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‘Liberate i diavoli!’: serata evento sull’ostracismo riservato a I diavoli di Ken Russell

LIBERATE I DIAVOLI! Evento per omaggiare il cinquantenario del film di Ken Russell, da quell’anno proscritto dalla distribuzione.

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Liberate i diavoli

Presso la Casa del Cinema, si è svolto l’evento Liberate i diavoli!. Organizzato da Red Shoes, insieme al supporto di Cineforum, dell’SNCCI e del CSC – Casa del Cinema, l’incontro voleva far luce sul perché la Warner Bros. proibisca da cinquant’anni una nuova distribuzione nelle sale de I diavoli (The Devils, 1971) di Ken Russell (1927-2011).

All’evento, voluto fortemente da Anna Maria Pasetti (Presidente di Red Shoes), hanno partecipato: Lee Marshall (Vice-Direttore di Red Shoes e critico) Giorgio Gosetti (Direttore della casa del Cinema), Emanuela Martini (Presidente di Cineforum), Piera Detassis (Presidente dei David di Donatello), Lisi Tribble Russell (vedova del regista), Ian Christie (Professore dell’Università di Londra, nonché amico di Russell), Alberto Anile (Conservatore della Cineteca Nazionale), e Dave King (creatore dell’iniziativa #FreeTheDevils).

Lo staff tecnico era composto dal Direttivo di Red Shoes: Valentina D’Amico, Alessandro De Simone e Ludovica Fales.

Essendo un dibattito bilingue, Lee Marshall ha svolto anche il ruolo di interprete, traducendo dall’italiano all’inglese per gli ospiti in collegamento, e dall’inglese all’italiano per gli spettatori.

I Diavoli

I diavoli, che fu presentato al 32º Festival di Venezia e si aggiudicò il Premio Pasinetti, uscì in un anno cinematograficamente turbolento. I censori, spinti da molte proteste di stampo moralista, più che di carattere politico e/o religioso, misero all’indice  alcune pellicole, divenute negli anni dei Cult.

Il 1971 è l’anno di Arancia meccanica (A Clockwork Orange) di Stanley Kubrick e di Cane di paglia (Straw Dogs) di Sam Peckinpah, con Dustin Hoffman; ma in quell’anno uscì anche  Il Decameron di Pier Paolo Pasolini, primo tassello della “Trilogia della vita”.

Inoltre, in Gran Bretagna, non si erano ancora sopiti i dissensi contro il film Sadismo (Perfomance, 1970) di Nicolas Roeg e con Mick Jagger. Realizzato nel 1968, fu distribuito soltanto due anni dopo, a causa della forte tematica sessuale.

Tratto dall’omonima pièce teatrale di John Whiting, e ispirato a I diavoli di Loudun (1952) di Aldous Huxley (1894-1963), I diavoli è un dramma a forti tinte, in cui eccellono le sofferte interpretazioni di Oliver Reed e Vanessa Redgrave; e, in un ruolo di secondo piano, appare anche Murray Melvin che, proprio per questa interpretazione, impressionò talmente Kubrick. che lo scelse poi per recitare in Barry Lyndon (1975), nel ruolo del Reverendo Runt.

Ma l’aspetto che rende preziosa la pellicola, sono le immaginifiche scenografie di Derek Jarman (1942-1994), che ricrea la città di Loudun come se fosse un immenso bagno. Una magniloquente – e necessaria – messa in scena che ha sempre fatto considerare lo stile di Russell come kitsch e barocco. Eccessivamente eccessivo, per essere sintetici. Il regista britannico rientra in quel novero di registi che si amano o si odiano, senza le usuali mezze misure.

L’evento Liberate i diavoli!

