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‘Il figlio di Saul’: l’umana pietà si fa largo tra gli orrori della follia

Un film che ha il potere di devastare e di tuffare di getto lo spettatore entro un orrore indicibile che lascia a bocca aperta, anche quando ormai si crede di sapere o di aver visto tutto riguardo a uno degli orrori più efferati della storia umana di ogni tempo.

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il figlio di saul

Sulla piattaforma streaming di MUBI, da qualche giorno è possibile vedere, o rivedere, uno dei film d’esordio più apprezzati e al tempo stesso sconvolgenti degli ultimi decenni: Il figlio di Saul, del regista ungherese Laszlo Nemes. Un film che ricevette premi prestigiosi ovunque, tutti meritatissimi.

Il figlio di Saul – la trama

Il film ungherese di Laslo Nemes racconta la straziante vicenda che vede come protagonista un ebreo addetto all’incenerimento dei cadaveri gassificati nelle tragiche camere della morte, dove  gli ebrei, in massa, venivano condotti con la subdola promessa di una doccia fisiologica e purificatrice.

Un lavoro che consentiva a questi disgraziati – sottoposti a una turpe e orribile mansione, e, tradendo i membri della stessa loro razza e religione, condotti alla morte con l’inganno – di sopravvivere qualche mese o anno in più, prima di essere pure loro mandati a morte.

Durante la pulizia di una doccia l’uomo scorge il corpo di un bambino miracolosamente sopravvissuto al soffocamento.

Purtroppo la circostanza non consente al piccolo di sopravvivere, ma da quel momento per l’uomo – che considera quel bimbo come si trattasse di suo figlio – scatta il dovere impellente di sottrarlo dalla camera delle sezioni mediche, impedendo che il suo corpo giovane e intonso venga smembrato per turpi esperimenti.

Saul si prodiga invece affinché quel corpicino smunto venga destinato a una più degna sepoltura, circostanza negata agli altri. Bruciati e le ceneri disperse in ogni luogo possibile.

Saul si accanisce su questo proposito, cercando inoltre di assicurare al piccolo una cerimonia officiata da un rabbino.

Inizierà per l’uomo una epopea senza fine, contraddistinta da sotterfugi e commerci sottobanco di ogni tipo per portare a termine quel proposito morale e materiale in un territorio devastato dall’orrore e dalla brutalità senza ritegno.

Il figlio di Saul – la recensione

Il film ha il potere di devastare e tuffare di getto lo spettatore in un orrore indicibile, che lascia a bocca aperta anche quando ormai si crede di sapere o di aver visto tutto riguardo a uno degli orrori più efferati della storia umana di ogni tempo.

Il figlio di Saul è un’opera caratterizzata da una regia notevole che vede, per molteplici esigenze o necessità, la macchina da presa impegnata in infiniti close up, ovvero puntata quasi esclusivamente sul volto o sul corpo del protagonista, lasciando sfocato ogni altro particolare.

Una circostanza pratica e formale interessante quest’ultima, che da un lato consente al regista di rendere credibile la rappresentazione di stermini di massa e di montagne di carne inanimata, ricordando le immagini sconvolgenti dei cadaveri smunti e smagriti delle persone condotte allo stremo e a una morte in massa.

Dall’altro lato il primo piano insistito si rivela utile all’esigenza formale di rappresentare come i contorni siano stati negati a un popolo intero, che diventa carne da macello per un altro popolo trasformato in mostro sanguinario dalla follia di pochi e da parte di una massa che non ha saputo né voluto (o potuto) opporglisi.

Saul fia (questo il titolo originale dell’opera) è uno dei film più terrificanti, tragici e toccanti  visti al Concorso del Festival di Cannes 2015e il premio ottenuto, ovvero il Grand Prix Speciale della Giuria, nonché la prestigiosa Camerà d’Or per la migliore opera prima, sono stati coerenti, doverosi, probabilmente inevitabili, certamente meritati.

Anche il Premio Oscar 2016 come miglior film in lingua non inglese è un riconoscimento pertinente che si sente di poter condividere.

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Il figlio di Saul

  • Anno: 2015
  • Durata: 107
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Ungheria
  • Regia: Laszlo Nemes