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VISTI AI FESTIVAL

Correction – Diorthosi (R.I.F.F. 2009)

È difficile uscire dalle prigioni del proprio passato, ancora più dura se dietro ci si porta il peso d’un omicidio compiuto con la violenza gratuita dell’odio verso quel prossimo sconosciuto che solo per paura consideriamo nemico.

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È difficile uscire dalle prigioni del proprio passato, ancora più dura se dietro ci si porta il peso d’un omicidio compiuto con la violenza gratuita dell’odio verso quel prossimo sconosciuto che solo per paura consideriamo nemico.

Piombiamo nello stato mentale problematico ed irrisolto di Yorgos, il protagonista di questo intenso lavoro di Thanos Anastopoulos, senza che ci sia dato spazio per orientarci. Catapultati, attraverso un racconto che si dipana soprattutto per immagini, nel groviglio metropolitano d’una Atene lontanissima dagli spazi mitici ed assolati dell’Acropoli, seguiamo il percorso silenzioso di colui il quale vaga, come novello Ulisse di ritorno da un lungo e traumatico viaggio, nella terribile solitudine della non appartenenza a quello che un tempo era il suo mondo.

Un ritorno da straniero in patria, quella patria alla quale Yorgos si era dato con la dedizione di chi sa fare quello che gli viene detto di fare, e che ora sembra aver sclerotizzato le radici dell’identità nazionale greca, esasperando la conflittualità con il vicino-nemico albanese, riducendo la religione e celebrazione stanca del rito, perdendo di vista il ruolo fondativo della famiglia.

Un ritorno da straniero a sé stesso, come chi non si riconosce più nella guerriglia da stadio, nel viltà del gesto d’uccidere a bastonate un uomo per il solo fatto d’esser tifoso albanese, nella rabbia cieca di giustificare le proprie azioni con la necessità di difendere il proprio territorio.

Salvatore Insana

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