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VISTI AI FESTIVAL

H.P. Lovecrafts the dunwich horror and other stories (Torino Film Festival)

Pupazzi di cartapesta per raccontare l’orrore. E’ Lovecraft secondo Ryo Shinagawa (1970), direttore del mensile giapponese “Studio Voice” e presidente della Spleen Films. Due racconti dell’Omero di Providence, di quel Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) inventore di un’epica dell’orrore con i suoi miti e i suoi eroi.

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Pupazzi di cartapesta per raccontare l’orrore. E’ Lovecraft secondo Ryo Shinagawa (1970), direttore del mensile giapponese “Studio Voice” e presidente della Spleen Films. Due racconti dell’Omero di Providence, di quel Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) inventore di un’epica dell’orrore con i suoi miti e i suoi eroi. Solo che gli eroi dello scrittore statunitense sono in realtà gli antieroi, sono le mostruose creature non-umane partorite dal caos, dalle profondità del tempo. O dei “tempi”, ché con Lovecraft le dimensioni sono tante, troppe, e tra esse quella degli uomini. Continuamente spaventati, spesso crudeli, sono proprio gli uomini nei racconti dell’autore di Providence – e i pupazzi straordinari nella versione di Shinagawa – a farci vedere, come in uno specchio, gli orrori e le debolezze che continuamente ci tentano, implacabili. Due i racconti di Lovecraft che il regista giapponese ha portato sullo schermo, in puro stile Ga-nime (via di mezzo tra animazione e disegno): “L’orrore di Dunwich” e “La ricorrenza”. Due tra i più inquietanti racconti dello scrittore.

I pupazzi di Shinagawa, e le musiche di Jim O’Rourke (con cui il regista ha lavorato sui testi fondamentali di Lovecraft) sono straordinari. Non c’è mai un solo attimo nel quale lo spettatore si senta di fronte a un’immagine fissa: grazie a uno splendido dosaggio di suoni e animazioni (ma quanti pupazzi avrà usato il regista?) i pupazzi ridono, piangono, dormono, si spaventano, uccidono. “L’orrore di Dunwich” è la storia di Wilbur Whateley e della sua nascita anomale, senza padre, nella casa in collina dove abitano la madre, inquietante, e il nonno, considerato dagli altri abitanti del piccolo villaggio di Dunwich uno stregone. Dalla nascita di Wilbur alla sua violenta morte dentro una libreria, alla ricerca di un libro proibito, il passo è breve: in mezzo le strane sparizioni di mucche, i terribili rumori che sembrano provenire dalla soffitta di casa Whateley, gli spaventosi riti in collina, la morte del nonno esperto di magia nera, sono tutte situazioni che Shinagawa ci mostra limpidamente, come stessimo sfogliando l’autore, o come se ci fossero attori in carne e ossa. Dopo la morte violenta di Wilbur, “qualcosa” inizia a terrorizzare il villaggio: il dottor Armitage inizierà a occuparsi del caso.

Il secondo racconto interpretato dai pupazzi di Shinagawa, “La ricorrenza”, è più visionario, forse più inquietante. Un giovane, durante la notte di Natale, legge libri proibiti in attesa di qualcosa. Oggi sa che verrà iniziato: a cosa, non è dato saperlo. Pochi dialoghi, tanto colore, tanti rumori continui e angosciosi (come la cucitrice della madre del ragazzo, figura che non vediamo mai in faccia). Arriva il padre, il villaggio si muove, verso il cimitero: anche la famiglia del ragazzo si mette in moto, verso un ignoto rito che sconvolgerà il giovane. Qui Shinagawa dà il meglio, con colori splendidi e un uso sapiente del suono.

Gaetano Veninata

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