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‘Il diario di Bridget Jones’ : la trilogia è su Prime Video

Simbolo di un certo tipo di commedia british sentimentale, il film con Renée Zellweger è un inno all'espressione della propria individualità

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Il diario di Bridget Jones ha di recente compiuto 20 anni ed é sbarcato in streaming su Prime Video seguito dagli altri due capitoli della celebre ‘saga’: Che pasticcio Bridget Jones  Bridget Jones baby. 
Negli anni divenuto il simbolo di un certo tipo di commedia sentimentale, ma in perfetto stile british con il suo black humor, il film è sicuramente una delle pellicole più celebri degli ultimi decenni.
Interpretata, con la sua semplicità,  dalla convincente Renée Zellweger, riesce ancora a catturare nuovo pubblico femminile e maschile, completamente disarmato dinanzi alla freschezza e assoluta spontaneità della ragazza più imbranata del cinema contemporaneo e coinvolto in una realtà che mette in scena i problemi più comuni della vita di una single trentenne.

Bridget Jones “Ci piace così com’è!”

Semplicità dunque e autenticità. Questo è, in poche parole, il grande pregio del film di Sharon Maguire.

Tratta dall’omonimo romanzo di Helen  Fielding, ( ispirato ad Orgoglio e pregiudizio) la trasposizione cinematografica appartiene a un filone narrativo in cui le protagoniste si struggono per problemi come l’aspetto fisico, i chili di troppo, le uscite con gli amici, il lavoro e, soprattutto, il rapporto con gli uomini.
Personaggio estremamente moderno, antieroina che deve combattere contro i problemi più reali, Bridget Jones (Renée Zellweger) è la regina della ‘singletudine’. Innamorata da sempre del capo Daniel Cleaver (Hugh Grant), incontrerà dopo tanti anni l’amico d’infanzia Mark Darcy ( Colin Firth) e si troverà dinanzi a un bivio. Il fascino dell’imperfezione maschile e sentimentale o l’apparenza glaciale di Mark?

Fumatrice e bevitrice incallita, una frana al lavoro o in cucina, Bridget si pone degli obiettivi “ ambiziosi ‘ che descrive nel suo Diario.

A distanza di 20 anni, la sua storia è ancora attuale e, nell’era dei social e della spasmodica ricerca della perfezione fisica, fa riflettere quanto fosse rivoluzionario e avveniristico il messaggio della pellicola: Il diario di Bridget Jones è un manifesto del movimento sociale del Body Positive.

Decisione numero uno: ovviamente perdere dieci chili. Numero due: mettere sempre a lavare le mutande della sera prima. Ugualmente importante, trovare un ragazzo dolce e carino con cui uscire evitando di provare attrazione romantico-morbosa per nessuno dei seguenti soggetti: alcolizzati, maniaci del lavoro, fobici dei rapporti seri, guardoni, megalomani, impotenti sentimentali o pervertiti. E soprattutto, non fantasticare su una particolare persona che incarna tutti questi aspetti…

Bridget Jones

Briget Jones

Bridget Jones : un progetto esistenziale

La classifica stilata da Bridget al termine di un ennesimo progetto ‘esistenziale’ fallito è chiara e comprende anche il “non trasformarsi in Glenn Close di Attrazione fatale” e il riuscire a trovare un fidanzato “prima di essere trovata sola in casa e sbranata dai cani alsaziani“.

Bridget vorrebbe cambiare la sua vita, vorrebbe trovare il principe azzurro , sposarsi ed essere chiamata Mrs.  Un desiderio che si presenta però soprattutto per essere “normale” agli occhi degli altri.

Allora, come va la vita amorosa?

è la domanda che Bridget si vede rivolgere in ogni occasione in cui delle “coppie felicemente sposate” si riuniscono, sottolineando così il suo status di donna perennemente single e facendola sentire diversa e inadeguata.
Trovare l’amore è un modo per accontentare non tanto se stessa  (siamo certi che Bridget se la caverebbe bene anche da sola) ma soprattutto una società secondo cui la vita deve seguire un percorso preconfezionato con regole a cui attenersi: nasci, cresci, trova un compagno, riproduciti e muori.

Bridget è invece imperfetta e il percorso “naturale” della vita è per lei una lunga salita tra cibo spazzatura (Renée Zellweger fu costretta a mettere su dodici chili per interpretare questo ruolo), sigarette, alcolici,  mutandoni della nonna e zuppe blu.

Bridget Jones

Un personaggio con cui identificarsi

E il suo successo è proprio qui: un personaggio con cui il pubblico può finalmente empatizzare, dimenticando le  donne perfette e sempre appropriate che riescono ad essere ottime in tutto.

Bridget Jones ci insegna a non arrendersi agli stereotipi, ai modelli estetici di una società omologata dove la “Logorrea verbale’ non è certo ‘in’.   Bridget é inadeguata,  sovrappeso, verbalmente scurrile e intellettualmente nella media,  ma è la prova di come ciò che dà conferma di sé e del proprio valore sia proprio la spontaneità e, perché no, l’ indossare con disinvoltura ‘un tappeto’ di fronte ad un Colin Firth/Mark Darcy  completamente perso  che la ama “così com’è “.

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Il diario di Bridget Jones

  • Anno: 2001
  • Durata: 98'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: USA Gran Bretagna
  • Regia: Shannon Macguire