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CANNES

Final Cut: l’atto di saper copiare è arte o semplice mestiere?

Il ritorno in regia del Premio Oscar per The Artist avviene con un remake, tecnicamente perfetto ed ineccepibile, di un recente piccolo gioiello del regista giapponese Shinichirô Ueda. Circostanza che non offre plausibili giustificazioni artistiche, ma piuttosto suggerisce una superficiale volontà di sfruttamento di un prodotto intelligente e riuscito per cui sarebbe stato sufficiente concentrarsi sul film originale

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final cut coupez

Martedi 17 maggio 2022 il Festival di Cannes, edizione numero 75 ha aperto i battenti con un regista da Oscar, nonché emblema di quella Francia che sa sfondare oltreoceano.

Si tratta dell’ultima fatica del regista Michel Hazanavicius, impegnato a presentare, in qualità di “film di apertura” della 75° edizione del Festival sulla scintillante Croisette, il film intitolato Final Cut (in originale Coupez!).

L’opera altro non è che il remake di un piccolo cult della commedia horror giapponese contemporanea, ovvero quel divertentissimo e scatenato One cut of the dead (nel nostro paese infelicemente tradotto come Zombie contro zombie) presentato con grande successo per la prima volta in Europa al Far East Festival nr. 20 del 2018, e passato anche al ToHorror di quello stesso anno, prima di riuscire anche ad approdare in sala, per la gioia degli amanti del B-Movie, o dei film che sanno scherzarci sopra.

Final Cut – la trama

Un regista di horror, perfezionista ed incontentabile, ha trovato una fabbrica abbandonata ove ambientare la fase clou del suo ultimo zombie-horror. Non un horror normale, piuttosto un prodotto televisivo in diretta ad uso e consumo della nuova rete a tematica zombie.

Nonostante la concentrazione, il risultato per il cineasta, nervoso e visibilmente stressato, è sempre insoddisfacente e il numero dei ciak aumenta considerevolmente, generando stress e malcontento sia tra gli attori, sia tra la manovalanza.

Quando la troupe viene malauguratamente attaccata da un’orda di zombie, il cineasta approfitta dell’occasione per far si che i suoi collaboratori, terrorizzati da una realtà che supera l’immaginazione, riescano finalmente a trovare la forma espressiva adeguata che lo convince.

Nella seconda parte del film, viene ironicamente analizzata la situazione per cui il film che abbiamo visto nella prima mezz’ora, ha potuto aver luogo, creando simpatiche dietrologie che ci spiegano alcune bizzarre soluzioni, apparentemente inspiegabili, se non con clamorose sviste di direzione o errori di ripresa a prima vista ingiustificabili.

Nel finale ci viene finalmente svelata la soluzione (vera?) che ha permesso le riprese di questo gustoso sberleffo al cinema di genere e al mondo degli zombie.

Final cut – la recensione

Copiare per certi aspetti rappresenta un’ arte non esente da rischi e da possibilità di andare incontro a clamorosi insuccessi.

Il remake trova la sua ragion d’essere spesso nella necessità di tornare a raccontare una storia già oggetto di adattamento cinematografico, per riadattarla ad un’ epoca ormai distante da quella che vide nascere l’opera capostipite o per rinverdire i fasti di una storia che si dimostra universale, oltre che immune al tempo che passa, conservando valori e ispirazioni che non hanno età.

final cut

 

Nelle mani del regista Premio Oscar per The Artist (un premio per certi versi piuttosto discutibile), il remake, tecnicamente perfetto, ineccepibile, pressoché identico al piccolo gioiello del regista giapponese Shinichirô Ueda, non trova le giustificazioni impellenti sopra citate, ma suggerisce piuttosto una volontà di sfruttamento di un prodotto intelligente e riuscito, con punte di genialità che si alternano a situazioni esilaranti che avrebbero meritato la visione del film originale più adeguatamente distribuito per il mondo (qualora ciò non sia realmente avvenuto).

Le risate franche e liberatorie che l’opera dello scaltro regista francese ha suscitato in sala alla seconda proiezione ufficiale delle ore 23,30, lasciano supporre che la maggior parte del pubblico non conoscesse per nulla l’opera originale giapponese.

Il bel divertimento che la visione di questo remake provoca, e la medesima semiseria riflessione sulla cinica mentalità che guida produttori e strategie televisive, verso l’ottenimento di prodotti di massa che sappiano dissetare palati troppo superficialmente considerati facili e prevedibili , sono sentimenti che anche questo inutile o quantomeno non necessario remake riesce a suggerire.

Ma sono soprattutto solo meriti esclusivi del primo film, che inevitabilmente si traslano nel remake.

E quindi, scorrendo la carriera piuttosto contraddittoria dello scaltro Hazanavicius, viene ora più che mai da chiedersi dove voglia andare a parare questo regista che, ora più che mai, appare incerto sulla strada artistica da intraprendere.

Certo, stavolta il cineasta ha avuto l’accortezza di scegliere un prodotto perfetto per essere copiato e riprodotto, ma forse ha anche imboccato una via senza ritorno che difficilmente potrà riportarlo sugli altari dorati del suo manierato e – ammettiamolo – decisamente sopravvalutato The Artist.

Il cast di bravi attori francofoni piuttosto noti, capitanati da un isterico ma convincente Romain Duris, risulta impeccabile e tra costoro si distingue in particolare il già ottimo e lanciato Finnegan Oldfield, perfetto nella mimica e nei movimenti che riesce a dare al suo duplice personaggio di zombie e di attore che deve interpretare lo zombie. 5/10.

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Final Cut

  • Anno: 2022
  • Durata: 112
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Michel Hazanavicius