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Mubi Film

‘Grazie per la cioccolata’ un dramma borghese sulle verità nascoste

Il film del 2000 di Claude Chabrol è un opera che indaga nuovamente la borghesia mettendone in luce le zone d'ombra

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È disponibile su MUBI, dal mese di ottobre, Grazie per la cioccolata. Si tratta di un film del maestro Claude Chabrol che con questo film, uscionel 2000,  inaugura il nuovo millennio. È interpretato da Isabelle Huppert, Jacques Dutronc, Anna Mouglalis e Rodolphe Pauly.

La trama di Grazie per la cioccolata

André Polonski è un pianista talentuoso che sposa per la seconda volta Mika Muller. La donna è la direttrice dell’azienda del cioccolato Muller, la quale aveva già avuto un breve matrimonio con l’uomo molti anni prima. André si era poi risposato con Lisbeth, che gli aveva dato un figlio, Guillaume. La donna, però, era morta in un incidente d’auto per cause poco chiare. Nel frattempo Jeanne Pollet, una ragazza che si sta preparando per il concorso di pianoforte di Budapest, scopre di essere stata scambiata il giorno della nascita con Guillaume Polonski. La ragazza, decisa a fare chiarezza su questa faccenda, entra nella vita della famiglia Polonski, alterandone irreversibilmente gli equilibri.

La famiglia borghese studiata dall’interno

Chabrol aggiunge un interessante tassello al suo racconto sulla società borghese che ha portato avanti per un’intera carriera. In questo lavoro, in particolare, mette la lente d’ingrandimento sui meccanismi misteriosi e segreti all’interno del nucleo familiare. Ci si parla poco e si tende a scambiare placidi sorrisi, lasciando che la monotonia prenda il sopravvento e lasciando inevitabilmente spazio ai misteri e ai sotterfugi di agire indisturbati nelle stanze della casa. Grazie per la cioccolata assume quindi i connotati di un thriller e di un giallo, rendendo Jeanne Pollet l’investigatrice che cerca di capire cosa succede davvero nella famiglia Polonski.

Equilibri stravolti e inaspettate sorprese

L’arrivo di Jeanne scombina l’assetto familiare della famiglia Polonski, a partire proprio da André, il capofamiglia. L’uomo ricordava l’incidente avvenuto molti anni prima e si dimostra contento di essersi in qualche modo ricongiunto con la ragazza. Senza contare che Jeanne, essendo una pianista, entra nelle grazie dell’uomo che si prende l’incarico di tenerle lezioni private per migliorare il brano in vista del concorso. Questa apprensione per la ragazza rende irrequieto Guillaume, che si sente messo da parte, quasi come se non facesse più parte della famiglia. Come dargli torto, del resto, se le sue impressioni su ciò che sta succedendo nella famiglia Polonski sono vere.

Jeanne, dopo la scioccante scoperta, sente di dover in qualche modo ritrovare sé stessa e appartenere a qualcuno, L’affinità di interessi con André non fa altro che confortarla e farla sentire sempre più figlia dell’uomo, dando inizio a un mai compiuto rapporto padre figlia. Mika, nel frattempo, sembra rimanere in una posizione neutrale, senza sbilanciarsi. Si dimostra affettuosa nei confronti di Jeanne, ma cerca anche lei di fare chiarezza sulla questione. La donna, però, ha qualcosa da nascondere e Jeanne se ne accorge in maniera casuale ma improvvisa nella sua modalità.
Da lì in poi il rapporto tra André e la ragazza si farà sempre più intenso, andando di pari passo con la ricerca della verità sulla famiglia.

La musica come nuovo modo di comunicare

Nella famiglia Polonski, come già accennato, si parla poco e ci si abbandona a ritualità ormai diventate abitudini. Esse vengono quindi fatte con un trasporto emotivo abbastanza relativo.
Lo stesso atto della preparazione della cioccolata calda, fatto ad opera di Mika, è un gesto meccanico, chirurgico, con tempistiche e passaggi ferrei e imprescindibili. Le variazioni anche minime di queste abitudini causano stupore improvviso e squilibri nella tranquillità familiare.

André ha un pianoforte a coda in casa che suona da solo e usa la musica per esprimersi e comunicare ciò che sente. Solo che non sempre viene ascoltato, come avviene nella scena in cui Guillaume gioca a un videogioco a volume alto disturbando la sua esecuzione. L’arrivo di Jeanne dona in questo nuova linfa vitale ad André, che ora ha trovato una persona con cui parlare questa meravigliosa lingua. Inizialmente i due condividono la stessa tastiera, ma con l’evoluzione del loro rapporto i due suonano ognuno il proprio pianoforte, uno di fronte all’altro.
Questo a simboleggiare un dialogo che avviene attraverso le note, le pause e i respiri della musica. Essi diventano il modo per sentirsi vicini e parlarsi senza uso di parole.

Una regia elegante e minuziosa

Non è un mistero che Michael Haneke sia stato il regista che meglio ha saputo catturare l’essenza del cinema di Claude Chabrol e farla propria. Senza entrare nel merito del regista austriaco, si può dire che uno degli aspetti più interessanti di Chabrol sia lo sguardo assolutamente personale con cui racconta le sue storie. La macchina da presa è quasi sempre distaccata, non mostra solidarietà e vicinanza alle vicende e non cerca facili spettacolarizzazioni nella messa in scena. Al contrario, si interessa nell’osservare meticolosamente la quotidianità e lasciar emergere il marciume e le contraddizioni della società borghese.

In Grazie per la cioccolata, in particolare, c’è una cura assoluta per i movimenti di macchina, sempre puntuali e mai banali, che ammaliano e seducono lo spettatore. La regia di Chabrol inoltre si avvale di numerosi primi piani, che in questo caso assumono la funzione di lente d’ingrandimento dei volti dei personaggi. Volti che tramano, che si tengono dentro emozioni e segreti, che si studiano tra loro e si fanno barriera impenetrabile con ciò che pensano davvero. Vi è infine un uso estremamente misurato e per questo dirompente di inquadrature che quasi impercettibilmente vanno fuori asse, dando una sgradevole ma efficacissima sensazione di squilibrio. Qualcosa non va, ma non ce ne accorgiamo subito, e facciamo fatica a capire il perché. Allo stesso modo si sente Jeanne avendo la sensazione che nella famiglia Polonski ci siano dei segreti nascosti.

Una trama che intrattiene ma non va a fondo

La trama è relativamente semplice e scorrevole e i risvolti sono interessanti anche se non brillano per originalità. La sensazione che lascia è che nel momento in cui la storia inizia davvero ad appassionare il film diventi sbrigativo e quindi poco efficace.
Avremmo voluto saperne di più di alcuni personaggi, ma per una approssimazione di alcuni di loro il film ci risulta poco coeso e compatto. Isabelle Huppert, sempre magnifica, ha qui un ruolo che rimane superficiale e che manca di mordente. È un peccato vista la splendida direzione degli attori e una evidente volontà di renderli personaggi tridimensionali. La scarsa gestione dei tempi non da però loro la possibilità di esprimersi al meglio ed essere incisivi.

Grazie per la cioccolata è un film che in quanto diretto da un grande maestro risulta scorrevole e intrigante. L’opera però fatica a entrare sottopelle, rimanendo una visione consigliata ma non del tutto appagante.

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