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CINECINA

‘The Waste Land’ di Wang Meng e la sua dispotica società senza speranza

Opera prima, diretta e interpretata dallo stesso regista, che racconta una storia atroce, ispirata a fatti realmente accaduti, di una Cina che non si vorrebbe vedere

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In concorso all’Asian Film Festival e in proiezione il 20 giugno, The Waste Land di Wang Meng è una dolente rappresentazione di una società demolita nell’aspetto umano, dove non esiste sentimento né giustizia.

Opera d’esordio di Wang Meng che dirige e interpreta il suo protagonista scalzacane; in centotrenta minuti di apatica indolenza, presenta al pubblico una provincia cinese particolarmente spietata.

The Waste Land di Wang Meng: la trama

Dongdong (Wang Meng) è un figlio inetto che ha fallito negli studi; il padre non può permettersi di pagargli la scuola per i suoi voti bassi e così, a vent’anni, bighellona e sopravvive di furti nelle abitazioni. Vive in Cina, in un villaggio ai confini con valli aride, una steppa ventosa e sabbiosa, i cui panorami al tramonto vengono frequentemente descritti.

Purtroppo Dongdong sta scomodo nel ruolo di leccapiedi del figlio del sindaco, e si trova immediatamente addosso i rissosi scagnozzi di Daihai. Il padre prova a difenderlo e le prende pure lui.

Uno spiraglio di speranza e di luce piomba nella sua vita quando lui ritrova Lingling, una vecchia compagna di scuola, di cui s’innamora. Parrebbe essere un buon motivo per ripartire, ma la matchmaker dell’area sostiene che Lingling sia perfetta come sposa di Daihai. Convince i genitori e per Dongdong è la fine.

Il ragazzo ingenuo e pigro si trasforma in un uomo senza più speranze e fiducia nel futuro. Quando il padre morirà nel tentativo di strapparlo nuovamente alle torture di Daihai, ciò scatenerà la bestia sopita che è in lui.

The Waste Land

La società di Wang

The Waste Land di Wang Meng è un’opera prima che dimostra di inserirsi in quel filone di storie molto critiche della società di periferia cinese; opere buie, distorte, i cui esseri umani finiscono per perdere quasi tutta la loro umanità, appunto.

Diao Yinan (Fuochi d’artificio in pieno giorno, Il lago delle oche selvatiche) o Hu Bo (An elephant sitting still), come ovviamente il capostipite Jia Zhangke (Il tocco del peccato): tutti questi registi hanno già rappresentato il lato cupo della società cinese, che spreme i poveri e li assoggetta a gerarchie inamovibili, li costringe a scegliere tra l’umanità e la brutalità. Sebbene per vivere questi paria non chiedano che una felicità fatta di sentimenti semplici.

Il potere spietato azzera la carità e l’empatia si annulla: quando il figlio del sindaco rinchiude Dongdong e il padre, disperato, tenta di liberarlo, al suo pestaggio non assiste e non interviene nessuno. Gli astanti se ne vanno. E dormiranno sonni tranquilli, forzatamente o no, pur di evitare di immischiarsi in una catena di eventi fuori controllo.

Lo scadere implacabile dell’essere umano devasta l’animo che si abbrutisce, sia come  fautore attivo del decadimento, sia come attonito spettatore.

Neppure i genitori hanno pietà per i loro figli, e si avverte anche di più la disparità tra un primogenito maschio e una femmina. A Lingling non è concesso studiare: la madre la convince di non avere scelta, che deve sopportare il peso del matrimonio combinato perché la famiglia non è benestante ed è il fratellino che deve continuare a crescere.

Sono dinamiche reali in effetti, ancora presenti in una certa periferia cinese, dove la matchmaker, la sensale, combina matrimoni a cui nessuno può sottrarsi. Poiché anche i matrimoni sono un business, per chi li arrangia e per chi si sposa.

Wang Meng

L’immaturità dell’opera prima

Tempi lunghi, una dialettica talvolta superflua. La storia avrebbe potuto risolversi più celermente, cedendo un po’ sulla ricercata e fastidiosa indolenza. Il regista, con precisa intenzione, appoggia un peso dopo l’altro sul cuore dello spettatore.

La pratica d’immedesimazione, il transfert nei confronti del protagonista, qui si bloccano contro questo ladruncolo inetto, un vero perdente della società, che ne è vittima, tuttavia. Ne deriva un cataclisma emotivo, una disturbante sensazione d’inadeguatezza, dal momento che questo personaggio fallisce in tutto. Prende decisioni sempre più dissennate, e si tramuta in un folle carnefice. E lo spettatore ne prende le distanze.

The Waste Land di Wang Meng aveva quasi raggiunto il suo obiettivo di scagliarsi digrignando i denti contro questa tremenda società ingiusta. Ma ha perso il suo vigore nella pesante lunghezza della narrazione, a tratti stereotipata, come avviene nel racconto dell’amore tra Dongdong e Lingling. Vagamente stucchevole e grottesco; non è chiaro se è quello che il regista cercava.

La forza del film si esaurisce tristemente in lunghe sequenze, poco funzionali alla vibrazione efferata dell’opera.

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The Waste Land

  • Anno: 2020
  • Durata: 130 minuti
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Cina
  • Regia: Wang Meng
  • Data di uscita: 20-June-2021