fbpx
Connect with us

TRIESTE FILM FESTIVAL

‘Fabian – Going to the Dogs’ di Dominik Graff, brillante rievocazione della Repubblica di Weimar

Tratto dal romanzo di Erich Kästner, Fabian Going to the Dogs è un affresco sugli ultimi anni della Repubblica di Weimar, vissuti da Jacob Fabian tra edonismo e sobrietà affettiva

Publicato

il

Fabian - Going to the Dogs

Tratto liberamente dal romanzo Fabian – Storia di un moralista ovvero l’andata a puttana (1931) di Erich KästnerFabian Going to the Dogs (Fabian oder Der Gang vor die Hunde, 2021) di Dominik Graf è stato programmato, fuori concorso, durante il 33º Trieste Film Festival.

Prodotto dalla Lupa Film, la pellicola fu presentata in anteprima mondiale al Festival di Berlino, dove ottenne anche lusinghieri consensi. In particolare rivolti alla messa in scena del regista e per l’interpretazione di  Tom Schilling, già apprezzato in molti altri film, come ad esempio Oh Boy – Un caffè a Berlino (Oh Boy, 2012) di Jane Ole Gerster, con cui vinse il Deutscher Filmpreis come miglior attore.

Fabian – Going to The Dogs è un’originale rappresentazione su un’epoca tedesca ormai lontana.  Purtroppo, nella seconda parte, forse a causa dell’elevato minutaggio, perde quel brillante appeal iniziale.

Fabian – Going to the Dogs, La trama

Berlino, 1931. Una città che sta vivendo gli ultimi scampoli della Repubblica di Weimar, mentre già si sta affacciando prepotentemente il nazismo. Jakob Fabian (Tom Schilling) fa un lavoro grigio (scrive testi pubblicitari) e passa le notti per locali, spesso con il suo amico Stephan Labude (Albrecht Schuch). Dopo aver incontrato Cornelia (Saskia Rosendahl), e aver perso il lavoro, Fabian decide di mantenere la sobrietà, mentre Stephan si perderà nel suo stesso vortice edonistico.

fabian going to the dogs

Fabian – Going to the Dogs: una trasposizione pirotecnica

Il testo di Kästner ebbe già una trasposizione cinematografica: Fabian (1980) di Wolf Gremm, pellicola che fu scelta dalla Germania dell’Est per rappresentare il paese all’Oscar come il miglior film straniero. Non entrò nella cinquina finale. Questo secondo adattamento, si distacca nettamente dal film di Gremm.

I titoli di testa avvertono che il film è una libera trasposizione del romanzo;  nella messa in scena di Graf, infatti,  per ricostruire la Berlino di inizio anni Trenta utilizza uno stile pirotecnico.

Questo è visibile particolarmente nella prima parte, in cui Graf si diverte a ricreare l’edonismo tedesco, rappresentato dal giovane Fabian, con tagli d’inquadratura veloci, utilizzo di materiale d’archivio, creazione di finti Super 8 e split screen. Mentre nella seconda parte privilegia uno stile più classico, che deve rispecchiare la sobrietà raggiunta dal protagonista.

Fabian going to the dogs

Tra presente e futuro

Fabian Going to the Dogs, però, non va recepito soltanto come una “grottesca” e tagliente ricostruzione della Germania degli anni Trenta. La trasposizione del romanzo di Kästner serve per fare un parallelismo con la Germania odierna.

Limpida – e affascinante – la sequenza iniziale, in cui si passa dalla Berlino di oggi al 1931 con un unico piano sequenza.

La macchina da presa, che rappresenta in questo caso l’occhio – critico – del regista, scende sotto la stazione di una metropolitana, che ha uno stile architettonico anni Venti, e risale nel 1931. Un continuum spazio-temporale per evidenziare come la Germania di oggi, sotto certi aspetti, non sia dissimile dagli ultimi sospiri della Repubblica di Weimar.

La gente è incurante di quello che accade intorno; fa la propria vita senza accorgersi  che il nazismo si sta prepotentemente affermando (il volantino con la svastica che si intravede sulle scale della metropolitana). Infatti Kästner, attraverso il suo libro, rende chiaro che l’avanzata del nazismo non fu inaspettata, poiché i segnali erano già evidenti.

A tal proposito, agghiacciante la scena in cui il Professore dell’università declama a Fabian e ad altri studenti il suo credo: per la Germania c’è bisogno di una profonda pulizia morale, attraverso una nuova politica repressiva.

Per inciso, il testo di Kästner, pubblicato con correzioni censorie dallo stesso editore, fu messo al bando dalla Gestapo proprio per le sue taglienti descrizioni del popolo tedesco. Soltanto nel 2013 è stato pubblicato integralmente.

Fabian going to the dogs

Jakob Fabian

Jakob Fabian sembrerebbe un giovane tedesco qualunque. Non ha ideali politici, e nemmeno ambizione personale (benché abbia scritto un’ottima tesi di Dottorato, lavora in un’agenzia di pubblicità). Gli piace vivere la vita giorno per giorno, folleggiando di notte, ma ha un suo profondo senso morale.

Ciò lo rende diverso rispetto ai personaggi che incontra e formano la Germania pre-nazista. Benché non sia schierato politicamente, Fabian non potrà mai aderire al nazismo, poiché non ama farsi corrompere. La scena in casa del Dottor Moll, disposto a pagarlo purché faccia l’amore con sua moglie, esemplifica la sua estraneità a quel mondo.

La personalità del protagonista si evince dal confronto con quella di Stephan e di Cornelia. Il suo amico Stephan, schierato a sinistra e studioso del filosofo Gotthold Ephraim Lessing, preferirà uccidersi piuttosto che soccombere al cattivo gusto estetico/sociale della nascente nuova Germania. Mentre Cornelia, all’inizio ragazza nettamente differente dalla massa, si farà facilmente comprare dall’industria cinematografica (ma amerà Fabian fino alla fine).

L’agire morale di Fabian è anche dettato dal suo pessimismo verso il futuro della società. Ad esclusione di Stephan, di cui ammira la sicurezza, di Cornelia, che gli appare come uno spiraglio di speranza, e della madre (Petra Kalkutschke), che per lui è l’unica garanzia di limpidezza morale, Fabian tratta le altre persone con sufficienza e, a tratti, con ribrezzo.

Fabian Going to the Dogs

Dominik Graf

Scorrendo la filmografia di Graf, si nota che è prevalentemente un regista televisivo. Sono soltanto una manciata le pellicole che ha realizzato per il cinema, tra cui spiccano: La moglie… gli uccelli (Das zweite Gesicht, 1982), film d’esordio di Greta Scacchi; Un angelo caduto dall’inferno (Die Katze, 1988), Falsa identità (Die Sieger, 1994).

Nonostante ciò, Fabian Going to the Dogs non presenta assolutamente una messa in scena di stampo televisivo. Graf realizza, con grande sfoggio di sapienza tecnica, un film narrativamente per il cinema, sebbene nella seconda parte si impantani un po’ con il ritmo.

Tom Schilling: ritratto del protagonista di ;Fabian- Going to the Dogs

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.

Fabian - Going to the Dogs

  • Anno: 2021
  • Durata: 176 minuti
  • Distribuzione: Les Films du Losange
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Germania
  • Regia: Frederik Graf