fbpx
Connect with us

Biennale del Cinema di Venezia

Venezia 78, ‘Tres’ di Juanjo Giménez: la donna che visse fuori sincrono

Il secondo lungo del regista spagnolo, Palma d'Oro a Cannes col corto 'Timecode', racconta un dramma di silenzi raggelati e spaesanti delay: una sound designer che sente i suoni in ritardo. E il film quasi diventa un horror

Publicato

il

Tres: C. lavora nello studio di sound design

Sentire la sveglia in ritardo può essere un dramma. Ma magari fosse solo sonnolenza. La protagonista di Tres (Out of Sync) di Juanjo Giménez, in selezione alla Giornata degli Autori di Venezia 78, è letteralmente fuori sincrono: per un singolare e indecifrabile disturbo, avverte in ritardo suoni e rumori del mondo circostante. A volerlo, ci si costruirebbe una commedia, ma nelle mani del pluripremiato regista spagnolo la storia diventa qualcosa di molto vicino a un thriller fantastico, se non un horror: un mondo che diventa incubo se il playback va in tilt.

La trama di Tres

Nella camera semibuia, tra cavi, mixer e qualche stregoneria elettronica, C. (Marta Nieto) lavora con gli occhi fissi sullo schermo e le cuffie alle orecchie. È una sound designer di talento e dedizione, ma ultimamente alcuni mix sonori sembrano avere problemi di sincronizzazione. Per i suoi datori di lavoro, è un problema psicologico. Il lavoro è a rischio, ma non è l’unico pericolo. La mente di C. elabora il suono in ritardo rispetto alle immagini, e col passare dei giorni, il divario temporale si accresce. La “donna fuori sincrono” dovrà affrontare le avversità del presente e i segreti del passato. Una produzione Frida Films (qui il trailer).

Effetto vertigo

Regista versatile, specialista soprattutto nella raffinata arte del corto, Juanjo Giménez (Barcellona, 1963) si era accaparrato la Palma d’Oro a Cannes 2016 e la candidatura agli Oscar col mini-film Timecode. Al suo secondo lungometraggio dopo Nos Hacemos Falta (2003), l’autore catalano congegna un dramma carico di suspense. Silenzi raggelanti e suoni manipolati sono già terreno battuto nel cinema di genere (tra gli altri, il recente Quiet Place, con tanto di sequel), ma in Tres lo spunto fa più rumore. Il disturbo di C., di fatto, non è una furba trovata narrativa, interna alla storia. Investe, piuttosto, il dispositivo linguistico del film. Il montaggio sonoro ritardato implica l’identificazione dello spettatore con la protagonista: vediamo labiali e sentiamo in ritardo. Spiega il regista:

Insieme a Javi Arrontes, il nostro direttore della fotografia, abbiamo progettato due codici di base per la messa in scena, uno per le sequenze sincrone e un altro per quelle asincrone.

Meglio ancora, poi, se il sound fuori sincrono è anche minimal. In accordo alla traccia tematica e sonora del film, Giménez sceglie una chiave low-fi per i dialoghi (pochi e densi), rinuncia alla musica sovrimpressa, martella con l’angoscia dello spaesamento. Il rumore improvviso di un bicchiere caduto due minuti prima fa sobbalzare, senza fare di Tres un banale horror fracassone di soli jump scare. Indizio della finezza del film è nella sinestesia destabilizzante per cui l’udito compromette anche la vista. Così, un fuori fuoco o un’oscillazione della macchina da presa fanno patire, assieme alla protagonista, la vertigine di uno spazio che pare rimbombare o ammutolirsi in dissolvenza.

Il codice del tempo di Giménez

Ogni scatto di lancetta è di una tensione greve: il suono in arrivo ritardato incombe come una scure. Eppure, Juanjo Giménez non fa del brillante spunto iniziale un ritornello da mandare in loop. Almeno due le variazioni.

La prima, allorché – precocemente – si capisce che la durata del fuori sincrono può cambiare: il tempo si fa ancora più tagliente, lama di rasoio. L’attrice Marta Nieto somatizza con espressione, facendo del viso uno spartito del disagio. Pure, nella selva del mondo fuori ritmo il suo personaggio conosce un’evoluzione, divenendo un’esploratrice dei luoghi che conservano il suono in delay: gli ambienti conservano vite degli altri, nel residuo di voci senza corpo.

Tres: C. batte le mani in attesa di sentire il rumore per controllare il fuori sincrono

Tres: C. batte le mani in attesa di sentire il rumore per controllare il fuori sincrono

La seconda è nello storytelling. Al cambio dell’ora, con buon timing, anche il plot di Tres si fa più intrigante, mostrando di valere anche più dell’esperienza percettiva che già vende bene. Il repertorio, qui, suonerebbe piuttosto “classico”: un passato familiare oscuro, audiocassette da uno scatolone, l’amico invaghito che ci va di mezzo. Ma anche in questo caso, il tono si tiene: la calibrata follia di un twist inatteso; e soprattutto, l’epilogo che sa condensarsi con maestria nella nota finale dell’ultimo frame.

Tres di Juanjo Giménez, acuto nell’idea e spaesante nel suono, è un dramma di silenzi sospesi che dalle orecchie penetra nella testa, forzando i confini della coscienza e del linguaggio cinematografico.

Biennale Venezia 2021: si alza il sipario sul Festival

Giornate degli autori 2021: tra identità e ricerca di sè

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.

Tres (Out of Sync)

  • Anno: 2021
  • Durata: 104'
  • Genere: Dramma, thriller, fantastico
  • Nazionalita: Spagna
  • Regia: Juanjo Giménez