fbpx
Connect with us

IN SALA

‘The Menu’, Jesús Franco avrebbe cucinato meglio

Dark Comedy che non riesce quasi mai a saziare e quello che offre rimane sulla carta (del menù).

Pubblicato

il

The Menu

La Dark Comedy The Menu (2022) di Mark Mylod è stata uno dei piatti forti serviti durante la 17º edizione della Festa del cinema di Roma.

Il Film è ora al Cinema distribuito da Disney.

L’intrigante trama proposta, la nomea del regista e dello sceneggiatore Seth Reiss ( che si sono fatti conoscere attraverso i serial) e il cast, in cui spiccano il redivivo Ralph Fiennes e la nuova promessa Anya Taylor-Jo,  hanno trasformato rapidamente il film in un cult da non perdere.

É una pellicola che può sorprendere e anche avvincere durante la visione, per la mescolanza di commedia, thriller e horror, ma alla fine purtroppo il menù propostoci, per quante leccornie possa contenere, è scarso. A volte troppo raffinato e altre volte poco audace. Ci sarebbe voluto l’ardire visionario di Jesús Franco.

The Menu, la trama

Un gruppetto di persone si reca in un’isola sperduta del Pacifico per mangiare nel ristorante esclusivo del misterioso e affascinante chef Slowik (Ralph Fiennes), famoso per la sua cucina molecolare. Il menù però riserverà agli ospiti delle prelibatezze a dir poco scioccanti.

The Menu

The Menu, una lista di – alcuni –  film culinari

La pellicola di Mark Mylod è anche un’opera che va ad aggiungersi a una sfilza di film incentrati sull’arte culinaria; che è quasi un genere a sé stante. Senza stilare tutti i titoli, è sufficiente citarne alcuni, che hanno qualche collegamento con The Menu.

Il primo da citare è Il pranzo di Babette (Babettes gæstebud, 1987) di Gabriel Axel. Pellicola che vinse l’Oscar come miglior film, è tratto dall’omonimo racconto di Karen Blixen. Nel film niente di grottesco e dark, ma la protagonista Babette (Stéphan Audran) ha una devozione per la cucina, per le creazioni culinarie artistiche. Al proprio ristretto banchetto propone soltanto piatti raffinati, serviti con cura e accompagnati con il vino adeguato.

Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante (The Cook, the Thief, His Wife and Her Lover, 1989) di Peter Greenaway. Raffinata pellicola grottesca ambientata nelle sale di un esclusivo ristorante, è tutto incentrato sui cromatismi dei colori fotografici (a cura di Sacha Vierney). Il cibo, preparato con grande cura dallo chef, che schifa i clienti rozzi che non sanno apprezzare l’arte della cucina, è sempre servito a tavola con maestosità. E l’ultima portata è il tocco finale del cuoco folle.

La grande abbuffata (La grande bouffe, 1973) di Marco Ferreri. La pantagruelica morte dei quattro protagonisti, rinchiusisi in una villetta, ha in comune con The Menu il personaggio di Ugo (Ugo Tognazzi), chef che si dedica anima e corpo per creare manicaretti ai propri compari, benché sa (e sanno) che devono morire).

Chocolat (2000) di Lasse Hallström, tratto dall’omonimo romanzo di Joanne Harris, è una commedia romantica che specifica come un cibo, in questo caso il cioccolato, possa essere afrodisiaco e  fonte di goduria. Cioccolato che, però, deve essere trasformato in un invitante ghiottoneria anche per gli occhi.

Vatel (2000) di Roland Joffé, che trae ispirazione dalla vita del vero François Vatel (1631-1671), rinomato cuoco e pasticcere francese al servizio del Principe di Condé. La gastronomia come una forma artistica, come espressione dei propri sentimenti e come riscatto personale. Visti attraverso il personaggio tragico e patetico di Vatel (Gérard Depardieu).

La cena (1998) di Ettore Scola. Nel film non contano le pietanze, ma l’idea di creare un affresco su un gruppo di persone, di disparata estrazione sociale, rinchiusi in una sala di ristorante nello svolgersi di una cena. Ogni tavolo una storia, con due o più personaggi.

Big Night (1996) di Stanley Tucci e Campbell Scott. Piccola commedia incentrata sulla cucina italo americana, in cui i due proprietari, Primo (Tony Shalhoub) e Secondo (Stanley Tucci), sono pignoli cuochi che vogliono che la clientela sappia apprezzare – gustare – i loro piatti.

The Menu

The Menu, perché non è così invitante

Nelle prime battute di questo articolo si era fatto il nome di Jesús Franco. Ecco il motivo. The Menu, oltre ad essere una pellicola che gioca molto sugli scambi di battute – taglienti – tra i personaggi, è anche un film molto visivo, con una fotografia cupamente levigata, che trasuda mistero e tensione. Non a caso il direttore della fotografia è Peter Deming, che ha curato, tra i molti lavori, la resa fotografica di Strade perdute (Lost Highway, 1997) e Mulholland Drive (2001) di David Lynch.

Ma a questa efficace fotografia, non corrisponde un’adeguata regia, molto legata ai ritmi dei serial (e non a caso Mygold proviene dalla Tv). In The Menu ci sono almeno tre elementi che rimandano a Tender Flesh (1997) di Franco, pellicola che mescola thriller, action, eros e commedia. L’invito a un gruppetto di persone su un’isola; la preparazione di una strana prelibatezza, denominata Boccato di cardinale; il gioco di far scappare nella foresta alcuni degli invitati, e poi cacciarli.

Non si ha conferma se il regista e lo sceneggiatore abbiano visto, anche di sfuggita, questo film di Franco (tra i più decenti che ha realizzato), ma quel che è certo è che al loro film manca quella stessa follia bizzarra attuata dal regista spagnolo.

Anche The Menu, come già scritto all’inizio, è un mishmash di generi, che vuole far divertire (la descrizione dei piatti) e scioccare il pubblico, ma tutto rimane sempre nel bon ton hollywoodiano, e una volta gustato quanto offerto, il sapore va via già a fine spettacolo.

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.

The Menu

  • Anno: 2022
  • Durata: 104 minuti
  • Genere: Grottesco
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: Mark Mygold