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IN SALA

‘The most beautiful boy in the world’ in sala e su Sky cinema

The most beautiful boy in the world, un viaggio nella vita pubblica e privata dell’attore svedese Björn Andrésen, a partire dall’improvvisa notorietà conferitagli dal ruolo di Tadzio in Morte a Venezia di Luchino Visconti.

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Candidato nella categoria Miglior documentario al Sundance Film Festival e al Cleveland International Film Festival, presentato alla 57° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, The most beautiful boy in the world, ora al Cinema e su Sky, é un viaggio nella vita pubblica e privata dell’attore svedese Björn Andrésen, a partire dall’improvvisa notorietà conferitagli dal ruolo di Tadzio in Morte a Venezia di Luchino Visconti.

Alternando materiali di repertorio, scene del film di Visconti e riprese inedite, i registi riescono a delineare e a scandagliare gli aspetti più intimi e profondi dell’uomo e dell’attore, il quale cinquant’anni dopo quell’esperienza che in maniera indelebile l’ha segnato, rievoca e tenta di ricomporre i frammenti della propria esistenza, riflettendo sul passato sotto gli occhi dello spettatore e cercando così di comprendere e conoscere meglio se stesso e di raggiungere quell’equilibrio interiore che sin dall’infanzia gli è sempre mancato.

Attraverso un uso del montaggio estremamente libero, che trascorre senza soluzione di continuità dal passato al presente e alterna linguaggi diversi (dalle riprese in Super8 che mostrano istanti dell’infanzia di Andrésen; al provino grazie al quale l’attore fu scelto da Visconti; a brevi segmenti e dietro le quinte di Morte a Venezia; sino al materiale inedito girato dai registi) emerge un ritratto quanto mai sfaccettato e ricco di sfumature di quello che, all’epoca dell’uscita del film, Visconti definì come «il ragazzo più bello del mondo».

Una definizione, questa, che per lungo tempo gli rimase incisa come uno stigma, della quale Andrésen fu vittima e dalla quale tentò più volte di allontanarsi.

Proprio in virtù della massima libertà nell’accostare momenti e luoghi diversi della sua vita e linguaggi espressivi altrettanto differenti, il documentario lascia affiorare la memoria e i sentimenti di un uomo che, ormai anziano, fatica ancora a trovare un centro, quell’equilibrio interiore cui s’accennava, che può acquisire solo attraverso una maggiore e più profonda conoscenza di sé e delle persone lui vicine, dell’importanza- positiva e negativa insieme, ma comunque determinate-, avuta su di lui l’inattesa popolarità quand’era ancora adolescente.

Lo sguardo della macchina da presa, pudico e mai invasivo ma al contempo sempre attento e preciso, si rivela dunque capace di leggere, di cogliere e rendere manifesto quello scavo nella sua esistenza compiuto da Andrésen, vissuta- come lui stesso ammette e riconosce-, spesso  senza la necessaria lucidità e consapevolezza.

Ne sortisce dunque una sorta di confessione e attraverso di essa la conquista di una maggior comprensione di sé, colta dai registi in presa diretta, nel momento stesso in cui Andrésen riflette sui momenti della sua vita pubblica e privata che più l’hanno segnato e l’hanno reso l’uomo che è oggi.

Accanto a uno spaccato del mondo dello spettacolo degli anni Settanta e di come fu vissuto dall’attore- allora all’apice del successo-, emerge anche la personalità dell’uomo: un uomo dal carattere timido e spesso incapace di comprendere e gestire, non soltanto la propria immagine pubblica, ma anche gli affetti personali, e persino i propri sentimenti più profondi.

L’opera si arricchisce dunque di significato grazie a questa sua capacità (dovuta alle scelte di regia e di montaggio sopra menzionate) di spingere lo stesso Andrésen a confrontarsi con se stesso, con le gioie, e più spesso i dolori, che ne hanno costellato l’esistenza.

«Il ragazzo più bello del mondo», incarnazione d’una perfezione apollinea ed assoluta che lo rese perfetto per il ruolo di Tadzio e gli conferì quella fama che tanto ne condizionò la vita, è diventato oggi un uomo che- dinanzi all’obiettivo della macchina da presa-, raccoglie i frammenti del proprio passato e si mostra finalmente capace di leggere più chiaramente la sua parabola esistenziale e artistica e il suo presente.

Utile, per meglio comprendere la figura di Andrésen come uomo e come attore, rivedere non solo il film di Visconti, ma anche il documentario coevo realizzato da Oreste Del Buono per la Rai nel 1970, intitolato Alla ricerca di Tadzio.

 

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The most beautiful boy in the world

  • Anno: 2021
  • Durata: 93'
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Svezia
  • Regia: Kristina Lindstrom e Kristian Petri
  • Data di uscita: 25-June-2021