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IN SALA

‘America Latina’ il thriller psicologico dei fratelli D’Innocenzo

Già presentato in concorso al 78º Festival del cinema di Venezia, arriva in sala 'America Latina' dei fratelli D'Innocenzo, interpretato da Elio Germano. Thriller psicologico ambientato nella profonda provincia laziale.

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America Latina il terzo film dei fratelli D’Innocenzo, dopo esser stato presentato alla 78º mostra del cinema di Venezia, spaccando la critica in due, esce in sala dal 13 Gennaio 2022.

Dopo il corale Favolacce (2020), i fratelli D’Innocenzo con America Latina si concentrano su un singolo personaggio, Massimo, che pare, comunque, estrapolato da quel gruppo d’individui eterogeneo insoddisfatti della propria esistenza.

Ritorna Elio Germano in un ruolo similare (un padre di famiglia), già percepito dalla critica, dopo appena due ruoli con i registi romani, come il loro attore feticcio, ma il suo personaggio è opposto a quel Bruno sicuro di sé, che non perde i pezzi e sa come reagire alla realtà che lo circonda.

Questa la trama, redatta in una manciata di righe, per non svelare troppo della tesa e sanguigna trama del film:

Massimo (Elio Germano) è un dentista di Latina benestante, felicemente sposato e con due figlie. Un giorno, scende in cantina e trova una ragazza (Sara Ciocca) legata e imbavagliata.

Ma per comprendere questa nuova storia tracciata dai due registi, bisogna partire da quanto dichiararono alla presentazione del loro terzo lungometraggio:

«Una storia d’amore e, come tutte le storie d’amore, quindi un thriller».

Non a caso su una delle due locandine sopra il titolo campeggia “È AMORE”. L’amore è il profondo sentimento che sorregge Massimo nella sua esistenza, che pare realizzata (lavoro rispettabile, villetta, famiglia amorevole e in ordine) ma interiormente non lo è. Massimo è fragile e insicuro.

Amore anche anelato dal protagonista, poiché non avendo avuto figure genitoriali affettive, cerca quell’affettuosità in sua moglie (Astrid Casali) e nelle sue due figlie (Carlotta Gamba e Federica Pala), orgoglio che ogni padre/marito vorrebbe avere.

Per quanto riguarda l’altra locandina, c’è in primo piano la testa rasata di Massimo, in cui c’è una crepa, metafora di quello che gli sta accadendo.

 

Quel Thriller Psicologico di America Latina 

Se Favolacce, come evidenziava il titolo, coglieva e piegava la forma del racconto favolistico con annessa morale finale (vedendo ogni singolo episodio del film, si poteva trarre una lezione… di vita), America Latina si può definire, visti gli sviluppi narrativi, come un fattaccio.

Nella dichiarazione precedentemente citata, si fa riferimento al thriller, ma i D’Innocenzo hanno poi precisato che preferiscono la definizione di “thriller psicologico”.

Anche se la storia si svolge in un ambiente concreto (i luoghi geografici sono tangibili), e le persone che gravitano intorno a Massimo presentano fisionomie (fisiche e caratteriali) quotidiane, tutta la vicenda è incentrata sulla lenta parabola paranoica del protagonista, che comincia a perdere la cognizione.

Per rappresentare questa psicotica china, i D’Innocenzo costruiscono il film su primissimi piani, in modo tale che siamo vincolati al sentire (e al vedere) la realtà attraverso il protagonista. Primissimi piani con cui possiamo anche scrutare ogni singolo sentimento che solca il viso.

L’aspetto psicologico/psicotico è definito anche dai toni della fotografia, curata da Paolo Carnera (alla seconda collaborazione con i registi romani), che lentamente certificano lo stato mentale di Massimo, che diviene sempre più astratto.

Lentamente i toni della fotografia divengono sempre più scuri e opprimenti, proiezioni della mente sempre più stordita del protagonista, e soltanto la moglie e le figlie mantengono quel candore che riesce a quietarlo.

Questa insicurezza di Massimo va ricercata anche nelle radici familiari, e ai D’Innocenza è sufficiente mostrarla soltanto con un solo squarcio visivo (una delle parti più belle del film).

Quando il protagonista va a trovare il padre malato e astioso (Massimo Wertmüller), viene trattato con sufficienza e disprezzo. Questa figura paterna menefreghista e rapace, che non sa dare amore al figlio, è il vero trait d’union con i personaggi famelici di Favolacce.

