fbpx
Connect with us

FESTIVAL DI CINEMA

‘Masterclass Francesca Calvelli’, all’ottava edizione del PerSo

All'ottava edizione del PerSo, la masterclass di Francesca Calvelli, pluripremiata montatrice dei film di Bellocchio, Costanzo, Comencini e molti altri

Pubblicato

il

Francesca Calvelli

Domenica 2 ottobre 2022, nella sala principale di Numero Zero, ristorante e spazio culturale nel centro di Perugia, si è tenuta la masterclass della montatrice Francesca Calvelli. Titolo dell’incontro, organizzato dal PerSo, Nel buio della Moviola: una conversazione con Francesca Calvelli.

Due ore di aneddoti, moderati da Beppe Leonetti (anche lui montatore) in cui la montatrice di molti film di Marco Bellocchio (di cui è anche compagna), di Francesca Comencini e Saverio Costanzo, ha ripercorso la sua vita professionale e spiegato il suo metodo di lavoro. Tutto condito da una vena di umorismo.

Gli inizi di Francesca Calvelli

Fin da piccola amante del cinema (i genitori la portarono a vedere Il Gattopardo, in una delle successive riprogrammazioni, all’età di otto anni), Francesca Calvelli (1962) inizialmente non aveva assolutamente pensato di lavorare nel cinema.

Si iscrisse alla Facoltà di Biologia, dove diede soltanto due esami; poi, spinta dagli stessi genitori, si focalizzò su una futura carriera cinematografica. Vinse il bando indetto dal Centro Sperimentale di Cinematografia, ed ebbe il montatore Roberto Perpignani, come maestro.

Tappa fondamentale, che la Calvelli ha evidenziato durante la masterclass, anche un seminario, tenutosi a L’Aquila, dove Roberto Perpignani mostrò agli studenti una scena, smontata e rimontata, de La notte di San Lorenzo (1982) dei Fratelli Taviani.

Successivamente vinse un concorso ministeriale, con contratto di formazione, in cui si cercavano giovani ragazzi per la realizzazione di 30 documentari inerenti le arti, gli usi e i costumi in Italia, per poi lavorare per qualche anno come programmista della Rai.

Francesca Calvelli

L’incontro con Marco Bellocchio

Il rapporto lavorativo con Bellocchio nacque casualmente, perché il regista piacentino doveva montare Il sogno della farfalla (1994), scritto dallo psichiatra Massimo Fagioli. Francesca Calvelli entrò nel progetto incidentalmente, poiché il montatore designato il quel momento era in vacanza.

Un esordio nel lungometraggio che si potrebbe definire molto difficile, per il lavoro con Bellocchio, uno degli autori di punta della cinematografia italiana, ma soprattutto perché il progetto era principalmente di Massimo Fagioli, controverso personaggio della scena medica italiana.

Molti hanno ritenuto nefasto per Bellocchio l’incontro con lui, mentre il regista piacentino non ha mai rinnegato quel rapporto e quelle opere. Per lui sono state tappe fondamentali per il suo cinema successivo.

Nell’aneddotica fornita dalla Calvelli durante la masterclass, con buonumore e anche piccole stoccate, il montaggio de Il sogno della farfalla non è stato complicato, perché ha avuto la massima libertà d’espressione, e non è rimasta schiacciata dalla personalità di Fagioli.

Da quel momento tra la montatrice e Bellocchio si è instaurato un rapporto lavorativo continuo, giunto fino ad oggi tra lungometraggi e cortometraggi. Un fermo rapporto che sin da subito si è trasformato in una relazione privata.

Certamente con Bellocchio la Calvelli è riuscita meglio a mostrare le sue funamboliche trovate di montaggio, raggiungendo anche dei picchi di complessità affascinanti, che hanno portato nel cinema del regista piacentino nuova forza alle immagini.

Maestria che è stata premiata: con L’ora di religione (2002) si aggiudicò il Ciak d’Oro e il Premio Flaiano sezione cinema; con Il regista di matrimoni (2007) il Nastro d’Argento; con Vincere (2009) il David di Donatello, il Nastro d’Argento e il Ciak d’oro; con Bella addormentata (2013) il BIFF; con Fai bei sogni (2017) il Nastro d’Argento; con Il traditore (2020) il David di Donatello, il Nastro d’Argento e il Ciak d’oro; con Marx può aspettare (2021) il Ciak d’Oro.

Francesca Calvelli

Il metodo di lavoro di Francesca Calvelli

Montare un film è complicato, anche perché in sala di montaggio possono arrivare ore e ore di girato. Francesca Calvelli, con gli anni, ha fissato delle regole imprescindibili, in modo tale da poter lavorare meglio e più speditamente.

