Intervista a Domitilla D’Amico

Domitilla D’amico

Nata a Roma il cinque settembre 1982, Domitilla D’Amico è diventata, negli anni, una delle voci femminili italiane più conosciute e apprezzate.
Con un immenso elenco di attrici alle quali ha prestato la voce, elenco che comprende nomi di primissimo piano come Kirsten Dunst, Scarlett Johansson e Mila Kunis, la doppiatrice ha anche vinto numerosi premi.

Puoi parlarci di come è iniziato tutto, in “La Voce della Luna” di Fellini?

Ricevo spesso questa domanda, e sono sempre lieta di raccontare l’aneddoto.
Ero con mia madre ed altre persone, mi annoiavo, ed ho dato uno spettacolino. Avevo imparato favole e canzoncine delle tante cassette per bambini, e la recitazione fu convincente. Si trovava in sala una persona che lavorava nelle produzioni di Federico Fellini, mi ha avvicinato… ed eccomi qui!

La Voce della Luna purtroppo è stato l’ultimo film diretto da Fellini: è un film notturno, intimista, un testamento grottesco e di critica sui giorni nostri.
Da bambina com’ero non avrei mai potuto capirlo, anche se è facile cogliere la bonarietà dell’autore e sceneggiatore.

A vederlo oggi è un film che ti mette un grosso peso sullo stomaco: “Se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse potremmo capire” conclude Paolo Villaggio. Ci trovi la disillusione di tanto dibattersi, dell’irrequietezza, della voglia di rivoluzione sedata dal tempo, e la tranquillità di una accettazione senile del mondo, così come sembra, immutabile.

Che ricordo hai di Fellini?

Il ricordo è ottimo: giocava, rideva, scherzava, era serio ma paternale (o meglio, “nonnale “!). Notai che era un po’ malinconico, e l’ho capito meglio guardando La Strada, Amarcord, La Dolce Vita.

Era solito fare schizzi e giochi, come fosse un gesto di scrittura automatica, poi li strappava, li buttava. Se eri bravo glieli sottraevi. Ha disegnato per me due vignette con i pennarelli a spirito, una in particolare recita una cosa del tipo “Grandi applausi del pubblico per la piccola Domitilla” e ci sono io che mi inchino sul palcoscenico, la dedica e la firma. Me le diede ridendo, le ho entrambe incorniciate a casa.
Era un bravo vignettista!

Ogni tanto penso al grande cimelio che sono quei due disegnini, e a che persona doveva essere. Se non fosse morto nel ’93, quante domande gli avrei fatto!
Lo avrei disturbato ogni giorno.
E soprattutto: chissà quante altre storie eccezionali sono andate sepolte con lui!

Dopo quell’esperienza, come si è sviluppata la tua carriera?

Quando si è voci bianche, credo che venga scelta e premiata l’attenzione e la perseveranza. Nella vecchia scuola romana i capricci erano banditi, forse anche per i grandi.

Durante i periodi scolastici i miei familiari mi accompagnavano il pomeriggio, e partecipavo ogni anno a qualche produzione.

Per esempio in Jumanji, del ’95, non ero la ragazza (per inciso: era Kirsten Dunst, che poi sarebbe diventata una delle mie attrici) ma l’altro personaggio, un maschietto!

Una svolta l’ho data di sicuro interpretando Mena Suvari in American Beauty, intorno ai 17 anni. Il film ha avuto una risonanza eccezionale, ed ovviamente le proposte sono aumentate. Finite le superiori è stato naturale intensificare il lavoro, fino all’anno scorso in cui ho interpretato i ruoli di Zoe Saldana in Avatar, Anna Faris in Piovono Polpette e di Anika Noni Rose ne La Principessa e il Ranocchio, che sono state le tre hit del periodo natalizio 2009-2010. Mi sono poi sposata e con mio marito Marco abbiamo avuto una bimba bellissima, Charlotte. Ed eccomi qui: dopo Mila Kunis ne Il Cigno Nero di Aaronofsky sto riprendendo or ora i lavori!

Hai doppiato anche molti cartoni animati e serie tv: possono essere considerate “una palestra” per il doppiaggio cinematografico?

No, anzi: sono la maratona in confronto!
Perché tutto il sistema di lavorazione è differente, bisogna consegnare velocemente pur mantenendo alta la qualità, e poi il personaggio va sempre caratterizzato meglio, rinnovato, rinfrescato con nuova espressività, altrimenti diventa monotono.

Certo, alcuni cartoni animati odierni sono piuttosto scadenti, anche nell’animazione.
Però come al solito ce ne sono anche di belli, e forza Giappone!

Tra parentesi: Death Note mi ha appassionato molto.

Le attrici doppiate a cui sei legata di più?

Kirsten Dunst, come già detto, ha interpretato Melancholia di Lars Von Trier e devo prestarle la voce ora, a Settembre. C’è stato molto rumore attorno al film, per via delle affermazioni pseudo-naziste del regista durante la conferenza stampa: si dice che fosse ubriaco, ma non condivido affatto.

Nel frattempo Emma Stone sta uscendo con quattro film quasi contemporaneamente, dietro deve esserci una strategia di lancio colossale!

Ho interpretato il ruolo di Mila Kunis ne Il Cigno Nero, altro capolavoro di Aronofsky: un visionario, uno spirito davvero indipendente che è riuscito a scavarsi una nicchia nel mainstream. Merita tutti i premi che ha vinto.

