XVII ed. Isola del Cinema: “Mother Teresa of Cats – Madre Teresa dei gatti” di Pawel Sala

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Un fatto di cronaca realmente accaduto è al centro del primo lungometraggio di Pawel Sala, Madre Teresa dei gatti. Artur (Mateusz Kosciukiewicz) uccide la madre con la complicità del fratellino Marcin (Filip Garbacz) e la fa a pezzi, nascondendone la testa in un armadio di casa.

Non  vedremo nessuna scena cruenta sullo schermo, ma una ricerca intimistica dei motivi che, nel lasso di tredici mesi, hanno portato Artur, capace di controllare la psicologia altrui, a premeditare il matricidio. Per fare ciò Sala sceglie una struttura narrativa originale, che va a ritroso nel tempo, prima di giorni, poi di settimane e infine di mesi. In ogni flashback viene fornito un elemento che ha contribuito a causare la crisi irreversibile della famiglia: il padre (Mariusz Bonaszewski) è un reduce dalla guerra in Iraq con notevoli difficoltà di riadattamento  alla vita di tutti i giorni; Teresa (Ewa Skibinska) è una madre troppo concentrata su se stessa e impietosita solamente dalla condizione dei gatti randagi; come se non bastasse la famiglia perde tutti i suoi risparmi a causa della crisi finanziaria globale. Il motivo, che catalizza l’odio dei due fratelli contro la madre, è il bisogno di soldi per comprare videogiochi di ultima generazione, a conferma della crisi del nucleo familiare nell’epoca post-moderna.

Pawel Sala, con la sua prima opera, dimostra una certa originalità nell’organizzazione dell’unità narrativa, ma il materiale da manovrare è troppo, il film non lo analizza concretamente, finendo solo per citare i temi proposti. Il risultato finale è la mancanza di compattezza, che, insieme al tentativo di creare un effetto suspence che sorregga tutto il film, rende lo spettatore sofferente in più punti.

Questo film non vuole accattivarsi a tutti i costi il favore del pubblico, però avrebbe giovato alla regia fare una scelta, puntare di più sulle atmosfere drammatiche e meno su quelle del thriller psicologico, in modo tale che il risultato non fosse una confusione dei generi difficilmente godibile.

Apprezzabile invece lo sforzo di affrontare la crisi della famiglia nell’epoca contemporanea.

Francesca Tiberi



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