i migranti

Cinema e migranti

Pensavamo che La nave dolce di Daniele Vicari avesse già allora raccontato l’orrore dell’attraversamento e l’incapacità dell’accoglienza. Ma lì c’era l’alibi della sorpresa, dell’improvvisazione. Sia alla partenza dei migranti, che al loro arrivo per le autorità italiane, che hanno gestito tutto male, molto male (quello stadio, un’offesa all’umanità); ma i respingimenti al confine con Trieste sono una pagina ancora più vergognosa del nostro presente. E le testimonianze di Trieste è bella di notte fanno, per questo, tanta pena e tanta rabbia insieme.

Il cinema continua a raccontare i viaggi disperati nell’illegalità. Sono passati settant’anni da Il cammino della speranza di Pietro Germi e nulla è cambiato. Lo stesso identico schema: il bisogno di una vita migliore, il cinismo dei trafficanti, le leggi che giustificano i respingimenti, la clandestinità. Ma Germi, dopo i chilometri sulla neve dei suoi personaggi, ha voluto concludere positivamente i loro tormenti.  Appena superato il confine francese, i poliziotti che li incrociano si lasciano intenerire dallo sguardo di un bambino e li lasciano liberi.

In Trieste è bella di notte non ci sono bambini, né donne. Si segue molto da vicino un gruppo di uomini, giovani ma quasi invecchiati dopo anni di stenti e fatica: “Avevo ventidue anni quando ho cominciato il viaggio, ora ne ho 31”.  Piangono qualche volta e uno di loro ammette di essersi trovato sull’orlo del suicidio; un altro che ha quasi deciso di tornare in patria per morire almeno a casa sua. Un altro ancora, ed è il momento più straziante, di aver dovuto abbandonare l’amico morto, per il timore che le sue urla durante la caduta avessero destato l’attenzione della polizia.

La realtà del documentario

La realtà del documentario di Segre, Calore e Collizzolli non ha proprio bisogno di denunce; sono tutte nei racconti dei migranti.  Segre, d’altra parte, lo ha fatto già più volte; in maniera decisa con L’Ordine delle cose, affrontando la gestione politica dei flussi.

In Trieste è bella di notte, ogni tanto compaiono cartelli su sfondo nero che fanno il punto sull’attuale cammino della speranza. L’ultimo dice che “Ancora oggi il game è l’unica strada per cercare protezione e lavoro in Europa, perché ogni via legale è chiusa e viaggiare regolarmente resta un miraggio”.

Non si spiegherebbe altrimenti tanta ostinazione. Tanto coraggio nell’affrontare pericoli certi ed esiti così incerti.

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Trieste è bella di notte

  • Anno: 2023
  • Durata: 75 minuti
  • Distribuzione: ZaLab
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Matteo Calore, Stefano Collizzolli, Andrea Segre
  • Data di uscita: 23-January-2023