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FESTIVAL DI ROMA

‘Lynch/Oz’, Il mondo di Oz dentro il cinema di Lynch

Il documentario di Alexandre O. Philippe analizza l'influenza del film di Fleming in Lynch, mostrando come in ogni film ci sia un rimando a Il mago di Oz

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Lynch/Oz

David Lynch, come ogni grande autore cinematografico, ha una propria cifra stilistica, da cui altri registi hanno attinto. Raramente con buoni risultati, spesso con semplici scopiazzature. Ma anche un grande autore non è esente dalla citazione, dall’omaggio. Basterebbe pensare a Stanley Kubrick, che sorprendentemente per Shining (The Shining, 1980), nella scena della colata di sangue che inonda un corridoio dell’Overlook Hotel, ha riutilizzo l’intuizione visiva della valanga di fango di Antonio Margheriti per Contronatura (1968).

Woody Allen ha spesso citato Ingmar Bergman e Federico Fellini, i suoi due poli ispirativi maggiori, e Martin Scorsese in ogni film ha omaggiato una sua adolescenziale passione di cinefilo. Proprio Alice non abita più qui (Alice Doesn’t Live Here Anymore, 1974) contiene, all’inizio, un omaggio visivo a Il mago di Oz (The Wizard of Oz, 1939) di Victor Fleming.

Tratto liberamente dal romanzo Il meraviglioso mago di Oz (The Wonderful Wizard of Oz, 1900) di L. Frank Baum, primo di una fortunata serie di quattordici volumi, Il mago di Oz è un cult del cinema, ed è una pietra miliare dell’immaginario collettivo americano. Tanti film hanno attinto da quella pellicola che, potrà sembrare strano, alla sua uscita non andò molto bene come incassi, e ha acquisito lo stato di culto soltanto attraverso le programmazioni televisive, dagli anni Cinquanta in poi.

Una pellicola uscita nel medesimo anno di Via col vento (Gone to the Wind, 1939) di Victor Fleming e Ombre rosse (Stagecoach, 1939) di John Ford, che va a formare con le citate due opere perfetti archetipi dei generi cinematografici: fantasy, melodramma e western.

Lynch/Oz

Lynch/Oz, che cos’è?

Ma tra i molti autori che hanno riportato parecchio dell’immaginario de Il mago di Oz nei loro film, c’è proprio David Lynch. Un accostamento che potrà sembrare stridente per un neofita: che c’entra un film buonista e lineare con un autore cupo e contorto? C’entra, eccome. Certo, per un neofita sarebbe utile prima vedere il film di Fleming, anche per incrementare la propria cultura cinematografica, ma Lynch/Oz è un valido passe-partout.

Passato alla 17º edizione della Festa del cinema di Roma, Lynch/Oz di Alexandre O. Philippe funge proprio da documentario critico, che con puntiglio individua i rimandi cinefili al film di Fleming.

Alcune citazioni sono facilmente individuabili, tipo le scarpette rosse, i tendaggi o le streghe. In questo caso, Cuore selvaggio (Wild at Heart, 1990), è il film lynchano più “oziano”; come ugualmente il serial Twin Peaks, che contiene anch’esso molti rimandi a Il mago di Oz (le usuali scarpe rosse, i tendaggi, e alcune scene “parodia”).

E in questa discettazione creata da Lynch/Oz, che si compone di una fitta scomposizione di una moltitudine di scene dei film di Lynch, si scoprono accostamenti interessanti e inaspettati. A volte appena percettibili, se non fosse stato O. Philippe a metterli in evidenza, come per esempio in The Elephant Man o Dune o finanche in Velluto Blu (Blue Velvet, 1986).

Lynch/Oz

Organizzato in sei capitoli, questo viaggio ne Il mondo di Lynch si avvale anche degli interventi di John Waters (altro autore fan de Il mondo di Oz), Rodney Asher, Karyn Kusama e David Lowery. Ognuno di loro estrapola dalla magmatica opera di Lynch un aspetto, una riflessione.

Ma il cinema di Lynch, accostato ad Oz, serve anche per fare una disamina sull’immaginario americano e sulla cultura yankee, come attestano le altre pellicole hollywoodiane prese come esempio, e che mettono in evidenza come la decade degli anni Cinquanta, ritenuta la più conservatrice del Novecento, sia stata quella più rappresentata: Ritorno al futuro (Back to the Future, 1985) di Robert Zemeckis, Pleasantville (1998) di Gary Ross, ma anche molto cinema di Lynch, che rimanda a quel decennio attraverso status symbol (vestiario, acconciature).

Lynch/Oz è in un certo qual modo intrigante, per gli enormi spunti che offre. Il segmento narrato da John Waters è il migliore, per il suo humour e la sua efficace spiegazione, tanto per il cinema di Lynch che per il suo.  Anche l’operazione analitica di O. Philippe  è affascinante per l’insito omaggio a Judy Garland, icona cinematografica che fu omaggiata con candore anche da François Truffaut in Finalmente domenica! (Vivement dimanche, 1983).

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Lynch/Oz

  • Anno: 2022
  • Durata: 108
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: Alexandre O. Philippe