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‘Sergio Marchionne’ l’uomo che rivoluzionò la FIAT

'Sergio Marchionne' è un documentario accattivante, nel quale non mancano momenti di colore, come la divertente imitazione di Maurizio Crozza, e spassosi aneddoti sulla vita privata del manager.

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Sergio Marchionne

Sergio Marchionne, il documentario scritto da Giovanni Filippetto e diretto da Francesco Miccichè, è disponibile su RaiPlay. È una coproduzione di Mario Rossini per Red Film, Rai Documentari e Luce Cinecittà, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte –Piemonte Doc Film Fund.

Il documentario ripercorre le principali tappe della vita professionale di Sergio Marchionne, l’uomo che ha rivoluzionato la FIAT. Lo spettatore, attraverso la sua vicenda, può rivivere gli anni d’oro della fabbrica automobilistica italiana per eccellenza, il suo declino e la rinascita. Gli autori realizzano un’opera a tutto tondo, raccontando un uomo coraggioso, caparbio e brusco, un vero condottiero.

Chi è stato Sergio Marchionne: un documentario Rai lo racconta in prima serata

La trama di Sergio Marchionne

Sergio Marchionne è una figura chiave per l’industria dell’automobile italiana e internazionale. Al vertice della più grande azienda manifatturiera del nostro Paese, sull’orlo della bancarotta, in tre anni mette in ordine i conti e, di fronte alla recessione globale, adotta un’imprevedibile strategia d’attacco. Le sue iniziative imprenditoriali e il suo stile hanno suscitato passioni e ammirazioni, ma anche contrasti con il mondo della politica e dei sindacati.

Un documentario internazionale

“Come leader ho solo due diritti, gli altri sono obblighi. Scegliere gli uomini che lavorano con me e scegliere i valori”.

È con questo intertitolo, che ricorda una delle frasi più celebri di Sergio Marchionne, che si apre il documentario diretto da Francesco Miccichè.

Un vero e proprio viaggio attraverso la vita professionale e privata dell’uomo che ha salvato l’azienda più importante d’Italia, simbolo di Torino e poi dell’intero Paese.

Il documentario Sergio Marchionne è costruito attraverso le interviste dei suoi diretti collaboratori, come Maria Cristina Zilocchi e dei maggiori esponenti del mondo politico e sindacale: Matteo Renzi e Maurizio Landini. Il tutto alternato con immagini di repertorio che mostrano il manager impegnato in incontri di lavoro e conferenze in Italia e all’estero.

Un’opera concepita con un taglio internazionale, dal punto di vista linguistico, ma anche per lo sviluppo narrativo. Il documentario ha una suddivisione in capitoli chiara e marcata, dove la figura di Sergio Marchionne viene raccontata in tutte le sue sfumature.

Un doc racconta Sergio Marchionne - Cinematografo

Un self mad man

Un uomo ruvido, ma con una grande umiltà. Un classico esempio di self mad man, figlio di un carabiniere, si trasferisce all’età di sedici anni in Canada con tutta la sua famiglia.

Emarginato perché figlio d’immigrati, senza conoscere una parola d’inglese, riesce ad acquisire ben tre lauree e farsi apprezzare per il suo grande talento manageriale.

È il primo giugno del 2004 quando Sergio Marchionne viene nominato nel consiglio amministrativo della FIAT, presieduto da Luca Cordero di Montezemolo. Quest’ultimo fa subito intendere alla stampa che il suo è un ruolo di supporto, in quanto il timone dell’azienda è nelle mani proprio di Sergio Marchionne.

Non è certo un momento sereno per l’azienda del Lingotto. Nel documentario lo ricorda il giornalista Massimo Gramellini:

“ Erano anni che tutti in Italia, soprattutto i politici, pensavano di sapere costruire le auto meglio della FIAT”.

Silvio Berlusconi, allora Presidente del consiglio, per esempio, suggerì all’azienda torinese di espandere il nome della Ferrari a tutti i modelli della FIAT. Ma da lì a poco ci fu la vera rivoluzione di Sergio Marchionne.

Sergio Marchionne: il documentario Rai

Abolire la mediocrità

Il giornalista Gianni Riotta e l’amministratore delegato di Telecom Luigi Gubitosi ricordano come gli interventi del manager furono tempestivi.

Lui, che aveva come principale obiettivo quello di abolire la mediocrità, fin da subito, con i suoi interventi, influì sulla cultura aziendale. Il suo metodo di lavoro non prevedeva pause, allontanando coloro che considerava un peso morto per l’azienda e premiando, invece, chi portava risultati.

Johan Elkann, rampollo della famiglia Agnelli, ricorda Sergio Marchionne per la capacità di sintesi e la lucidità nel comprendere le priorità dell’azienda.

La sua azione imprenditoriale più importante è stata senza dubbio la fusione della FIAT con Chrysler, il colosso di Detroit. Nel documentario questo avvenimento viene raccontato nei dettagli, con immagini di repertorio dei notiziari statunitensi e interventi dell’allora Presidente americano Barack Obama.

Il giornalista Marco Ferrante ricorda come l’iniziativa mise in risalto le qualità innovative del manager della FIAT. Sergio Marchionne, infatti, da una situazione di crisi seppe rigenerare la sua azienda, peculiarità tipica del neocapitalismo contemporaneo.

“Secondo Nietzsche, ciò che davvero solleva l’indignazione contro la sofferenza non è la sofferenza stessa, ma la sua insensatezza”.

Ma dietro a quest’operazione, apparentemente luminosa, il sociologo Marco Revelli, intravede un lato oscuro e cioè la fine della FIAT a Torino.

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La rottura con i sindacati

Sergio Marchionne, infatti, paga gli americani con la tecnologia nostrana e la principale produzione si trasferisce negli Stati Uniti a discapito dei lavoratori italiani.

È da questo momento che la favola dell’imprenditore con il mondo politico e sindacale termina. Il manager, precedentemente apprezzato per la sua visione socialdemocratica di borghese buono, viene considerato dai politici come un avversario, capace di sottrarre loro il potere decisionale.

È Marco Bentivogli (Fim Cisl) che individua come punto di rottura con Sergio Marchionne il rinnovo del contratto dell’azienda.

Gli autori del documentario, a questo punto, propongono immagini delle manifestazioni degli operai, con protagonisti soprattutto i lavoratori dello stabilimento di Pomigliano d’Arco.

Lo scontro più duro si ebbe con la Fiom di Maurizio Landini, il quale contrastò in ogni modo la delocalizzazione dell’azienda in Polonia.

Un uomo non certo semplice Sergio Marchionne. Nella sua lunga carriera non si è messo in contrasto solo con il mondo del sindacato. La sua politica dirigenziale lo portò anche alla rottura con Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria dal 2008 al 2012.

sergio marchionne

Un uomo informale ma concreto

Il documentario affronta un periodo cruciale per la storia economica, sociale e politica del nostro Paese. Il primo decennio del nuovo millennio, un momento di crisi e poi di ripresa per l’economia europea e mondiale. Ma l’opera di Francesco Miccichè, scritta insieme a Giovanni Filippetto, non risulta per nulla ingessata.

Sergio Marchionne è un documentario accattivante, nel quale non mancano momenti di colore, come la divertente imitazione di Maurizio Crozza, e spassosi aneddoti sulla vita privata del manager.

È un prodotto audiovisivo complesso, vista la tematica, al contempo informale e di sostanza. Un esempio di questa mescolanza sono i celebri maglioni di lana nera indossati in ogni circostanza da Sergio Marchionne, anche al cospetto del Presidente degli Stati Uniti. Perché l’essenziale non è la forma, ma il risultato.

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