Richiede alla produzione, quando il budget lo consente, almeno un assistente, in modo tale da avere una spalla e anche un consigliere per scegliere il materiale. E per lavorare meglio, non creare grovigli, preferisce che ognuno, lei e l’assistente o gli assistenti, abbiano una propria sala dove visionare e pre-montare il girato.

La Calvelli fa anche uso dei tabelloni, ovvero “lavagne” dove appunta post-it o fogli con la descrizione della scena, in modo tale da vedere a colpo d’occhio cosa spostare oppure verificare la fluidità o l’efficacia di una sequenza. Per questi tabelloni, a volte i montatori usano anche la fotografia del fotogramma e/o della scena, appositamente stampata.

Leonetti, in questo caso, interviene dicendo che lui usa sì i post-it, ma di diversi colori (per la scena, gli attori, il climax, ecc.), in modo tale che può verificare ancor più velocemente la struttura del pre-montaggio. La Calvelli, ascoltato questo metodo di lavoro, rimane estasiata e con allegria dice che lo utilizzerà anche lei.

Però per la montatrice romana, è fondamentale creare sin da subito una catalogazione del materiale, sistemandolo per categoria, in modo tale che poi è più facile recuperare dei dettagli visivi (ad esempio tutte le scene che mostrano una bandiera che sventola) oppure dei particolari d’inquadratura (ad esempio i primi piani).

Francesca Calvelli

L’utilizzo della musica nel montaggio

La musica è un altro aspetto fondamentale del montaggio, che può dare una maggior fisionomia all’immagine. Alla domanda di Leonetti su che professione avrebbe svolto se non fosse divenuta montatrice cinematografica, la Cavelli confida che è una melomane, e gli sarebbe piaciuto intraprendere una carriera di musicista e/o concertista. Forse suonando il pianoforte o il violino.

Ma le piacerebbe essere anche una montatrice di colonne sonore,  una mansione molto appassionante e particolare, poiché bisogna saper scegliere la musica adeguata e soprattutto saperla tagliare al momento giusto.

In tale ambito, rievoca il montaggio di Buongiorno, notte (2003). L’utilizzo di The Great Gig in the Sky, quarta traccia dell’album The Dark Side of the Moon (1973) dei Pink Floyd, sulle immagini di repertorio (cinegiornali e alcuni stralci di Paisà di Roberto Rossellini) di partigiani uccisi, fu una sua perfetta intuizione.

La canzone rispecchia la cultura del personaggio di Chiara (Maya Sansa) e di quasi tutta quella generazione di ragazzi. E anche la musica finale, Shine On You Crazy Diamond, primo brano dell’album Wish You Were Here (1975) dei Pink Floyd, adagiata sulle immagini d’archivio dei politici del tempo, fu merito suo. A tal proposito, ha rievocato come fu una folgorazione, perché ascoltò casualmente il brano mentre era in un negozio di ferramenta, e si accorse che sarebbe stata perfetta.

Francesca Calvelli

Facilità e problematiche in sala di montaggio

Uno dei topos tecnici-cinematografici è che il montaggio può salvare un film. La Calvelli non è pienamente d’accordo, perché mette in rilievo che se il girato è scadente, ben poco si può fare al montaggio. E pescando dalle sue esperienze, parla di No Man’s Land (Ničija zemlja, 2001) di Danis Tanović. Pellicola incentrata sulla guerra serbo-bosniaca, vinse l’Oscar come miglior film straniero.

La Calvelli ricorda come il montaggio si fece molto rapidamente, in tre settimane, perché il materiale si montava da solo, combaciava tutto.

Molto più complessi, invece, i lavori su Vincere, fitto di materiale di repertorio e qualche divergenza espressiva con Bellocchio, che ad esempio non avrebbe voluto il primo piano di Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno) piangente.

Oppure, con narrazione ironica, quanto accadde con Latin Lover (2015) di Cristina Comencini. Terminato il montaggio, e felice della riuscita, quando venne proiettata la copia di prova il proiezionista fermò la proiezione perché in una scena appariva vistosamente un macchinista. Lei, gli assistenti e anche la regista, erano stati talmente presi da come era stata girata bene la scena, che non si erano accorti di questo “dettaglio”.

Infine, tra le domande, spicca anche quella che chiede se il montatore è un terapeuta per il regista. La Calvelli risponde che in un certo qual modo il montatore potrebbe esserlo, perché il regista spesse volte in sala di montaggio tende a distruggere quanto ha girato. Non riesce a prendere le distanze, a razionalizzare, e quindi il montatore può aiutarlo a focalizzare meglio quanto può dare il materiale realizzato.

Francesca Calvelli

Scrivere in una rivista di cinema. Il tuo momento é adesso!
Candidati per provare a entrare nel nostro Global Team scrivendo a direzione@taxidrivers.it Oggetto: Candidatura Taxi drivers