fbpx
Connect with us

#BlackLivesMatter

‘Stonebreakers’: passato presente

Il nuovo documentario di Valerio Ciriaci è un'indagine sull'America di oggi e il suo (apparentemente) monolitico passato

Publicato

il

stonebreakers

Presentato in anteprima mondiale al 63° Festival dei Popoli di Firenze, Stonebreakers è il terzo lungometraggio del documentarista Valerio Ciriaci, che offre uno sguardo equilibrato e al contempo critico su una delle questioni più delicate della realtà culturale dell’America contemporanea.

Stonebreakers al Festival dei Popoli

Nato come un progetto sul mito di Cristoforo Colombo e le relative controversie legate alla celebrazione del Columbus Day, con l’omicidio di George Floyd e le proteste sollevate dal movimento Black Lives Matter in tutto il Paese nel 2020, il lavoro di Ciriaci si è aperto a un’indagine più ampia sul fenomeno genericamente etichettato come vandalismo scatenatosi attorno al terribile episodio di cronaca. Gli atti di sfregio o rimozione coatta di quei simboli rappresentativi del mito fondativo del Paese, ma al contempo espressione della violenta prevaricazione di una parte su un’altra e del suo conseguente assoggettamento, sono diventati, in breve, il motivo di una profonda spaccatura interna tra una celebrazione apioristica del passato e una sua ricontestualizzazione.

Raccogliendo preziose testimonianze di entrambe le parti in causa e mettendone in evidenza le rispettive motivazioni ed eccessi ideologici – dai bikers e vecchi italoamericani in lacrime ai piedi di Colombo al picchetto di discendenti dei nativi americani per fermare le celebrazioni trumpiane del 4 Luglio al Monte Rushmore – l’autore fa emergere la radice che sta alla base del discorso: non tanto l’atto iconoclasta in sé, bensì il significato che quei monumenti hanno assunto e assumono tutt’oggi.

Le fondamenta di una granitica ideologia

Come afferma il regista:

“la contestazione ha fermato il tempo e frantumato l’aura di intoccabilità e magniloquenza che da sempre circonda i monumenti. Si sono aperte crepe nella pietra, fessure attraverso le quali si intravede una verità diversa: una storia americana fatta di brutalità e sfruttamento, ma anche di resistenza all’oppressione e al potere dominante”.

Di fatti le statue del navigatore italiano, di confederati, padri fondatori e altri eroi di etnia caucasica sono state erette per la maggior parte nella prima metà del Novecento, a celebrare una versione univoca e partigiana della storia nazionale, una visione che ribadisse fermamente l’imperitura ideologia di cui quei monumenti sono il simbolo. Un revisionismo che tende a nascondere o sminuire le responsabilità singolari e collettive in un’edulcorata rielaborazione che pone sempre i bianchi nel ruolo di eroi e salvatori, rappresentanti di quei valori che hanno fatto il Paese e condivisi generosamente coi nativi e le minoranze.

Quale cancel culture?

Questo atteggiamento di negazione o ignoranza degli eventi è invero l’espressione di una volontà di rimozione della memoria e della cultura analoga all’odierna cancel culture invocata da un certo mondo intellettuale americano e non solo. Uno scandalizzato atteggiamento che non si è mai manifestato, per esempio, verso atti affini di rimozione o ridefinizione d’uso di monumenti ed edifici celebrativi di scomodi e divisivi personaggi storici. Pare quasi, allora, che questa indignazione diffusa sia l’espressione di un’incapacità e indisponibilità di una maggioranza a ridiscutere il proprio ruolo e l’avvantaggiata posizione sociale conseguente. Quello che inquieta sembra essere quindi il fatto che una minoranza avanzi diritti, venendo a rompere il tacito accordo di superiorità che lega le due parti.

Confrontarsi col passato non significa glorificarlo passivamente, ma rimetterlo in discussione e, con esso, rimettere in discussione anche sé stessi. E in tempi come quelli odierni, in cui recrudescenze di suprematismi, populismi e nazionalismi sono sempre più evidenti, solo un concreto studio analitico della Storia può condurre a un più ottimistico e costruttivo futuro.

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.

  • Anno: 2022
  • Durata: 70'
  • Distribuzione: Awen Films
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: USA/Italia
  • Regia: Valerio Ciriaci