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Anniversari

50 anni di ‘Arancia Meccanica’: al cinema con gli occhi di oggi

A 50 anni dalla sua uscita, si torna in sala ad ammirare, con l'occhio da spettatore contemporaneo, il capolavoro di Stanley Kubrick.

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Nel 1971 usciva nelle sale il film Arancia Meccanica (A Clockwork Orange). Oggi, quello che da molti è considerato il capolavoro di Stanley Kubrick, é tornato in sala per una serie di proiezioni speciali.

Candidata a quattro premi Oscar, la pellicola basata sul romanzo di Anthony Burgess è oggi ritenuta un vero è proprio cult, che all’epoca diede grande scandalo per l’uso della violenza quasi estetico e i numerosi riferimenti sociali e politici.

Il protagonista, Alex DeLarge (Malcolm McDowell) è un brillante giovanotto con l’ossessione per Ludwig Van Beethoven (o come lo chiama lui, “Ludovico Van”) e per la violenza gratuita, da cui trae profonda esaltazione e appagamento. Tradito dai suoi compagni, i Drughi, finisce in carcere, dove verrà sottoposto a una “cura” sperimentale con l’obiettivo di renderlo inoffensivo.

Riproporre al cinema un grande classico cinematografico è sempre cosa buona e giusta, sia per gli appassionati nostalgici sia per i novellini, che possono così gustare un’opera maestra per la prima volta su grande schermo.

Ma com’è stato l’approccio ad Arancia Meccanica al cinema, dopo 50 anni?

La sceneggiatura

L’impianto della sceneggiatura è molto diverso rispetto a un film contemporaneo. Più di due ore di pellicola, scene ritmate separate da momenti più lenti, in cui ci si prende tutto il tempo per ammirare le performance degli strepitosi attori, McDowell su tutti, o la perfezione delle inquadrature per cui è tanto famoso Kubrick. É vero che il regista, in qualità anche di sceneggiatore, era un perfezionista: scene lunghe, talvolta spiegate con lunghi dialoghi, talvolta solo con la fotografia, erano d’obbligo. In generale, il film (come tutti i film di Kubrick) possiede un ritmo tutto suo, profondamente accattivante ma che in una sala del 2021 si fa notare.

L’immagine

La qualità dell’immagine ha fatto passi da gigante. Si pensi alle delizie visive di Wes Anderson o alla fotografia mozzafiato di film come Revenant – RedivivoTuttavia, la bellezza delle immagini di Kubrick non invecchia: impossibile non citare la potenza della scena d’apertura, in cui Alex e i suoi Drughi, tutti vestiti di bianco, sorseggiano latte all’interno dell’alienante Korova Milk Bar. Impossibile non soffermarsi sugli occhi folli di Alex, quegli stessi occhi che assumeranno tutt’altro sguardo durante la “cura Ludovico” a cui verrà sottoposto. Le immagini di Arancia Meccanica soddisfano quasi languidamente un bisogno intrinseco di bellezza, di perfezione, di estetismo qui integrato perfettamente con la violenza (l’uso della musica classica durante le scene più cruente è emblematica). Un aspetto sempreverde, oggi come allora.

I temi

Concludiamo con una breve considerazione sulle tematiche del film. Arancia Meccanica affronta una moltitudine di argomenti, muovendosi tra riferimenti sociali, antropologici e politici. Chiama in causa il concetto del libero arbitrio, ponendo allo spettatore domande difficili a cui rispondere. Kubrick contrappone il caos di una vita senza morale al rigoroso ordine delle istituzioni, ma ovviamente la sentenza finale non è così semplice da applicare.

Vi è molta carne al fuoco in questa pellicola. Forse troppa per uno spettatore cinematografico moderno, assuefatto ai blockbuster? Gli spettatori potrebbero essersi disabituati a un certo tipo di visione. Ma è sbagliato pensare che non ne siano alla ricerca.

Entrando in sala, nel 2021, nell’era Covid, per il cinquatesimo anniversario di uno dei film che ha fatto la storia del cinema, vi erano molti giovani. Arancia Meccanica continua a essere celebrato nonostante siano passati tanti anni. Per cui, sì, il cinema cambia, e cambia l’occhio di chi guarda. Ma non bisogna averne paura, perchè se la ricetta di un film è buona, ci sarà sempre qualcuno pronto a gustarla.

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