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Biennale del Cinema di Venezia

Amira (2021) e il dramma identitario di una giovane in cerca di risposte

Il conflitto arabo-israeliano fa da sfondo ad un film di una amarezza atroce.

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Nella categoria Orizzonti della 78a edizione della Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia oggi è in programma Amira (2021), dramma intenso diretto dal regista egiziano Mohamed Diab, che, assieme a Khaled Diab e Sherin Diab, ha anche firmato la sceneggiatura.

La trama di Amira

Amira (Tara Abboud) è una studentessa palestinese di diciassette anni che ama la fotografia, passione trasmessale dal padre Nawar (Ali Suliman), che lei ha sempre conosciuto solo attraverso il vetro della prigione. L’uomo è infatti rinchiuso in una carcere israeliano accusato di terrorismo.

Amira e sua madre Warda fanno visita in carcere al padre Nawar.

Ha un ragazzo Ziad, che la ama e la vuole sposare. Vive con la madre Warda, la nonna e lo zio paterno Bassel assieme alla sua famiglia. Sa che, a causa della condizione del padre, i suoi genitori si sono dovuti sposare per procura e che il suo concepimento è potuto avvenire solo in vitro. Ama la sua famiglia, specialmente il padre, che considera un eroe. Per questo, quando il desiderio di questi di avere un secondo figlio porta alla luce la sua sterilità a causa di un problema congenito, la vita di Amira e quella di sua madre sono sconvolte.

Un fenomeno crescente

Il film ha origine dal crescente fenomeno del contrabbando di sperma nelle carceri israeliane, che, come il film testimonia alla fine, dal 2012 a oggi ha portato alla luce più di cento bambini, la cui nascita e identità sono state poi legittimate da chi li ha cresciuti. A volte, come nel caso di Amira, e per svariati motivi, questo tipo di traffico finisce per creare drammi esistenziali di enorme portata, per cui le persone coinvolte pagano ingiuste ed immeritate conseguenze.

La giovane Amira è interpretata dall’attrice giordana Tara Abboud.

Nel caso specifico, Amira vive un dramma da cui derivano tre conseguenze. Da un lato, è la giovane nata da padre ignoto e da una traditrice e “poco di buono” e, quindi, è additata da tutti. Dall’altra, non è più considerata una palestinese, pur sentendosi ancora tale. Infine, finisce per essere “marchiata” come nemica della sua stessa gente. La confusione e la rabbia della ragazza sono legittime, ma c’è ben poco da fare. È chiaro che il dramma che vive Amira non è familiare. La sua famiglia cerca di proteggerla in tutti i modi da ciò che l’aspetta, ma con poco successo, poiché esso è conseguenza di un dramma storico senza risoluzione.

La reazione

Il film è un boccone amaro da inghiottire per gli eventi che presenta, ma va visto. Sia il ritmo lento del montaggio e la messa in scena sempre cupa, sia i lunghi silenzi nelle sequenze a due sottolineano quanto sia difficile vivere e convivere in una parte di mondo dove non è permesso sognare e realizzare i propri desideri, amare ed essere amati in libertà, specie per una giovane come Amira.

L’unica possibilità di avere una vita diversa, fatta di scelte consapevoli, è realizzare fotomontaggi di vacanze in luoghi lontani o di incontri ed abbracci che non avverranno mai. In quelle foto, regalate al padre ad ogni sua visita in carcere, Amira crea ricordi inesistenti e speranze illusorie, tutto ciò che le consente di sopravvivere. La sua fine ha inizio proprio quando smette di creare.

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Amira

  • Anno: 2021
  • Durata: 98'
  • Distribuzione: Agathe Mauruc - Pyramide International
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita
  • Regia: Mohamed Diab
  • Data di uscita: 04-September-2021