“Torino nera” di Massimo Russo

Il clochard Carlo, detto “lo zozzo”, assiste per caso all’omicidio di una donna, durante una messa nera. Sfuggito agli assassini diabolici, il barbone si reca in questura per denunciare l’accaduto, ma la polizia, capitanata dal vicecommissario Megretti, non prende affatto sul serio la faccenda.

Il senzatetto decide, allora, di rivolgersi ad un detective privato, tale Teo Marchesi, detto “il laido”, senza riuscire neanche stavolta a smuovere l’attenzione delle forze dell’ordine.

Mentre il poveruomo si barcamena di qua e di là con la speranza di mettere in moto le mani armate della legge, uno dei sicari della setta satanica gli è già alle calcagna, con l’intenzione di metterlo a tacere per sempre.

Ma se il vicecommissario Megretti è in realtà un cocainomane con grandi nostalgie per il fascismo, e l’altra faccia della legge, Marchesi, oltre ad aver meritato il soprannome “laido”, è talmente cinico da sfilare i soldi di tasca ad un cadavere, è chiaro sin dall’inizio che le indagini avranno un decorso del tutto imprevedibile!

Torino Nera, opera prima del regista Massimo Russo, non ha niente a che vedere con il film omonimo di Carlo Lizzani  del 1972, interpretato da Bud Spencer. Non ne rappresenta un omaggio, né tantomeno un remake.

I due film condividono solo il titolo, le ambientazioni e, per certi versi, il genere.

Anche il film di Russo, come quello del suo predecessore, può essere inserito tra i poliziotteschi, sottogenere tipico della nostra cinematografia di genere degli anni ’70.

Il fatto di essere stato pensato e girato oltre trent’anni dopo l’effettivo decesso del Cinema di Genere made in Italy avrà conferito, probabilmente, quel sapore caustico, acido, che impregna la Torino Nera indie.

Il film di Massimo Russo, infatti, riprende stilemi e sottotrame (omicidi, traffico di stupefacenti…) e personaggi (poliziotti corrotti, detective sopra le righe…) del genere poliziesco, ma è come se cercasse appositamente degli ingredienti abbondantemente scaduti per miscelarli con sapienza e tirar fuori dal forno un poliziottesco che rivela un contatto molto più forte con la farsa e la satira, di quanto non l’abbia con il giallo.

Ogni personaggio di Torino Nera è come ripreso con una lente fisheye, distorto: quelli che saltano agli occhi dello spettatore sono sempre (e in maniera divertita e cinicamente soddisfatta) i suoi mostruosi difetti.

I personaggi (e di conseguenza gli attori) tradiscono uno strettissimo legame con quelli che, sempre nel nostro cinema B degli anni ’70, erano definiti “caratteristi”.

Torino Nera  si lascia contagiare anche da tematiche noir – la setta satanica – che ci riportano a vicende più attuali e a racconti (più o meno reali) che hanno costruito, ormai, attorno alla città un’aura occulta (“Nera”, giustappunto), tanto da farla diventare una delle location preferite di Dario Argento.

Organizzato e girato nei ritagli di tempo dal 2003 al 2009, da Russo e da un gruppo di divertiti amici e conoscenti, Torino Nera è un lungometraggio indipendente costruito da un team di “non addetti ai lavori” che, però, dimostra uno spirito di iniziativa e una forza di squadra davvero invidiabile.

Il film, anche se con qualche rallentamento sulla trama, si dimostra ragionato e divertente, e riesce ad intrattenere con intelligenza, come davvero pochissimi no-budget riescono a fare.

Chi semina raccoglie… e non parliamo solo dal punto di vista tecnico; anche gli attori (a loro volta non professionisti) reggono le parti davvero bene, probabilmente perché, da buoni caratteristi puntano ad ingigantire particolari tratti del loro aspetto fisico e del loro carattere per costruire i personaggi.

Come in ogni buon poliziottesco ‘70s, anche Torino Nera ci regala un inseguimento automobilistico di tutto rispetto, che non ha niente da invidiare a quelli di film più illustri: tra le vie del centro della città e di notte.

Davvero non male per un no-budget.

Luca Ruocco

 

Regia: Massimo Russo

Con: Gualtiero Sacco, Federico Bava, Andrea Maltese, Carlo Salandin

Sceneggiatura: Massimo Russo

Anno: 2009

Durata: 90′

Nazionalità: Italia



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