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78 Venezia

‘Illusiones perdues’ recensione e intervista a Xavier Giannoli

78 Festival del Cinema di Venezia. Il miglior film, seppur non premiato. Eleganza, letteratura, cultura e bellezza. Quattro chiacchere con Xavier Giannoli. In uscita il 03 Dicembre in Italia per i tipi di I Wonder Pictures

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Illusiones perdues: dal romanzo, al film, alla realtà è un attimo

“Un penna. Della carta. E l’amore per la bellezza”.

Con queste potenti parole si apre non solo il capolavoro letterario di Honorè de Balzac: Illusiones perdues, ma anche l’omonimo film da cui questo è tratto, con la regia di Xavier Giannoli.

Interpretando la visione olistica della società di Balzac, anche grazie al sempre perfetto Xavier Dolan (qui attore) e, in particolare, il caso umano e sociale nella vita del collega, amico, nemico, rivale e giornalista Lucien Chardon de Rubemprè, (splendido, disordinato, folle Bejamin Voisin che regge da solo e così giovane senza cedimenti ben due ore e mezza), la pellicola trova ambiente nella Parigi ottocentesca.

Dal romanzo poi arrivare alla realtà è un attimo. Tutto nel film diviene infatti così politico e contemporaneo per le tematiche sollevate.

Rapporti tra stampa, verità e menzogna

Una su tutte? Il rapporto della stampa con verità e menzogna, anche in relazione al denaro e al potere che, come prevedibile, in epoca post – covid diviene credibilissima. Toccando il nervo scoperto di molti giornalisti presenti in sala, nel bene e nel male, ha suscitato il plauso della critica con claque, si spera, “non paganti” e scroscianti come quelle del film nei teatri, così come il parere del pubblico veneziano commosso e in piedi per dieci minuti. A dimostrazione che dove c’è autenticità, eleganza e scrittura, c’è tutto!

Povertà, ricchezza, sfarzo, grandi capigliature, ossimorici costumi, palazzi sgorganti storie origliate nei muri, nobiltà seduta e statica, puttanelle demi-castorine al balcone, monarchici e liberali, editori analfabeti, patron e protegèe traballano ai colpi della restaurazione francese e sotto l’egida dell’arte, sia teatrale che giornalistica, che si sta sviluppando in quegli anni, anche a colpi di pubblicità, marketing e baratti economici.

La trama di Illusiones perdues:

Lucien Chardon, detto de Rubemprè, è un giovane orfano, poeta sconosciuto nella Francia del XIX secolo. Nutre grandi speranze, un pò Dickens con Great Expectations e un pò Oliver Twist ed è deciso a forgiare il proprio destino. Abbandonata la tipografia di famiglia nella città natia, decide di tentare la sorte a Parigi sotto l’ala protettrice della sua mecenate, fiero delle sue poesie nella raccolta dal titolo Le Marguerite. E se nel lavoro precedente di Giannoli si esaminava un’altra Margherita, cioè la Dumont, ricca e senza talento, qui invece la povertà sfodera originalità, ricercatezza e potenza espressiva. Come quasi sempre avviene dal basso!

Arte, denaro, nobiltà

Il problema che lega cultura, arte e denaro è sempre quello da secoli. Il primo è inavvertitamente in mano al secondo e questa tendenza, salvo sporadici casi, non accenna ad invertirsi. Eppure dall’alto della noia borghese non cadono molte idee, tra un ricevimento e l’altro, tra una caccia e l’altra, tra un indecoroso te danzante e una palpatina e l’altra, dove le sfumature raggiunte non sono quelle dell’identità dei versi, ma solo quelle legate ai cangianti tessuti di taftà degli abiti indossati dalle nobil signore che, di nobile, hanno ormai solo il titolo.

La grandezza di questo film poi e di Balzac prima, giace appunto nella capacità caleidoscopica di ritrarre emozioni, società, sapori e dissapori di borghesia e ceti più umili o nobiltà; la comediè humaine appunto che tocca tutti, al di la del loro conto in banca. Lasciato presto a cavarsela da solo in questa meravigliosa città, descritta come una donna che alza la sua sottana per svelare la sua natura, il giovane scoprirà le macchinazioni in atto in un mondo che ubbidisce alla legge del profitto e della simulazione.

Una commedia umana dove tutto può essere comprato o venduto, il successo letterario e la stampa, la politica e i sentimenti, la reputazione e l’anima.

Intervista a Xavier Giannoli e Benjamin Voisin

GSS: Perche Balzac? Lo sapeva che gli è stato intitolato un cratere su Mercurio?

XG: Perché capisce il mondo intero. Per i soldi, perché getta la matrice del mondo moderno, perché quando sei un uomo giovane vuoi trovare un posto nella vita con lo sforzo, per la fatica di vivere e la nuova civilizzazione, già molto focalizzata sul denaro. La sua è una commedia umana dove tutto può essere comprato o venduto, il successo letterario e la stampa, la politica e i sentimenti, la reputazione e l’anima. Perché quello che è bello, la bellezza, ha una chance. Sono affascinato da questo nuovo mondo come fanno i miei bambini in Instagram. Mi domando se perderemo la bellezza, se non ci saranno più i libri, se tutto diventerà veloce, ibrido. Sono ossessionato dai dettagli, il modo in cui cammini, parli, ti vesti, ti esprimi; tutto è legato all’economia e non si sa più se la bellezza continuerà ad esistere.

GSS: Ha seguito il romanzo alla lettera o no? In quanto tempo l’ha scritto il film? E la musica potente, dilatante come l’ha scelta?

XG: Il romanzo di Balzac rivela la matrice del mondo moderno, il momento in cui un’intera civiltà era sul punto di cedere alla legge del profitto con l’intervento del consumismo e le leggi di domanda e offerta. Volevo prolungare quel gesto grazie al cinema, prendendomi, rispetto al testo originale, delle libertà che mi permettessero di esprimerne lo spirito. E così ho fatto.

Per quanto riguarda la scrittura, l’ho scritto in più anni, in tempi diversi, forse anche più di venti. Ho aspettato il momento giusto. Anche nello studiare la musica adatta ci ho messo tanto perché doveva essere un momento di liberazione.

GSS: Come è stato lavorare con un altro geniale regista/attore come Xavier Dolan? Facile da dirigere?

XG: E’ stato fantastico molto professionale, bravo e ha messo anche delle sue suggestioni personali nella lettura del personaggio.

GSS: Per te invece Benjamin? 

BV: Mi sono trovato benissimo molto divertente sempre accanto a lui, ben affiatati. E’ diventato come un fratello.

GSS: C’è un frase bellissima. “Le mie poesie perderebbero di significato se dovessi spiegarle. Com’è il suo rapporto con la stampa che, di solito non capisce una beata mazza. Sorrentino dice che i critici sono inutili. Lei cosa ne pensa?

XG: Mio papà, a cui ero legatissimo, era un giornalista e ha passato 40 anni nei giornali. Ed io con lui. Posso vedere la bellezza di questo lavoro. Per molti è una missione. Nel romanzo si descrive un nuovo mondo cinico, opportunista. Ma non sono tutti così. Non tutti i giornalisti e non tutti i giornali. Non la penso come Sorrentino perché ho incontrato grandi critici che mi hanno anche arricchito e con cui sono nate collaborazioni proficue.

E pensare che a vent’anni volevo fare il professore!

 

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Illusiones perdues

  • Anno: 2021
  • Durata: 130
  • Distribuzione: I wonder Pictures
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Xavier Giannoli
  • Data di uscita: 03-December-2021