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INDIPENDENTI STRANIERI

Look Both Ways – Amori e disastri

“Guarda bene, da ambo le parti, altrimenti la vita ti potrebbe travolgere, o quanto meno stravolgere! Sembra parta con questa considerazione il primo lungometraggio di Sara Watt, già pluripremiata autrice di cortometraggi animati (“Small Treasures”, 1995), ed ora regista di questo “Look Both Ways”.”

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Guarda bene, da ambo le parti, altrimenti la vita ti potrebbe travolgere, o quanto meno stravolgere! Sembra parta con questa considerazione il primo lungometraggio di Sara Watt, già pluripremiata autrice di cortometraggi animati (“Small Treasures”, 1995), ed ora regista di questo “Look Both Ways”, storia corale in cui, a partire dal caso o dal destino, le vicende di anime sconosciute, ma egualmente turbate dall’inesplicabile procedere degli eventi, si incrociano sino a formare una sinfonia di sentimenti altalenanti e bizzarri.

Un uomo finisce sotto un treno (o ci si butta per sua volontà). Una donna (Meryl), a cui è appena morto il padre, si trova sul posto come testimone involontaria. Una coppia di giornalisti – di cui uno, lo scrittore, ha appena scoperto d’aver messo incinta l’amante, mentre l’altro, il fotografo (Nick) è stato informato d’esser malato di cancro – sopraggiunge per raccogliere istantanee ed informazioni. Il conducente del treno appare violentemente scosso dall’accaduto. La moglie dell’uomo deceduto torna verso casa e si fa immortalare, disperata, da uno scatto di Nick.

Da questo vorticoso concentrarsi di vite diverse in un solo catastrofico istante si snoda l’intero film, in cui un’ossessionante paura della morte, un’angoscia del non essere sempre all’altezza di superare gli scogli della quotidianità, un rapporto conflittuale con le proprie smarrite individualità, finiranno per essere esorcizzate e trasfigurate da quell’energia insopprimibile che solo l’ottimismo della speranza riesce a concedere.

Mescolando la narrazione con sequenze animate di folgorante humor nero, e inframmezzando l’azione con momenti in cui la musica ci immerge in un universo di pura contemplazione, i disastri delle relazioni son trattati con il nervosismo di un montaggio rapido e sincopato, lasciando poi spazio alla linearità di un finale forse troppo conciliante, e di un’atmosfera che rischia più volte di ridursi a favola dal troppo ovvio lieto fine.

Eppure, dopo la visione, permane un incoraggiamento forte, che è quello del cinema maestro di vita. Metter da parte la prudenza, insomma, ed accettare di andar incontro a quel che ci si presenta davanti. La tragedia si sfiora o vive nel passato. Il presente è fatto sempre di tentativi di ripartenza.

Salvatore Insana

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