Poi ci sono Scarlett Johansson, Eva Green, Samantha Morton, Abbie Cornish, Carey Mulligan, Keira Knightley, Emily Blunt… sono tutte eccezionali. Sono però molto dispiaciuta per Brittany Murphy, che è morta in circostanze non troppo chiare.

È difficile seguire l’evoluzione recitativa di un attrice che si è doppiata per molto tempo?

Quando l’attrice è un grande talento, rappresenta personaggi che sono agli antipodi film dopo film.
Ci sono attrici con particolari caratteristiche vocali, attrici che in lingua originale lavorano anche come doppiatrici e comprendono quali e quante finezze siano possibili.
In quei casi il lavoro si amplia per approfondire meglio il personaggio, sempre che il film lo consenta. Ogni anno si girano cinque film di questo tipo, e quasi sempre passano alla storia.

Pensi che il fiorire delle scuole di doppiaggio possa essere un bene per la professione, o che non preparino adeguatamente chi le frequenta?

Consiglio sempre l’applicazione diretta, anche a casa ridoppiando scene di film. Magari evitando di metterle su Youtube perché non sempre i risultati sono all’altezza del girato.

Ho insegnato quest’anno nell’Accademia Jurgens, i ragazzi si sono impegnati molto, ma siamo ben lontani da concretezze lavorative. I ragazzi devono capire che – come in ogni campo – oltre alla passione è necessaria conoscenza, capacità di ragionare, apertura di orizzonti: sebbene le parole chiave siano dizione, recitazione, personificazione, non si può prescindere dall’amore e dalla conoscenza della letteratura, della lingua italiana, della poesia e della musicalità delle parole. Questo humus permette di aggiungere sempre un tocco che rende migliore il tutto.

L’esercizio vero infatti dovrebbe essere il bel parlare: noi italiani possediamo uno strumento musicale leggiadro come non ne esistono altri al mondo, la nostra lingua, ma chissà perché abbiamo deciso di bistrattarlo.

Vuoi raccontarci qualche aneddoto lavorativo che ti è rimasto impresso?

Più che lavorativo, visto che – dopo l’evoluzione in homo ludens – siamo passati in epoca homo facebookensis, vorrei raccontare una bella situazione capitatami via internet (anche perché basta parlare di lavoro!).

Stefania Nosvelli è una ragazza che ha deciso di incentrare la propria tesi di laurea sul linguaggio Navi’i, ed ha smembrato ed analizzato il film Avatar. Mi ha scritto una serie di domande piuttosto delicate, ed io ho risposto con quanta più precisione ho potuto, tirando in ballo anche i contoidi occlusivi e fricativi, rivedendo le scene per cercare (esilarante!) di trascrivere correttamente certi versi, e soprattutto rivelando aneddoti coperti da “non-disclosure agreements” e secretati nell’Area51.

Alla fine la tesi è andata benissimo, con Lode e complimenti dei Docenti, degli astanti, baci ed abbracci accademici, fotografie di rito con i fiori e con le gigantografie degli abitanti di Pandora.

Per me è stato davvero edificante poter partecipare all’analisi, e sono contenta dei risultati.

E poi c’è stata Alessia Gazzola che ha scritto un bellissimo libro, L’Allieva, edito da Longanesi, ispirandosi a me ed ai suoi personaggi cinematografici preferiti da me doppiati per creare la protagonista. Una specializzanda in medicina legale si affeziona ad un caso e decide di imbarcarsi nel mistero che ha lasciato, fino a risolverlo.

La ragazza in questione, anch’ella medico, avrà un roseo futuro. Già sta lavorando al seguito!

Internet quindi è un mezzo davvero potente. Non nascondo che mi piacerebbe inventare qualcosa dove mettere il volto e la voce: accetto proposte dei lettori!

Ci sono dei doppiaggi in cui senti di aver lavorato al meglio, ed altri in cui pensi che avresti potuto dare di più?

Questa domanda nasconde il dilemma di ogni artista che prende il lavoro seriamente.

È ovvio che ci siano delle interpretazioni che, riviste a distanza di anni, facciano storcere il naso. Mio marito mi dice che invece ero fantastica, qualche fan va a ripescare film che avevo dimenticato, ma che ci posso fare? Sono una perfezionista.

Sappiate comunque che i film che richiedono un certo sforzo interpretativo sono quelli che preferisco.

Vuoi accennarci alle tue esperienze recitative “dal vivo” e a qualche progetto futuro?

Se ti riferisci a La Ladra, con Veronica Pivetti, mi sono divertita molto.

Sono stata protagonista di una puntata – per la verità il ruolo non era smodatamente impegnativo – ma ho avuto un assaggio di quante difficoltà affrontano le produzioni per ottenere un prodotto vero.

Ora che Charlotte sta crescendo, cercherò di tornare alla ricerca di piccoli spazi nel piccolo schermo e chissà… speriamo di trovare grandi spazi nel grande schermo!

Riguardo i progetti futuri, ho strutturato un romanzo che tratta di un fatto recente davvero controverso: l’uccisione di Pippa Bacca. La storia ha a che fare con l’arte e con l’empatia di una persona che si apre verso il prossimo, ma trova un mondo piuttosto cupo ad attenderla.

Francesco Massaccesi

Utlima modifica: 7 settembre, 2011



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