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Pordenone 1 – 8 Ottobre 2011, XXX edizione Le Giornate del cinema muto

Le Giornate del cinema muto e la magia malinconica di Chaplin

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Eventi musicali, riscoperte, canone rivisitato, il cinema italiano e quello d’origine: la 30ª edizione de Le Giornate del Cinema Muto, tra il 1 e l’8 Ottobre scorso, ha incantato la città di Pordenone e centinaia di spettatori provenienti da tutto il mondo.

Charlie Chaplin, Buster Keaton, Greta Garbo, Lillian Gish, Eve Francis, sono alcuni dei volti sacri che appaiono nel buio della sala del Teatro Comunale Verdi.

Il programma di quest’ultima edizione si compone di incredibili rarità, di ritrovamenti, frammenti di film ritenuti perduti e di capolavori che, nonostante abbiano più di un secolo, riescono ancora ad emozionare il più incallito dei cinefili quanto lo spettatore più discontinuo.

Una sala gremita applaude rapita davanti al ritrovamento dell’unica copia colorata a mano del primo film di fantascienza della storia del cinema, Le voyage dans la lune (Méliès, 1902), il cui restauro è durato più di dieci anni. Un altro ritrovamento recentemente scoperto presso la Cineteca Nazionale di Roma è uno dei primi film mai realizzati, The Soldier’s Coortship (1896) del regista inglese Robert Paul. Tra i primi prototipi di fotografia in movimento questo meraviglioso documento rappresenta il primo soggetto narrativo prodotto per la proiezione in Gran Bretagna.

Un’altra rarità è rappresentata dall’unico esempio di continuità nell’attività cinematografica degli intrattenitori della famiglia Corrick, una famiglia di cantanti, strumentisti, umoristi e artisti cinematografici. Conservata presso la National Film and Sound Archive of Australia e la Queen Victoria Museum di Launceston, la Corrick Collection è un insieme di documenti e proiezioni che costituisce il più continuativo spettacolo proposto al grande pubblico “amante dei divertimenti” (Melbourne Punch, 1902).

Ad aprire la rassegna è però l’evento musicale Nuova Babilonia (1929) del russo Grigori Kozintsev, proiettato con la sua musica originale, ritrovata dopo oltre quaranta anni, di Shostakovich. Nella stessa sezione compare il film francese del 1921 El Dorado di Marcel L’Herbier, film di cui lo stesso regista ricordò come in questa occasione si fosse ricorso, per la prima volta nella storia del cinema, alla musica sincrona.

In onore dei 30 anni del Festival e dell’anniversario per i centocinquanta dall’unità di Italia, una sezione dedicata al cinema italiano offre delle rarità come Santarellina del 1912 di Mario Cesarini, La serpe (1920) di Roberto Roberti, Cenere (1917) di Febo Mari e l’attesissimo film di Aldo De Benedetti, La grazia del 1929. La stessa sezione mette in luce anche i filmati comici degli anni Dieci dell’attore dall’irresistibile forza comica Cretinetti (Cretinetti al cinematografo,1911, e Cretinetti che bello!,1911).

Tra le riscoperte compare, tra il  western e la commedia romantica, l’insolito Mantrap (1926)di Victor Fleming, un film in cui domina la scena la strepitosa Clara Bow.

Nel cinema delle origini si mettono in luce le prime tracce del cinema d’animazione giapponese che mostra rarità poetiche e fiabesche dei registi Kouchi (La spada smussata, 1917), Kitayama (Taro Urashima, 1918) e Murata (Il bozzo rimosso, 1929). Accanto all’animazione giapponese si offrono i primi cartoons di Walt Disney: Newman Laugh – O- Grams (1921), Cinderella (1922) e Alice’s wonderland (1923).

All’interno della sezione “Riscoperte”, nelle serate conclusive, dopo la consegna del premio Jean Mitry alla New Zeland Film Archive ed alla National Film Preservation Foundation, vengono proiettati l’attesissimo The white shadow (Cutts, 1924), che vede nella parte di aiuto regista, sceneggiatore e montatore il giovanissimo Alfred Hitchcock,  ed alcuni frammenti del film perduto The divine woman (1928) di Victor Sjöström, in cui compare il primo bacio che vede protagonisti Greta Garbo e Lars Hanson.

A chiudere la rassegna il film The Circus (1928), il cui protagonista giganteggia sui manifesti del Festival: Charlie Chaplin.

Immagine rappresentativa  che ha fondato un’estetica del cinema muto è la siluette del principe vagabondo per eccellenza: Chaplin.

Reclame e manifesti de Il Circo appaiono ovunque nella città che ospita il Festival e la proiezione del film diventa l’evento più atteso.

Accompagnato dalla partitura originale che il regista stesso scrisse alla fine degli anni 60, oltre alla canzona da lui stesso composta e cantata ad apertura del film, Swing, Little girl, Il Circo appare uno dei film più coinvolgenti di Chaplin per l’impianto narrativo in cui si delineano la profonda grazia ed umanità del personaggio che è al tempo stesso maschera tragica e comica.

La gag dalla quale l’intero film prenderà le mosse, come racconta il Direttore del Festival David Robinson, vede Chaplin assalito da un’orda di scimmie mentre si trova sospeso in aria sopra la pista del circo.

Un mondo di segatura, di risate e di lacrime. Il circo!”, così la scena si apre e lo spazio scenico del circo domina già la prima immagine che si apre attraverso un telo squarciato da un clown. Oltre quel velo un mondo si mette in scena con i suoi equilibristi, pagliacci, saltimbanchi, vagabondi e ballerine alle prese con i loro balli vorticosi e frenetici.

Oltre il puro divertissement, la leggerezza e la giocosa gag, Chaplin riesce, tra la tragicità e la vivacità, ad umanizzare la scena, il circo.

Il suo cinema è lui stesso, il principe vagabondo diseredato dal mondo, innamorato della vita, perennemente ad un passo tra le lacrime ed una risata, è il poeta, come lo descrisse Louis Delluc, che più di ogni altro riesce ad emanare dallo schermo una profonda tristezza ed un’amorosa malinconia, dimostrando sempre come tra il riso e le lacrime il passo sia breve, e viceversa.

Martina Bonichi

 

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