Benvenuti al nord

 

Anno: 2012

Distribuzione: Medusa

Durata: 110’

Nazionalità: Italia

Genere: Commedia

Regia: Luca Miniero

Dopo la sofferta trasferta nordista nel torrido e sperduto sud, la storia si ripete invertendo le parti e portando il sentimentale ed ingenuo meridionale nell’operosa e fruttuosa Milano, per provare a fare carriera.

Ritornato a Milano, Alberto (Claudio Bisio) vive un momento lavorativo di grande responsabilità, mettendo però ancora una volta a dura prova il rapporto con Silvia (Angela Finocchiaro). Allo stesso tempo, rimasto a Castellabbate, Mattia (Alessandro Siani), ormai con una famiglia da mantenere e la precarietà del proprio lavoro, si trova costretto ad emigrare nel freddo Nord, vivendo di solitudine lontano da Maria (Valentina Lodovini) che pretende da lui un atteggiamento responsabile. Mattia, credendo di trovare la calorosa accoglienza di Alberto, si sente invece sperduto nella nebbia di una città in cui tutti i pregiudizi rispecchiano la realtà.

A due anni dall’uscita di Benvenuti al sud, prima regia e fortunatissimo remake di Giù al nord (Bienvenue chez les Ch’tis, 2007) di Dany Boon, il regista napoletano Miniero torna a ricalcare, con lo stesso collaudatissimo cast, certi tic, manie e strane abitudini tutte nostrane.

Così alla solare spontaneità ed all’umanità del profondo sud, Benvenuti al nord, che uscirà in più di 800 copie, contrappone una Milano meno di maniera, in cui oltre alla freddezza robotica dei suoi cittadini emergono tratti antropologici inediti che sfuggono ai soliti cliché.

Sulla scia del remake di Benvenuti al sud, questo episodio tutto milanese è un copione originale e –  è lo stesso regista a dirlo – decisamente più italiano di quanto non apparisse il primo.

Anche se politicamente scorretto, Benvenuti al nord non mantiene però la freschezza e la vitalità straripanti del primo film, dove non solo apparivano comiche le singole battute, ma era l’intera struttura narrativa a giovarsi di un situazione farsesca leggera, ma del tutto congeniale; qui, invece, il ribaltamento della situazione, che porta l’ingenuo Mattia nella città del lavoro, appare poco plausibile e certamente meno fluido.

Così il film, rendendo un chiaro omaggio a Totò, Peppino e la malafemmina, ricostruisce maldestramente la strepitosa scena in cui i parenti provinciali del sud arrivano con milioni di valige cariche di cibarie nella fredda Milano, trovandosi sbalorditi di fronte al correre su e giù frenetico di una città all’opera. Una sequenza che, anche se non all’altezza dell’originale, è come se ci dicesse: “meno male che c’è il Nord”.

Martina Bonichi

Utlima modifica: 1 Febbraio, 2012



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