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Netflix Film

‘Blood Brothers’ Malcolm X & Muhammad Ali due eroi liberi

Blood Brothers racconta la storia straordinaria che si cela dietro l’amicizia di due tra le figure più leggendarie del XX secolo.

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Blood Brothers

Blood Brothers: Malcolm X & Muhammad Ali di Marcus A. Clarke è disponibile su Netflix. Il film, che racconta la complessa amicizia tra il leggendario pugile e il leader degli afroamericani, è prodotto da Kenya Barris per Khalabo Inik Socety e Jason Perez.

È un documentario realizzato con accurata ricostruzione storica, che ci fa rivivere con passione ed entusiasmo la vita di due uomini coraggiosi e liberi. Malcolm X e Muhammad Ali sono i protagonisti, descritti attraverso le preziose testimonianze di familiari e amici. Ma Marcus A. Clarke riesce a restituire anche l’essenza del contesto politico, sociale e umano degli anni ‘60, con tutte le sue contraddizioni.

La trama

Blood Brothers racconta la storia straordinaria che si cela dietro l’amicizia di due tra le figure più leggendarie del XX secolo. In pochi comprendono il legame che ha unito Malcom X e Muhammad Ali. Il campione olimpico, carismatico e schietto, che ha affascinato una nazione intera e l’ex detenuto trasformatosi in un rivoluzionario intellettuale. Il loro legame era senza dubbio profondo, la loro amicizia reale e le loro eredità inestricabilmente legate.

Blood Brothers: Malcolm X & Muhammad Ali - recensione - Cinematographe.it

La fedeltà storica

Le vicende pubbliche e private di Muhammad Ali e Malcom X sono state raccontate in tanti film, ma ciò che contraddistingue Blood Brothers è la sua vocazione storica. I fatti sono raccontati senza mai allontanarsi dalla realtà e il documentario assume i connotati di una vera indagine che ci porta nel cuore dei blak studies.

Marcus A. Clarke, d’altronde, si è basato sul libro Blood Brothers: The Fatal Friendship Between Muhammad Ali and Malcolm X, scritto dai docenti Randy Roberts e Johnny Smith, che compaiono spesso nel corso del documentario.

Per il regista, inoltre, non è stato certo una novità affrontare la tematica degli afroamericani. Nel 2019, infatti, ha realizzato la serie tv Aroud The Way, che descrive la vita dei neri nelle principali città statunitense.

Ciò, comunque, non deve trarre in inganno. Blood Brothers non è un’opera fredda, tutt’altro. La fedeltà storica viene ribadita dall’utilizzo di materiale dell’epoca, come fotografie, filmati e ritagli di giornali e riviste, ma poi ci sono le testimonianze di persone che sono state a fianco dei due protagonisti.

Come Laila Muhammad, Ilyasah Shabazz e Rahaman Ali, fratello minore del campione della nobile arte. Le loro parole fanno tornare in vita la passione e il coraggio di due eroi che hanno lottato, senza remore, per ottenere la libertà del loro popolo.

Ma è soprattutto la testimonianza di Rahaman Ali a restituirci un ritratto commovente di un uomo che aveva preso coscienza di sé steso. Le sue parole ci raccontano di un Muhammad Ali generoso, il quale utilizza il suo successo per servire la causa dei neri americani, rifiutando potere e denaro.

La società americana

Blood Brothers non si limita a raccontare la burrascosa amicizia tra Muhammad Ali e Malcolm X. Il documentario, infatti, costruisce una struttura affascinante, che fa rivivere allo spettatore la frustrante condizione dei neri americani negli anni ‘60.

Ciò risulta evidente già dai primi minuti, quando si racconta l’infanzia dei due protagonisti. Malcom X ha ereditato la passione politica e il coraggio di lottare per i diritti dei neri da suo padre, assassinato nel 1931.

Gli africani non dovevano essere servili, ma autonomi”.

Malcom X, inizialmente seguace come il padre di Marcus Garvey, dopo una breve detenzione, si converte all’Islam e inizia la sua carriera all’interno della Nation of Islam, accanto a Elijan Muhammad.

Tutti conoscono la carriera pugilistica di Muhammad Ali, il pugile più forte di sempre. Ma in Blood Brothers, il campione viene ricordato per il coraggio delle sue idee.

Il trionfo alle olimpiadi di Roma è una tappa fondamentale della sua carriera sportiva, ma soprattutto per la sua presa di coscienza come nero. A Roma, Muhammed Ali, che allora portava ancora il nome da schiavo di Cassius Clay, è orgoglioso di rappresentare gli Stati Uniti, ma al ritorno in patria si rende conto che nulla è cambiato.

Nel suo paese, infatti, i neri sono segretati e un campione olimpico come lui, ma di colore, viene solo sfruttato dal potere dei bianchi.

Da qui, e dopo poco l’incontro con Malcom X, che esercita sul pugile una forte influenza, nasce l’esigenza di lottare per il suo popolo.

L’omicidio di Kennedy

Come dicevamo, però, l’amicizia tra i due diventa un pretesto per raccontare le contraddizioni della società americana. Il presidente John Kennedy ribadisce che tutti gli Americani hanno gli stessi diritti, ma la realtà è ben diversa.

E quando il pugile decide di cambiare nome, facendosi chiamare Muhammad (molto lodato) Ali (altissimo), la società americana reagisce con sufficienza, considerandolo uno sbruffone.

Ma è proprio l’omicidio del Presidente americano a causare la rottura dell’amicizia tra Mohammad Ali e Malcom X. Quest’ultimo non rispetta l’ordine della National Of Islam, viene espulso e il pugile lo rinnega.

Il finale di Blood Brothers è amaro, le testimonianze sottolineano come l’odio del potere dei bianchi e non solo, ha distrutto un’amicizia fraterna.

Blood Brothers | Trailer ufficiale di Malcolm X e Muhammad Ali | Netflix – YouTube

Il film è disponibile qui

Leggi anche: I have a dream. La lotta per i diritti civili e politici degli afroamericani dalla segregazione razziale a Martin Luther King

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Blood Brothers: Malcolm X & Muhammad Ali