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‘L’onda lunga – Storia extra-ordinaria di un’associazione’ per i 70 anni dell’Anac, quanto era bella la lotta d’autore

Il documentario di Francesco Ranieri Martinotti, presentato alla 39esima edizione del Torino Film Festival, ripercorre la storia dell'Associazione Nazionale Autori Cinematografici, tra vicende nazionali e lotta politica: un passato che ispira col suo profumo di futuro

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Immagine di un'intervista ad Alessandro Blasetti

70 anni di vita, e sentirseli: sennò, la tua storia sarebbe solo ordinaria amministrazione. L’Anac (Associazione Nazionale Autori Cinematografici), fondata nel 1952 da Zavattini, Amidei, Rossellini e tanti altri, ha un archivio di racconti – o meglio, un album di famiglia – così ricco da confondersi, per larghi tratti, con la storia dell’Italia tutta. L’onda lunga – Storia extra-ordinaria di un’associazione prova a mettere ordine in queste vicende nazional-cinematografiche, affidandosi alle voci d’autore dei vari Lizzani, Maselli, Montaldo, Gregoretti, Bellocchio, Wertmüller e compagnia militante. Perché il bello del documentario del Presidente dell’Anac Francesco Ranieri Martinotti, presentato fuori concorso al 39esimo Torino Film Festival, è proprio quello di aver girato un film che non sa né di catalogo ammuffito, né di commemorazione: che profuma, piuttosto, di lotta, di visione, d’impegno civile. Con un po’ di nostalgia e tanto amore per il cinema.

La trama

In quasi 70 anni di vita, quelle dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici – fondata nel 1952 da Zavattini, Amidei, Rossellini e numerosi altri – non sono state soltanto battaglie per le politiche sul cinema, ma anche per l’impegno civile e la cultura italiana. Va ricordata la presenza nelle sue file di personalità come De Sica, Pasolini, Damiani, Scola, Age, Scarpelli, Rosi, Cecchi d’Amico, i quali, prima di essere autori di cinema, erano grandi intellettuali. Attraverso le testimonianze dirette di alcuni di loro, con le interviste inedite a Lizzani, Gregoretti, Maselli, Montaldo, Bellocchio, Wertmuller, Gamba, Cavani (provenienti dai repertori dell’Istituto Luce e Aamod e dall’archivio dell’Anac), si ripercorrono le tappe di questa straordinaria storia della seconda metà del Novecento italiano. Prodotto da Capetown s.r.l. e co-prodotto da Cinecittà Luce e RaiCinema. (Sinossi ufficiale)

L’extra della preistoria dell’Anac

La prima immagine de L’onda lunga – Storia extra-ordinaria di un’associazione è una bandiera rossa. Niente equivoci: è quella che sventola sulla spiaggia in una giornata ventosa per segnalare il divieto di balneazione. Ma il doppio senso, a buon diritto, è dietro il primo angolo cinematografico, se di lì a qualche secondo, sulla grafica anch’essa elegantemente vermiglia, scorrono le immagini d’archivio di lotte sessantottine. Il discorso pugnace che fa da sottofondo è di Marco Bellocchio, l’autore de I pugni in tasca. Nel rivolgersi a una giovane platea in un recente incontro, le sue parole funzionano da incipit del documentario, incarnandone lo spirito impegnato:

Gli artisti si coinvolgevano maggiormente con la politica, perché evidentemente il parlar di politica aveva ancora un senso profondo. Noi sentivamo che c’era qualcosa d’importante.

Anche più antico, in realtà, il nodo politica-cinema. Francesco Ranieri Martinotti raccoglie anche testimonianze di episodi che appartengono alla preistoria anziché alla storia dell’associazione. Può stupire, ad esempio, il racconto di Giuliano Montaldo sulle proiezioni in epoca fascista, organizzate dal figlio di Mussolini nel sottoscala di Villa Torlonia, con militanti in embrione dell’Anac, di ben altro orientamento, come Lizzani e De Santis. Similmente colorita la ricostruzione che Francesco Maselli fa di un’irruzione fascista durante la proiezione a Palazzo Braschi di Ossessione di Luchino Visconti, con tanto di contropelo ai capelloni. Senza sapere che tra questi ci fosse il nipote del Ministro del MinCulPop, Pavolini. Sane incursioni di aneddoti nel rigore di una storia serissima.

