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Il prestanome (The front)

L’assassino è sempre il maggiordomo. Rubrica a cura di Francesco Massaccesi

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Titolo originale: The Front

Anno: 1976

Regia: Martin Ritt

Interpreti principali: Woody Allen (Howard Prince), Michael Murphy (Alfred Miller), Zero Mostel (Hecky Brown) Andrea Marcovicci (Florence Barrett), Herschel Bernardi (Phil Sussman), Remak Ramsay (Francis Hennessy)

Sulla voce di Frank Sinatra che canta Young at Heart, scorrono le immagini dell’America degli anni ’50, con le sue speranze, i suoi miti e le sue tragedie.

Howard Prince, cassiere di una tavola calda newyorchese che arrotonda le entrate prendendo scommesse sportive, riceve la visita inaspettata di Alfred Miller, un vecchio amico d’infanzia: l’uomo è uno sceneggiatore televisivo di successo, ma confessa ad Howard di non poter più lavorare da quando è stato messo sulla lista nera per le sue simpatie per il partito comunista.

Alfred propone di mettere la firma di Howard sulle proprie sceneggiature in cambio di una percentuale, cosa che l’uomo, sempre al verde e pressato da creditori e poco di buono come il fruttivendolo italoamericano Danny, accetta.

Howard ha anche un incontro con il fratello, proprietario di una piccola azienda di pellicce, abituato a prestargli soldi, che lo bolla come un fallito, come uno che avrebbe potuto fare qualcosa di buono nella vita e che dovrebbe mettere la testa a posto.

Nel suo squallido appartamento, l’uomo riceve la telefonata di Florence Barrett, dirigente televisiva, che lo convoca dopo aver letto e apprezzato uno dei lavori di Alfred pubblicati con il nome di Howard.

Agli studios, la donna discute con Phil Sussman, il produttore, riguardo le interferenze del governo nei confronti di uno dei loro nomi di punta, l’attore Hecky Brown, ma la discussione viene interrotta dall’arrivo di Howard, con il quale si complimentano chiedendosi come un così brillante scrittore sia spuntato di punto in bianco dal nulla, e mettendolo quasi in difficoltà domandandogli di alcune modifiche su delle scene del lavoro.

Intanto, Francis Hennessy, l’uomo del governo, si premura di chiedere per telefono dati su Prince, per poi interrogare Hecky Brown sulle sue presunte attività filocomuniste, con l’attore che giura che ogni suo coinvolgimento era dettato dal tentare di fare colpo su una ragazza attiva politicamente, ed Hennessy gli risponde di scrivere una lettera sincera per discolparsi dalle accuse.

Per festeggiare il successo del “suo” show, Howard porta a cena Florence, che vede in lui un intellettuale misterioso e dal grande fascino.

Cercando un maggiore guadagno, l’uomo propone ad Alfred di coinvolgere altri scrittori finiti sulla lista nera, ritrovando a fare da prestanome a ben quattro sceneggiatori contemporaneamente: quando gli altri cercano di pensare a come fare andare liscia la cosa senza procurargli guai, Howard gli dice semplicemente di non doversi preoccupare per lui e di sapersela cavare da solo.

Hennessy scopre che Prince non è iscritto a nessun partito, ma continua ad indagare su di lui, mentre il network televisivo riceve pressioni dall’alto per licenziare Hecky Brown, ufficialmente per modifiche allo show.

Howard, di cui Florence è ormai innamoratissima e ricambiata, comincia a condurre una vita lussuosa e di successo, cavandosela anche quando è costretto a cambiare al volo, in ufficio, un pezzo di sceneggiatura, prontamente consegnata in taxi da Alfred;  Hecky, senza lavoro e disperato, implora Hennessy di aiutarlo, accettando di diventare amico di Prince per riportare eventuali conoscenze o attività sospette.

Howard e Florence si incontrano a cena, e lei gli dice di aver lasciato il lavoro con l’intenzione di aprire un giornale di protesta, con enorme dispiacere dell’uomo e della stessa Florence, che rimane delusa dalla sua reazione e pensa di non aver saputo distinguere tra persona e artista.

L’uomo accompagna Hecky in un albergo sulle montagne dove dovrà esibirsi per un cachet di molto inferiore a quello abituale:  alla fine di un grande spettacolo, l’artista viene umiliato dall’albergatore con una paga da fame ed i due vengono addirittura alle mani; tornati indietro, Howard lo ospita a casa sua, e l’attore fruga tra le sue cose durante la notte.

Sotto gli occhi di un pedinatore governativo, Prince si incontra con i suoi “complici”, facendoli arrabbiare quando rimarca della qualità calante nelle ultime sceneggiature, per poi vedersi con Florence con la quale riesce a riconciliare un po’ la situazione.

Howard viene convocato in giudizio e, dopo un primo colloquio, si consulta con Alfred (ricoverato in ospedale per ulcera) e gli altri per decidere cosa sia meglio fare e, soprattutto, dire o non dire.

Hecky è invece arrivato alla fine, buttandosi dalla finestra di una stanza d’albergo: Howard, che lo aveva incontrato poche ore prima, assiste da lontano al dolore della famiglia e degli amici, senza notare il pedinatore del governo appostato a fare fotografie.

Distrutto dal dolore, l’uomo decide di confessare a Florence la verità e, seppur inizialmente scioccata, la donna apprezza il suo aver aiutato delle persone finite sulla lista nera.

Davanti alla commissione che deve giudicarlo, Howard cerca di cavarsela dando risposte vaghe e non concrete, venendo anche accusato per i suoi vecchi lavoretti come allibratore: l’avvocato cerca un accordo con la commissione e chiede al proprio cliente di fare solo un nome per scendere a compromessi  e dimostrare la sua buona fede, consigliandogli di essere pratico e fare il nome di Hecky.

Ma quando gli viene chiesto insistentemente se conosceva il defunto, l’uomo non riesce a trattenersi e, alzatosi dal banco, dichiara di non riconoscere alla commissione il diritto di fargli domande del genere, e conclude rivolgendo ai membri un insulto verbale.

Di nuovo su Young at Heart cantata da Frank Sinatra, Howard, ammanettato, dà un ultimo bacio a Florence prima di salire su un treno per il carcere, non senza il sostegno degli amici scrittori e di tanta gente comune che protesta in suo sostegno.

 Francesco Massaccesi

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