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Tokyo Fist

“L’assassino è sempre il maggiordomo” (sinossi ed epilogo dei film). Rubrica a cura di Francesco Massaccesi

Publicato

il

 

 

Titolo originale: Tokyo-ken

Anno: 1995

Regia: Shinya Tsukamoto

Interpreti principali: Shinya Tsukamoto (Tsuda), Kaori Fujii (Hizuru), Kôji Tsukamoto (Kojima), Naomasa Musaka (l’allenatore), Naoto Takenaka (il proprietario della palestra), Nobu Kanaoka (infermiera ospedale)

 

La campanella di un ring suona, e vediamo una serie di pugili che, su di giri, colpiscono all’impazzata.

Osserviamo poi Tsuda, un piccolo uomo vestito da ufficio, un tipico colletto bianco dalla vita sempre uguale; alla fine della routine lavorativa, gli viene chiesto da un collega di consegnare un pacchetto ad un cliente particolare, un boxeur.

La vista dei pugili, la loro devozione e, soprattutto, le loro ferite lancinanti, provocano in Tsuda uno strano senso emotivo, a metà tra il malessere e la curiosità; tornato a casa, davanti a The Third Man, l’uomo appare stanco, annunciando alla fidanzata Hizuru che incontrerà un certo Kojima, un vecchio compagno di scuola rivisto per caso nella palestra.

Andando a trovare il padre, molto malato, Tsuda rimane sconvolto alla vista di un animaletto morto e mezzo putrefatto, oltre a sentirsi quasi schiacciato dal peso della città.

Tornato al suo appartamento, Tsuda trova Kojima a familiarizzare con la sua fidanzata e il pugile regala due biglietti omaggio alla coppia per un vicino match.

Intanto, il protagonista si sottopone ad una serie di esami medici, cercando di trovare una spiegazione al suo perenne senso di stanchezza: quella sera, litiga con la sua ragazza, rea di aver partecipato a degli scatti fotografici per una newsletter di lavoro.

Il giorno dopo, Kojima si reca a casa di Tsuda, ma trova solo la sua fidanzata: cominciando a mostrarle i suoi muscoli da pugile, tenta di baciarla, ricevendo un secco rifiuto.

Kojima fa credere all’amico di aver violentato Hizuru e, alla reazione violenta di Tsuda, comincia a picchiarlo selvaggiamente, riducendo il volto dell’uomo ad una maschera di sangue: quella visione sanguinolenta comincia a spingere la ragazza verso l’autolesionismo.

Durante il pranzo per il compleanno di lei, Tsuda la riempie di domande sul suo incontro con Kojima, finendo per litigare ed andarsene violentemente dal ristorante: Hizuru si reca dal pugile per confrontarlo, ma finisce per essere raggiunta da Tsuda, peggiorando ancora di più la loro situazione sentimentale.

Pieno di rabbia, Tsuda si iscrive nella stessa palestra del rivale, cominciando ad imparare i rudimenti della boxe, seppur in maniera molto maldestra; allo stesso tempo, Hizuru accresce un’insana ossessione per i tatuaggi.

Finalmente, Tsuda e Kojima si confrontano da soli in palestra, ma il confronto è nettamente impari: l’impiegato è sempre più pieno di tagli e ferite e, come se non bastasse, Hizuru comincia a frequentare il rivale, mostrando sempre di più una vera passione per l’autolesionismo e rompendo il rapporto col suo fidanzato.

Tsuda, a forza di allenamenti ossessivi, diventa sempre più forte, così come Kojima continua ad allenarsi, provocato da Hizuru, sempre più fuori controllo: in una notte di luna piena, il pugile racconta alla donna della sua antica amicizia con Tsuda, e di come cercarono, invano, gli assassini di una loro compagna di scuola, per poi separarsi alla fine del liceo.

All’ospedale, Tsuda apprende della morte di suo padre e, dopo il funerale, riceve una telefonata da Hizuru che gli confessa di aver cominciato ad avere paura di se stessa. Sconvolto, Tsuda implora vanamente Kojima di lasciar andare la ragazza: schiumante rabbia, Tsuda minaccia verbalmente il rivale, sfogandosi poi su un altro pugile durante l’allenamento.

I due ex fidanzati si rincontrano, ma non sanno fare di meglio che picchiarsi vicendevolmente; quando non sono altro che due maschere sanguinanti, lei gli chiede i risultati degli esami medici.

Arriva il primo vero confronto tra i due rivali e, in un match d’allenamento, si brutalizzano senza esclusione di colpi, ma è Kojima ad avere la meglio, seppur ferito in più parti del corpo e ricoperto del sangue dell’avversario.

In ospedale, le ferite di Tsuda si riaprono, e l’uomo vede Hizuru, completamente ricoperta di piercing e pezzi di ferro, pronta a fondersi completamente con il cuore nero e metallico della città;  contemporaneamente, Kojima sta combattendo un incontro ufficiale, mettendo l’avversario KO, ma riducendosi il viso, con ferite probabilmente mortali, ad un fiume di sangue in piena.

L’ultima immagine vede Tsuda, vestito da ufficio, che, pur ferito nella carne, guarda con un’espressione ambigua i milioni di persone che camminano per Tokyo, pronto a ricominciare una nuova giornata.

Francesco Massaccesi

 

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