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Far East Film Festival

‘One for the road’: il valore di un’amicizia, l’importanza del perdono, la necessità di dirsi addio

One for the road appare come un astuto, interminabile spot traslucido e patinato che si compiace di se stesso, e si ripiega sulla sponda del sentimento ricattatorio e su scenografie inutilmente estetizzanti, che creano più fastidio che quel piacere visivo che non vada oltre la più scontata cartolina turistica.

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one for the road

Nella sesta giornata del 24° Far East Festival, il fim thailandese intitolato One for the road si aggiudica uno degli applausi più convinti e prolungati fino ad ora ascoltati. Merito probabilmente degli ammiccamenti sapientemente costruiti dalla regia elegante e di maniera del suo regista Baz Poonpiriya, che gioca a fare il nuovo Wong Kar-wai (che non a caso figura tra i produttori del film) , privilegiando la maniera alla sostanza.

One for the road – la trama

Due amici per la pelle da tempo separati dalle vicissitudini della vita, si rimettono in contatto quando Aood chiama da Bangkok l’abile barista Boss, che da tempo vive a New York rifocillato dai denari della ricca madre, proprietaria di un resort di lusso a Pattaya.
Il primo comunica al secondo di essere in fin di vita per la stessa forma di leucemia ereditaria che ha ucciso tempo addietro il padre, e per questo gli chiede di raggiungerlo in Thailandia per un ultimo viaggio da condividere insieme.
Boss non se la sentirà di rifiutare e, raggiunto l’amico, scoprirà che dovranno intraprendere un lungo viaggio sulla BMW d’epoca del padre per incontrare tutte le ex fidanzate dei vecchi tempi, e potersi congedare da ognuna di loro.
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La cosa in effetti pare riuscire, fino a quando lo stesso Boss scopre un particolare tutt’altro che trascurabile.
Una di queste ragazze, non solo fu una ex di entrambi, ma consentì indirettamente ai due amici inseparabili di conoscersi. Circostanza ben nota ad Aood, ma sconosciuta a Boss che finisce per reagire male a quel colpo a sorpresa.
Ci sarà tempo e modo per sistemare tutti gli eventuali rancori che la situazione ha contribuito a generare, e ognuno dei due  riuscirà a compiere il percorso più utile alla sistemazione della propria coscienza e/o della situazione sentimentale da tempo abbandonata a se stessa.

One for the road – la recensione

Alla sua terza opera, dopo quell’adrenalinico Countdown che proprio al FEFF 2013 si avvalse dell’Audience Awards, e dopo il decisamente meno riuscito Bad Genius, sempre ospite del FEFF 2017, il regista thailandese Baz Poonpiriya si cimenta in un film più intimista e personale, avvalendosi dell’apporto produttivo di lusso del gran cineasta Wong Kar-wai, che finisce per influenzarlo non poco anche a livello stilistico.
Ma è proprio questo scimmiottare a tutti i costi il glamour del grande regista di Hong Kong, che finisce per rendere affettata e fastidiosa questa storia d’amicizia, di amore e di morte, che finisce per apparire traslucida e plastificata come un lungo spot fine a se stesso.
one for the road
Altro che Hong Kong Express! One for the road appare come un interminabile spot patinato che si compiace di se stesso e si ripiega sotto la sponda del sentimento ricattatorio e su scenografie inutilmente estetizzanti, che creano più fastidio rispetto al piacere visivo che non vada oltre la più scontata cartolina turistica.

Attori belli, attrici ancora più belle e perfettine che si trincerano dietro una patina laccata tutta cocktail di grido (dai nomi altisonanti come La danza di Alice e Lacrime di Noona, tratte dalle storie di vita insopportabili che il film lunghissimo e petulante ci propina lungo tutta la vicenda) che quasi rendono al confronto il già coatto e fragilissimo Cocktail di fine anni ’80 con Tom Cruise, un film più onesto e sopportabile. 3/10

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