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XVII ed. Isola del Cinema: “As melhores coisas do mundo” di Laĺz Bodansky

XVII ed. Isola del Cinema: “As melhores coisas do mundo” di Laĺz Bodansky. Film fresco, tratto dalla serie di romanzi di formazione intitolati “Mano, As melhores coisas do mundo”, che analizza il passaggio all’età adulta, ed esamina la possibilità di raggiungere la felicità solo attraverso l’inconsapevolezza dell’infanzia. Recensione di Francesca Tiberi

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Film fresco, tratto dalla serie di romanzi di formazione intitolati Mano, As melhores coisas do mundo, che analizza il passaggio all’età adulta, ed esamina la possibilità di raggiungere la felicità solo attraverso l’inconsapevolezza  dell’infanzia.

Laĺz Bodansky mette in scena la crisi di una famiglia della classe media paulista e la ricerca di una scala di valori da parte dei figli adolescenti, senza insistere troppo sulle atmosfere drammatiche.

Hermano, detto Mano (Francisco Miguez), è un quindicenne che fa la tipica vita da adolescente: il liceo, la chitarra, gli amici di sempre, la bicicletta, le cotte per le ragazze e la scoperta della sessualità. Ad un tratto i genitori si separano a causa dell’omosessualità del padre e la vita felice di Mano subisce un cambio di rotta forzato.  Lui e il ribelle fratello Pedro (Fiuk) fanno fatica ad accettare la scelta del padre, tra l’altro la sua omosessualità  finisce per  riverberarsi sulla scoperta della sessualità di Mano, ma quando questi viene pestato al liceo a causa di questa storia, decide di riavvicinarsi al padre. Pedro invece tenterà il suicidio.

Complessivamente il film manifesta delle aspirazioni troppo patinate, che creano un contrasto poco piacevole con i momenti di riflessione. Abbastanza inutili anche le atmosfere dei rumor da Gossip Girl.

Apprezzabile invece la caratterizzazione di Mano, un ragazzo che mantiene una grande positività anche di fronte alla sua tragedia familiare, quindi un buon esempio per il pubblico dei più giovani, a cui è destinato questo film,  non a caso presentato  nella sezione “Alice nella città” del Festival Internazionale del Film di Roma.

Una buona fotografia, attenta ai primi piani intensi e alle bellezze di San Paolo, insieme ad una orecchiabile colonna sonora, in cui spicca Something dei Beatles, completano la terza fatica della Bodansky.

Francesca Tiberi

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