Cronache di poveri amanti

Anche un sentimento si documenta. Un certain regard, quasi: uno sguardo sul Paese e sul cinema, e il modo, o il mood, di viverlo. L’onda lunga – Storia extra-ordinaria di un’associazione, infatti, integra alla opportuna didascalia dei capitoli cronologici la narrazione sentimentale delle riunioni degli autori. Le storie nella Storia, insomma. Pittoresche, anche, ma fedeli alla realtà: la sede seminterrata, le discussioni fino a notte fonda per la preoccupazione delle mogli, gli amici pronti a scannarsi nel contradditorio, le nuvole di fumo. È una cronaca di amanti, a volte poveri per il funzionamento penalizzante o xenofilo del sistema produttivo, ma sempre ricchi nel fervore:

(Giuliano Montaldo) Mi ricordo la prima volta. Entrare in quella sala e trovare il cinema italiano, un pugno chiuso di persone pronte a discutere, a proporre, a battersi, a lottare, era emozionante.

Segue la cronaca di altre prime volte alle riunioni dell’Anac, come quella di Ugo Gregoretti. Proprio per dire che, come in amore, la prima volta non si scorda mai.

Forme e riforme cinematografiche

Fumosi, fisicamente, solo i luoghi d’incontro. I propositi dell’associazione, invece, così concreti da scandire un racconto di riforme e conquiste. Tra le combattive campagne dell’Anac, sono salienti quella contro la censura o per la riforma della Biennale di Venezia – con appassionati filmati d’archivio in cui il documentario si fa di azione viva e presente – così come per l’equo compenso o contro la cementificazione di Cinecittà. Gli stessi film, i cui brani punteggiano il documentario, erano una forma d’impegno, al pari dei festival occupati, dei dibattiti, dei sit-in.

L'onda lunga - Storia extra-ordinaria di un'associazione: fotogramma da Ignoti alla città di Cecilia Mangini

Nella cultura del Paese, poi, questa storia che fu anche di contro-cultura è ricostruita dal regista con un’attenzione spiccata, nella seconda parte, al rapporto con la televisione. È qui che s’inserisce la protesta contro la legge Mammì del 1990 sull’interruzione dei film con la pubblicità. Già note, e giustamente riproposte, le invettive in merito di Federico Fellini. Meno, invece, la boutade comica di Carlo Verdone – da non perdere – o la battuta, fresca, di Giuliano Montaldo: “per fortuna i miei film ormai passano alle 2 di notte senza spot”.

Idee straordinarie per tempi ordinari

È forse nelle battute finali che L’onda lunga – Storia extra-ordinaria di un’associazione sembra doversi, per forza di cose, sfilacciare. Non è colpa della scrittura: è colpa dei tempi. Tambureggiante per larghi tratti, il film prende negli ultimi minuti un ritmo più riassuntivo. Perché al di là degli avvicendamenti ai vertici dell’associazione e di qualche iniziativa, è intanto cambiato il Paese. Vale a dire: meno lotta, meno controcultura.

(Giovanna Gagliardo) Quello che era bello di quell’epoca e che si è, direi, totalmente perso, era che ognuno di noi, aveva un’idea di futuro, aveva un’idea di quella che avrebbe dovuto essere la società, la cultura, il cinema, il comportamento personale e privato delle persone.

Ecco perché L’onda lunga – Storia extra-ordinaria di un’associazione riesce, nella propria decorosa semplicità, a ricusare tanto l’autocelebrazione, quanto l’archivistica fredda, per farsi racconto storico necessario. Per ricordare, cioè, un certo impegno del cinema, una certa stagione di lotte – sempre meritevole dei suoi sequel – e un certain regard sul futuro. Che, come spesso accade, si riscopre nel passato.

L’intervista di Livio Cavaleri al regista Francesco Ranieri Martinotti

Cinema italiano, una storia da rivendicare. Intervista a Francesco Ranieri Martinotti, presidente Anac

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L'onda lunga - Storia extra-ordinaria di un'associazione

  • Anno: 2021
  • Durata: 74'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Francesco Ranieri Martinotti