Alphaville Cineclub presenta “BIANCO e NERO – Quando il cinema contemporaneo sceglie il non colore!”

In concomitanza con il ritorno in auge del bianco e nero grazie al lungometraggio The Artist, ancora in sala, Alphaville Cineclub propone, dal 15 al 19 febbraio 2012 nella sua sede di Via del Pigneto 283 dalle ore 21.00, la rassegna cinematografica ’BIANCO e NERO – quando il cinema contemporaneo sceglie il non colore’, selezione di lungometraggi del presente, in cui il B/N e le variazioni dei grigi sono strumenti vintage nelle mani di grandi autori che ne fanno un uso, non soltanto estetico, in favore della narrazione.
L’utilizzo del bianco e nero nel cinema contemporaneo può sembrare a prima vista una tecnica, se non povera, quantomeno noiosa soprattutto per le nuove generazioni ma, al contrario, chi tra gli autori decide liberamente di utilizzarla oggi sembra suggerire allo spettatore di lavorare con la propria fantasia, per andare a colmare soggettivamente ciò che l’opera non racconta nel colore della realtà.
L’ idea che si tratti di una tecnica datata è conseguenza del fatto che per il cinema e la fotografia il bianco e nero è stata l’unica soluzione possibile fino alla conquista del colore nel 1935; l’avvento del colore, peraltro sempre bramato sin dalle origini della sua storia (come dimenticare le prime colorazioni su pellicola del maestro George Meliès?) è stato per il cinema l’avverarsi di una realtà davvero verosimile, e dunque più appetibile per l’esigente spettatore di allora, attratto spesso proprio dall’aderenza al reale, prima ancora che dalla fantasia della storia narrata.
L’introduzione del colore provocò tuttavia all’epoca il formarsi di due tendenze assolutamente contrapposte: il teorico Rudolf Arnheim vi vide un attentato alla ‘artisticità’ dell’immagine cinematografica che non doveva essere una duplicazione della realtà, ma semmai una sua ri-proposizione, attraverso quella necessaria distanza che l’arte e dunque il cinema devono sempre saper mantenere. Di parere opposto Andrè Bazin, il padre teorico della Nouvelle Vague, che vedeva nell’introduzione del colore il destino assolutamente realista del cinema…Ed oggi,perché scegliere il B/N nell’epoca del digitale, con il quale tutto si può realizzare?
Probabilmente perché il non colore, scelto dunque e non obbligato, è sinonimo di memoria ma anche di eleganza e di stile e di echi retrò, o forse perché le ombre bianconere di tipo espressionista sono più cupe che a colori per qualsivoglia spettatore, o forse, ancora, perché è proprio questo suo distaccarsi dal reale a rendere una storia valida sempre e per sempre…  Per meglio riflettere e comprendere questo trionfale ritorno nella scala dei neri e dei bianchi, non ci resta che godere della visione dei lungometraggi in rassegna!

La selezione inizia dunque mercoledì 15 con Dead Man (1995), dolente metawestern poetico e definitivo firmato Jim Iarmusch, musicato da Neil Young, interpretato da un convincente Johnny Deep, in cui l’uso del B/N si fa visionario ed onirico; giovedì 16 prosegue alle 21.00 con Veronica Voss (1982) di Rainer Werner Fassbinder, ritratto femminile senza colore, ma appassionato, di attrice perduta tra echi di film muto e neri da cinema noir; ed alle 23.00 con Eraserhead (1977), ‘sogno di cose oscure ed inquietanti’ secondo le parole del suo autore David Lynch, opera surrealista/espressionista divenuta in poco tempo film di culto nei d’essai dopo la mezzanotte; venerdì 17 sarà la volta di 13 Tzameti, opera prima nerissima di Gèla Babluani datata 2005, in cui il non colore si fa suspence al servizio di un montaggio degno dei migliori film sovietici muti; seguirà, alle 23.00, Clerks – Commessi (1994), cronaca divertente ma anche desolante di una giornata b/n da commesso in quel di Leonardo, New Jersey… Premio a Cannes per il regista Kevin Smith. Celebrity (1998) di Woody Allen inizia la serata di sabato 18 con la giusta dose di commedia metropolitana nei toni b/n condita dalle immancabili chiacchiere nevrotiche/ironiche/sexual come solo il nostro sa fare; alle 23.00 tutt’altro’atmosfera per la Sicilia! (1996) della coppia Straube/Huillet, piccolo film di grandissimi autori in cui il bianco e nero si fa memoria ed immutabile poesia della vita nell’isola più mediterranea che c’è. Ed infine, domenica 19 febbraio, il bianco e nero si fa storia d’amore e molto altro nella Ragazza sul ponte (1999) di Patrice Leconte grazie alla suggestiva interpretazione del lanciatore di coltelli Auteil e del suo bersaglio femminile, l’indifesa Vanessa Paradise…



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