Liberate i diavoli! inizia con la proiezione dell’incipit del film di Russell, nel quale il Re Luigi XIII (Graham Armitage), truccato da donna, sta attuando la rappresentazione della Nascita di Venere del Botticelli davanti alla corte e al Cardinale Richelieu (Christopher Logue). Alla fine della recita, sebbene il Cardinale sia rimasto disgustato, accetta il baciamano del Re, a suggellare l’ipocrita connivenza tra potere temporale e potere spirituale.

Appena appare sullo schermo il titolo The Devils, il film s’interrompe bruscamente, come se la pellicola stesse bruciando. Metafora di come la visione del film sia vietata, e di come, in pratica, il film sia stato messo al rogo.

Il dibattito è inaugurato, via videomessaggio, da Gian Luca Farinelli (Direttore della Cineteca di Bologna). La dannazione inflitta a I diavoli, sta molto a cuore a Farinelli, poiché è anche curatore de Il cinema Ritrovato. Annualmente, il festival proietta opere recuperate, spesso con grandi sacrifici di tempi e di costi.

Farinelli rileva come la questione distributiva de I diavoli sia molto più complessa di tutte le altre esperienze da lui vissute. Pertanto, essendo ammiratore del film di Russell, corrobora la sua ferma posizione nel sostenere la battaglia per liberare I diavoli.

La parola poi passa alla vedova Russell, in collegamento via Zoom. Lisi Tribble Russell rievoca il primo incontro con il regista britannico, avvenuto tre anni prima della realizzazione del film. Tra i simpatici aneddoti, anche quello in cui la madre le aveva sconsigliato di mettersi insieme a questo bizzarro personaggio.

Per quanto riguarda le accuse rivolte al film, la Tribble specifica che Russell era cattolico, e il suo intento non era assolutamente quello di essere blasfemo. Semplicemente, il regista voleva fustigare l’ipocrisia della chiesa, tanto quella del passato (il dramma si svolge nel ‘600) quanto quella del presente.

Interviene poi Giorgio Gosetti, presente in sala. Secondo lui questa proibizione distributiva ha radici in quella lontana edizione del Festival di Venezia. Gosetti legge alcune pagine di diario vergate da Gian Luigi Rondi (1921-2016), Presidente di quell’edizione.

In queste memorie, molte dettagliate, con nomi e cognomi, Rondi afferma che il film non suscitò inizialmente sdegno, sebbene fosse molto eccessivo nei toni. Il caos, come riportano le memorie del critico, si creò con gli articoli di due giornalisti laici (Giovanni Grazzini e Lietta Tornabuoni), che descrissero la prima proiezione pubblica come un delirio, in cui alcune spettatrici si sentirono moralmente offese.

Si suppone, pertanto, che furono proprio questi due pezzi di colore, infondati, che iniziarono a creare lo scandalo e la decisione della Warner Bros. di mettere al bando il film. Inoltre, a Rondi non fu rinnovato il mandato come Presidente del Festival.

 

Piera Detassis, in collegamento, si riallaccia alle memorie di Rondi lette da Gosetti. La Detassis pone l’accento su come l’ex critico de Il Tempo, esponente massimo della critica cattolica, e per tanto sovente denigrato, sia stato invece molto combattivo in delicate situazioni del genere, citando anche i malumori suscitati dall’iconoclasta L’indiscreto fascino del peccato (Entre tinieblas, 1983) di Pedro Almodóvar, al Festival di Venezia, in cui Rondi era di nuovo Presidente.

La Detassis confessa che inizialmente lei rientrava nel gruppo dei detrattori, per poi, nel tempo, apprezzare il peculiare e visionario stile del regista.

Infine, puntualizza che fu lei nel 2013, quando dirigeva la rivista Ciak, a far pubblicare per la prima volta in Italia il Dvd del film, sebbene nella versione americana, con i tagli della censura.

Un’azione che fu molto apprezzata dai cinefili, e a tutt’oggi, rimarca, come questo Dvd risulti tra i primi nelle ricerche Amazon.

