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‘Trafficante di virus’ di Costanza Quatriglio su PrimeVideo

'Trafficante di virus' di Costanza Quatriglio, dal libro di Ilaria Capua, traccia una disamina amara della comunità scientifica italiana

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Trafficante di virus

É arrivato in streaming su Prime Video Trafficante di virus di Costanza Quatriglio.

Trafficante di virus –  trama

Irene Colli (Anna Foglietta) è ricercatrice presso un importante istituto zooprofilattico italiano. Ha una bella famiglia e si dedica anima e corpo al suo lavoro, che svolge con intelligenza e lungimiranza, per affrontare epidemie dilaganti tra animali che potrebbero mettere in pericolo anche la salute degli esseri umani. A causa di un’inchiesta giudiziaria condotta nel corso di diversi anni, la sua vita è destinata a cambiare.

Il 2021 di Costanza Quatriglio

Costanza Quatriglio in questo 2021 ha realizzato ben due opere, differenti nel formato, ma ambedue fortemente incentrate sulle storie di donne dentro la società italiana, del passato e di oggi.

Il Tv Movie La bambina che non voleva cantare, tratto dal romanzo autobiografico, Il mio cuore umano (2008) di Nada, segue gli stilemi del romanzo di formazione, e la figura della cantante, donna prima che artista, è anche utile alla Quatriglio per punteggiare la descrizione dell’Italia degli anni Sessanta, ancora legata a certe tradizioni.

Trafficante di virus, presentato al Torino Film Festival 2021 (qui il sito della manifestazione), è certamente l’opera più ambiziosa fra le due: una dura disamina, realizzata integrando la veemenza dei film di denuncia con i ritmi narrativi tipici da “thriller”, sulla società italiana odierna. La pellicola prende soltanto spunto dalle vicende, private e giudiziarie, vissute in quegli anni da Ilaria Capua, per poi mettere in scena un dolente racconto che possa rappresentare molte altre donne, ricercatrici oppure che svolgono altre mansioni.

Trafficante di virus – 2021 regia di Costanza Quatriglio

Trafficante di virus Ilaria Capua e il suo libro

Ilaria Capua, in questi ultimi due anni di pandemia, è divenuta un noto volto televisivo, e tra i differenti virologi che hanno presenziato e presenziano nei programmi, è una delle voci più rispettate e ascoltate. Qualche tempo prima, era un nome e cognome conosciuto soltanto negli ambienti scientifici, oppure da qualche lettore attento alle divulgazioni mediche.

Probabilmente molti non erano nemmeno a conoscenza delle sue beghe giudiziarie, che la vedevano accusata di gravi colpe (trafficante di virus, come la stessa Capua manifesta nel suo testo). Io, trafficante di virus, libro edito nel 2017, l’ha scritto per narrare quegli anni che l’hanno vista infamata dalla stampa, in uno stile che rievoca il famoso “Sbatti il mostro in prima pagina” di valprediana memoria.

Messa alla gogna in Italia, sebbene con prove incerte, la Capua, con un prestigioso curriculum, in particolare per le fondamentali ricerche contro l’influenza aviaria, è poi emigrata negli Stati Uniti, dove è stata accolta con maggiori onori.

Nelle diverse interviste legate alla presentazione del suo libro, l’autrice ha sempre sottolineato che la principale necessità di scrivere questo testo di memorie è stata dettata dal bisogno di far capire a sua figlia cosa sono stati quegli anni, e il perché, come madre, è stata poco presente al suo fianco nel delicato momento della crescita.

 

Trafficante di virus Dal libro al film

Costanza Quatriglio, coadiuvata, in sede di sceneggiatura, da Francesca Archibugi, prende il testo della Capua e lo “reinterpreta” liberamente. Non vuole essere un biopic sulla ricercatrice, sebbene la scelta del libro renda evidente la stima della regista per il coraggio della Capua, ma cogliere elementi dagli episodi vissuti per poter tracciare una disamina recriminatoria sul comportamento dell’Italia.

Nello specifico alla Quatriglio interessa mettere in luce due argomentazioni: la donna dentro una comunità scientifica ancora ad appannaggio degli uomini; la fuga dei cervelli dall’Italia.

Le argomentazioni di Costanza Quatriglio

La prima questione, la più importante, si palesa nel racconto diverse volte. Nella scena del congresso scientifico, sebbene Irene spieghi in modo ineccepibile le sue fondamentali ricerche, un altro ricercatore la stima per le sue bellissime labbra. Episodio che marca anche come in una comunità colta ci sia ancora molto sessismo. Il marito (Michael Rodgers), sbotta contro di lei perché passa poco tempo dentro le mura domestiche, dedicando maggior tempo al lavoro.

Questa esternazione nasconde anche una malcelata invidia per il fatto che lei stia ottenendo maggiori successi rispetto a lui. Infine, il padre (Luigi Diberti), nella classica scena di riunione familiare, muove qualche critica alla sua vita poco da donna, benché poi si scoprirà che di nascosto apprezzi le sue ricerche e i premi vinti.

Nel film ci sono anche altre presenze femminili, ma sono semplici “figuranti”. Le due colleghe del laboratorio sono ricercatrici tra ricercatori, senza una tenace “personalità”, mentre la Dottoressa Carmen (Isabel Russinova), inizialmente favorevole alle ricerche di Irene, appena cominciano a calare le ombre sull’operato della Colli, si distanzia e rientra nella società scientifica maschile.

Il tema della fuga dei cervelli, altra dolente piaga italiana, si palesa soltanto nel finale, e serve come episodio esemplare, da intendere con l’accezione negativa di vergognoso, per come la società italiana non sia capace di gestire i propri tesori intellettuali, privilegiando soltanto gli interessi economici. E le vicende della Capua/Colli, mostrano anche l’ipocrisia della comunità scientifica, spesso fintamente interessata all’etica.

Struttura del film

Le vicende narrate si dipanano tra il 2001 e il 2016. Le prime immagini di Trafficante di virus sono d’archivio, e velocemente ripercorrono la paura collettiva creatasi con la diffusione dell’antrace. Una necessaria introduzione per contestualizzare le successive vicende della Capua, proprio perché l’antrace è stato il primo tassello per le successive psicosi collettive complottiste sulla diffusione dei virus.

Le ultime immagini, invece, sono dedicate al privato di Irene, che si risveglia riappacificata (tra l’altro, il nome scelto dalle sceneggiatrici significa “pace”) dopo quanto ha vissuto negli ultimi anni. La narrazione del film non segue un percorso linearmente cronologico, ma è strutturata in un andirivieni di flashback, che si agganciano tra loro seguendo il punto dell’argomentazione messo in rilievo.

Essendo una vicenda giuridico-scientifica complicata (sigle, terminologie, accuse, ecc.), viene utilizzata la figura del giornalista Sandro (Paolo Calabresi), che spiega con fare didattico al suo gruppo di lavoro (e per tanto agli spettatori) le gravi accuse mosse alla Dottoressa Irene Colli.

Il giornalista appare quasi a intervalli regolari, proprio per tracciare dei punti e far in modo che lo spettatore non perda il significato dei fatti.

Leggi anche l’intervista alla regista

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Trafficante di virus

  • Anno: 2021
  • Durata: 116
  • Distribuzione: Medusa
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Costanza Quatriglio