America latina esce in sala

America Latina. Provincia. Emarginazione

La periferia cittadina è sempre stata tangibile sinonimo di emarginazione e alienazione, e quest’aspetto è stato ben mostrato, con fulgida originalità, dai due fratelli, particolarmente con La terra dell’abbastanza (2018) e, benché diretto da Matteo Garrone, in Dogman (2018), a cui collaborarono come sceneggiatori. Con America Latina si allontanano maggiormente dal centro (usualmente sinonimo di benessere) e giungono nella profonda e sperduta provincia laziale.

La periferia di Latina è ancora un luogo immerso nella campagna, in cui le case sono costruite distanti tra loro; pertanto ognuno vive una propria vita distaccata e solitaria, e le relazioni interpersonali difficilmente possono concretizzarsi.

Per comprendere questa solitudine è sufficiente osservare i tre luoghi in cui si muove il protagonista: la sua villetta, completamente isolata dal mondo esterno; la casa del suo amico Simone, spartana e lontana da altre abitazioni; il bar che usualmente frequentano, anch’esso distante da ogni centro urbano e, se teniamo in conto di quell’unica scena, spesso vuoto.

Questi spazi nella prima parte sono ben visibili, e servono per dare maggiore spiegazioni sull’emarginazione che Massimo ha raggiunto negli anni.

America latina esce in sala

 

Questa sprofondata provincia ricorda anche le cittadine sperdute americane, viste in tanti film. Cittadine quiete, ma che nelle loro pieghe possono nascondere anche un fattaccio (David Lynch insegna).

Il titolo potrebbe giocare ironicamente (e con toni cinefili) su questo, e la sperduta villetta in cui abita Massimo, con quell’enorme scalone azzurro e piscina annessa (e ampia vegetazione selvaggia tutt’attorno), pare una tipica fazenda brasiliana.

Ma il titolo America Latina potrebbe essere anche recepito come uno di quei luoghi canonici dell’immaginazione. Uno di quei posti sperduti dove poter fuggire dal logorio della propria vita quotidiana per rifarsi un’esistenza totalmente nuova, probabilmente su una spiaggia.

È vero che nel film l’America meridionale non è mai citata, ma potrebbe rientrare tra i probabili desideri di amore di Massimo.

Se tenessimo in conto (anche di) questa interpretazione, ovvero di una desiderata fuga verso un mondo esotico da parte del protagonista, torna alla mente l’evasione finale – grottesca quanto onirica – del designer industriale Glauco (Michel Piccoli) in Dillinger è morto (1969) di Marco Ferreri, pronto a salire su una nave diretta a Tahiti.

Tra l’altro, anch’essa era una storia di alienazione e morte, ma il film dei D’Innocenzo non vuole essere un apologo ferreriano.

America latina esce in sala

Il cast

Uno degli elementi forti di America Latina è Elio Germano. Attore duttile, come conferma la sua già lunga e articolata carriera, Germano è un attore “cazzuto”, perché sceglie sempre ruoli difficili, in cui non è sufficiente fare espressioni facciali, ma bisogna donare il corpo.

I D’Innocenzo, come si è potuto vedere con evidenza nei loro due precedenti lungometraggi, costruiscono sempre personaggi di carne e sangue, desunti dalla realtà (vissuta), e Germano ha saputo dare concretezza (e carne, sangue e lacrime) a Massimo.

Ma a lato di questa convincente interpretazione, va messa in rilievo anche la sorprendente attuazione della giovanissima Sara Ciocca, che interpreta la ragazza rapita. Ruolo faticoso, perché anch’esso fisico e traumatico, e la Ciocca riesce mirabilmente in questo tour de force del corpo (e dell’anima).

I D’Innocenzo autori

Con questo terzo lungometraggio i D’Innocenzo si confermano autori a tutto tondo. Non solo perché scrivono e dirigono i propri film, ma perché hanno le idee chiare. Particolarità non sempre presente in chi realizza film.

America Latina, non accolto in modo del tutto favorevole da parte della critica, conferma che i D’Innocenzo non vogliono fare un cinema accomodante. Certamente questo loro terzo lavoro è più rispingente dei due precedenti, e non manca qualche increspatura, ma è un film possente, che certifica l’abilità dei due autori romani.

I D’Innocenzo sanno costruire scene di spessore, intagliando spesso formidabili inquadrature, e si confermano ottimi direttori di attori (eterogenei), a cui hanno costruito personaggi tanto ostici quanto intriganti.

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America Latina

  • Anno: 2021
  • Durata: 90
  • Distribuzione: Vision Distribution
  • Genere: Thriller dramma
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Fabio e Damiano D'Innocenzo
  • Data di uscita: 13-January-2022