fbpx
Connect with us

REVIEWS

‘Boiling Point’. Scene di vita di un ristorante, senza tagli

L’ultimo film in concorso a Taormina è un’opera seconda notevole: un unico piano sequenza ritrae una sera di lavoro in un ristorante stellato. Stephen Graham, capo chef e manager, subisce un declassamento dell’ufficio di igiene. È solo l’inizio di una notte di grande tensione lavorativa e privata. A distanza di ore dalle proiezione, urla, rumori e istanti del film riecheggiano ancora nella mente dello spettatore. Stasera, al Teatro antico di Taormina, la chiusura del concorso e la premiazione.

Publicato

il

Boiling Point

Boiling Point di Philip Barantini, racconto di un difficile turno di lavoro in un ristorante. In un unico piano sequenza. Al 68° Taormina Film Fest, l’ultima proiezione in concorso è un’opera seconda di grande impatto e di notevole capacità attoriale. Stephen Graham (The Irish Man, Public Enemies) è Andy, manager e capo chef del ristorante. La camera segue meticolosa il lavoro del protagonista e dei suoi colleghi. Alle tensioni lavorative si aggiungono quelle private. Ciascun personaggio ha un profilo diverso e immediato. Trama e inquadratura procedono in ottima sincronia, senza sosta. Il coinvolgimento dello spettatore è massimo.

Il lungometraggio, prodotto da Burton Fox Films, è stato candidato al Bafta per il miglior debutto di uno sceneggiatore/produttore britannico.

Boiling Point, film in un unico respiro

In apertura, incipit e complicazione coincidono: la storia inizia con l’arrivo dell’ispettore sanitario che, scorte alcune criticità, declassa il ristorante. Al contempo, la dimensione privata di Andy, e il contraccolpo narrativo che ne deriva, è svelata – con ingegno drammaturgico – a fine pellicola, prima dell’epilogo. Andy, con la sua significativa prova attoriale, non lascia trapelare nulla.

Il ritmo della pellicola è deciso, per quanto le immagini possano apparire casuali. L’intreccio è duttile ma robusto. Attraverso il flusso ininterrotto della ripresa si scorge la scrittura matura del regista e di James A. Cummings.

Per quanto la fotografia sia rapida e le inquadrature talvolta tremule, le ottime interpretazioni e il contenuto verosimile e drammatico fissano la piena attenzione di chi guarda. I due ambienti principali della scenografia sono la cucina-il retro della cucina e la sala, due mondi che, come accade talvolta nella realtà di un ristorante, possono entrare in contrasto. Nel primo spazio, conflittualità e partecipazione coestitono perché Andy, il capo, è anzitutto un lavoratore al pari degli altri. L’attore protagonista, come un regista silenzioso, induce la tensione e poi ripristina la quiete, attacca ferocemente i lavoratori della cucina e poi infonde loro nuovo coraggio. Si ottiene un’alchimia realistica e coinvolgente.

I rapporti tra i personaggi e le dinamiche di scena

È interessante il confronto-scontro-rapporto di dipendenza tra Andy e Alistair, il bravo Jason Flemyng (Il curioso caso di Benjamin Button, Snatch). Il secondo, ex socio del protagonista e chef di grido, è cliente a sorpresa del ristorante, accompagnato da una celebre influencer – interpretata da Lourdes Faberes. Poche battute riesumano retroscena e segreti che fanno pericolosamente oscillare i concetti di successo e popolarità. Anche la condizione lavorativa degli altri personaggi fa parte del sommerso. Durante lo sfogo di Carly, brillante prova interpretativa di Vinette Robinson (Sherlock, Star Wars IX), esplode tutta la tensione taciuta tra la cucina e la caposala, Alice Feetham, a partire dal pretesto di un agnello poco cotto. La sceneggiatura è densa di movimento e di dialoghi, tra pieni e vuoti. Ogni battuta, inoltre, ha una precisa ricaduta emotiva sullo spettatore. Soprende come una simile architettura possa reggere in assenza di tagli. Sarebbe una questione da porre al regista, il quale, purtroppo, non ha potuto presiedere alla conferenza stampa del festival.

Cosa resta di Boiling Point

Barantini è già apparso sulle scene come attore nelle serie Band of Brothers e Chernobyl. Villain è stato il suo debutto da regista. In Boiling Point, sua seconda opera, la sua capacità di mettere in scena la vita di un ristorante è ragguardevole, come lo è la scelta impegnativa di affrontare – e vincere – la sfida del piano sequenza. In un ristorante vero, certo, i ritmi di lavoro sono ben più severi, ma in questa pellicola, forse, il regista ha trovato una ottima media tra le necessità sceniche e il criterio di verosimiglianza. Le immagini trasmettono bene rigore, tempismo e malessere di una cucina in fermento. I piatti, le pietanze sono inquadrati di rado e con rapidità: la concentrazione del regista punta all’elemento umano e non si lascia distrarre dalle inezie estetiche del food blogging.

Nel calcolato impeto registico, Barantini avrà pur lasciato fuori qualcosa, ma è un qualcosa difficile da individuare o analizzare fin tanto che le immagini e i suoni del film riecheggiano nella memoria. D’altro canto colpisce, anzi incide, una battuta dell’accompagnatrice di Alistair: «Una recensione è come il sesso, ci si basa su ciò che c’è e non su ciò che manca».

 

Boiling Point

Una scena del film.

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.

Boiling Point

  • Anno: 2021
  • Durata: 132 minuti
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Gran Bretagna
  • Regia: Philip Barantini