Diario di una schiappa

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Oltre 50 milioni di copie vendute nel mondo, delle quali 300.000 in Italia. Sono questi i numeri record che segnano il trionfo planetario della serie in cinque volumi firmata dallo scrittore statunitense Jeff Kinney dal titolo Diario di una schiappa. Secondo solo alla saga letteraria di Harry Potter, questo autentico fenomeno editoriale che ha appassionato milioni di giovanissimi lettori a tutte le latitudini (pubblicata in 40 paesi e tradotta in 35 lingue) non poteva non attirare l’attenzione di qualche produttore cinematografico. Arriva così l’adattamento per il grande schermo del primo volume diretto da Thor Freudenthal, nelle sale nostrane a partire dal 27 luglio e seguito a ruota nel weekend successivo dal secondo capitolo Diario di una schiappa – La legge dei più grandi, che ha visto il passaggio del testimone dietro alla macchina da presa a David Bowers.

Da parte sua, Freudenthal si limita a trasformare in immagini, grazie alla supervisione in fase di scrittura dello stesso Kinney, le divertenti e spericolate avventure fuori e tra i banchi di scuola di Greg, alle prese con i piccoli e grandi problemi dell’universo adolescenziale. La pellicola segue alla lettera lo schema narrativo del libro, vale a dire una raccolta indipendente di episodi che non ha una continuità temporale, piuttosto si sviluppa in una successione di eventi e situazioni che vedono il giovane protagonista impegnato nella ricerca della più ingegnosa delle risoluzioni alla problematica di turno. Il film, alla pari della sua matrice originale, non ha una vera e propria trama guida, ma cerca quantomeno di raccordare i singoli episodi attraverso gli spostamenti nello script effettuati nelle location dai personaggi che vanno a comporre la numerosa galleria di volti creati dallo scrittore americano, riflessi di quello che abitualmente si può ritrovare impresso nell’immaginario comune e nei ricordi di ciascuno di noi (il preside cattivo, i genitori distratti, il professore buono e quello severo, il secchione, il bullo, la bella e la brutta, l’amico del cuore sfigato). Ne nasce un collage di gag e sketch più o meno efficace che strappa di tanto in tanto anche un sorriso, supportato da una serie di frammenti animati molto elementare dal punto di vista della resa. Dietro c’è l’inconfondibile retrogusto disneyano che Kinney e gli autori della pellicola non possono scrollarsi di dosso, vuoi perché lo stesso Greg (interpretato dal bravo Zachary Gordon) e il “mondo” che lo circonda hanno troppe attinenze, corrispondenze e atmosfere simili a quelle esplorate nei decenni dalla celebre Major a stelle e strisce. Così c’è la più classica delle strizzatine d’occhio alla teen-comedy adolescenziale, che tante soddisfazioni ha dato al box office o, in alcuni casi, ossia quando ci si trova al cospetto di qualche allegra bravata, assistiamo a dejà vu che riportano alla mente Piccola peste, Gian Burrasca e Mamma ho perso l’aereo.

La trasposizione filmica di Diario di una schiappa mescola in maniera altalenante queste fonti d’ispirazioni, dando vita a una successione di momenti riusciti che si fanno largo attraverso quelli che non lo sono. Resta il fatto che non ci vuole una palla di vetro per pronosticare un certo riscontro nelle sale nostrane del primo e del secondo capitolo della serie (in preparazione il terzo); unici nemici il caldo e la voglia di mare.

Francesco Del Grosso



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