Emanuela Martini, certamente la più grande studiosa italiana del cinema britannico, in collegamento, conferma che il cinema di Russell era molto divisivo. Nel suo caso, è abbastanza favorevole all’opera di Russell, poiché il regista, dagli anni Ottanta in poi, ha smarrito il suo piglio magico.

La Martini poi analizza il film sia dal punto estetico, scacciando l’usuale giudizio che il cinema di Russell fosse kitsch, e sia facendo un paragone con il libro di Huxley. Ritiene che, anzi, il testo di Huxley sia molto più eccessivo e blasfemo rispetto a I diavoli.

La Martini, che ha dedicato un saggio al film (pubblicato su Cineforum), lo ha paragonato, per l’accuratezza scenica, al musical Il boy friend (The Boy Friend, 1971), pellicola “minore” del regista che rendeva omaggio al coreografo Busby Berkeley.

La parola viene data a Ian Christie, in collegamento. Christie ritiene fondamentale contestualizzare l’uscita de I Diavoli, soprattutto in Gran Bretagna. Come già scritto in precedenza, quel 1971 fu l’anno in cui vennero distribuite altre due pellicole “esplosive”, assieme a quella di Russell: quelle di Kubrick e di Peckinpah.

Christie ricorda che fu proprio Cane di paglia a suscitare maggior disapprovazione, tanto che un gruppo di sei critici inglesi si scagliò contro la distribuzione, scrivendo una lettera aperta, per fare in modo che fosse proibita la proiezione nei cinema. Il motivo è che questi critici ritennero che il film fosse stato proiettato senza nessun accorto taglio censorio.

Christie cita questo fatto proprio per far notare la bizzarria della vicenda: i critici, usualmente difensori dell’integrità di un’opera, volevano la depurazione del film di Peckinpah. Un’azione che mette maggiormente in risalto il bigottismo montante di quel periodo.

Anche Arancia meccanica stava suscitando molte polemiche, poiché si riteneva istigasse alla violenza. Quando il clima si fece più teso, fu Kubrick stesso a decidere di togliere il film dalle sale cinematografiche.

Pertanto Christie, precisando il burrascoso periodo, considera che I diavoli subì di riflesso l’ostracismo crescente creatosi con il film di Peckinpah.

Inoltre, ricorda anche un divertente aneddoto: quando Alexander Walker (uno dei pochi critici di cui Kubrick aveva stima) invitò Russell a parlare del suo film in un programma della BBC. Con il crescere delle critiche da parte di Walker, il regista cominciò a colpirlo con un giornale arrotolato.

Alberto Anile, anch’esso da remoto, paragona lo scalpore sorto attorno a I diavoli a quello suscitato al Festival di Venezia del 1988, quando Martin Scorsese presentò L’ultima tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ, 1988).

Anile si focalizza anche su come il vero scandalo sia la scelta, inspiegabile, della  Warner Bros. di proibire la proiezione di una propria opera.

Il dibattito viene chiuso da Dave King, in collegamento via Zoom. King è stato quello che ha dato vita, attraverso il suo blog, all’iniziativa #FreeTheDevils. Tutto ebbe inizio quando, nel lontano 2004, lesse su un periodico un’allarmante notizia su come, per porter guardare I diavoli, esistessero soltanto pessime copie di Vhs.

Poi nel 2013, quando King conobbe personalmente la vedova di Russell, questa sua battaglia si fece più agguerrita, creando giustappunto l’hashtag a favore della liberazione del film.

King tira in ballo anche L’esorcista (The Exorcist, 1973) di William Friedkin, pellicola sempre prodotta dalla Warner Bros., e ormai trasmessa in Tv anche in orari pomeridiani.

Il film di Friedkin, ironizza King, contiene la famosa scena in cui la piccola Regan (Linda Blair) si masturba con un piccolo crocifisso. Per tanto, perché con I diavoli non si ha la stessa clemenza?

 

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Liberate i diavoli!

  • Anno: 2021
  • Distribuzione: 2 ore