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MioCinema

Listen struggente film inglese in un crescendo credibile e  drammatico

Ana Rocha de Sousa racconta una storia dura di immigrazione e povertà, in maniera autentica e fortemente empatica

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Il film Listen di Ana Rocha de Sousa, dal 7 maggio sulla piattaforma di MioCinema, ha vinto il premio Speciale della Giuria e il Leone del Futuro per la Migliore Opera Prima alla  Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2020), sezione Orizzonti.

È stato prodotto da  Pinball London (Paula Vaccaro, Aaron Brookner) e Bando á Parte (Rodrigo Areias) e distribuito da Magnolia Pictures International.

Interpreti principali:  Lucia Moniz, Sophia Myles, Ruben Garcia.

Listen, per scelte registiche e capacità narrativa, coinvolge lo spettatore dall’inizio alla fine, in un crescendo credibile e  drammatico.

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Listen: Jota e la figlia Lucia

Listen La trama

In una zona periferica di Londra, Bela e Jota, una coppia portoghese con tre bambini, fatica a far quadrare i conti. Quando a scuola si verifica un malinteso con la loro figlia sorda, i servizi sociali si mostrano preoccupati per le condizioni in cui vivono i bambini. Il film racconta l’instancabile battaglia contro la legge di questi genitori migranti che vogliono tenere insieme la propria famiglia. (dal sito ufficiale della Biennale di Venezia)

Listen Temi e ambientazioni che ricordano Ken Loach

Il film di Ana Rocha de Sousa ricorda molto Ken Loach, per i temi e le ambientazioni. È un’opera prima, per cui non ci si può attendere la stessa sapienza registica, né un’identica sicurezza nell’arte narrativa.

Ma l’immagine della bimba, sorda, che con le braccia aperte si rivolge al cielo non si dimentica facilmente. Lucia non sente; allora porta con sé una macchina fotografica di cartone, con la quale cerca di catturare, inquadrandolo, quel mondo che non può ascoltare: dal rombo lontano di un aereo, alla voce vicina di una persona cara.

E nella scena citata, su un muretto che la distacca dalla realtà rendendola più alta, sembra volersi sollevare dalla tristezza del quotidiano, in un abbraccio lieve, mentre il vento le apre l’impermeabilino rosa, quasi a farla volare.

Listen: la piccola Lucia

Una famiglia che ha già toccato il fondo

Non ci sono soldi in casa, né per riparare l’apparecchio che le si è rotto, né per fare la spesa. La mamma ruba al supermercato, lasciandola incustodita su un marciapiede insieme alla sorellina di un anno, Jessy. Mentre il padre cerca di sistemare la casa in attesa degli assistenti sociali, con il figlio dodicenne, Diego, che quel giorno è ammalato. Un esordio che, appunto, ricorda le ultime storie di Ken Loach, quelle che hanno perso del tutto la speranza, da Io Daniel Blake a Sorry we messed you.

Le ultime narrazioni di Ken Loach però durano cento minuti; Listen solo settantaquattro. È un po’ come se mancasse l’antefatto, e veniamo immersi da subito nelle giornate di una famiglia che ha già toccato il fondo. Ho fame, dice Diego al padre, mentre scotta per la febbre, e Jota risponde: “Possiamo fare la spesa solo dopodomani, giorno di paga”.

Dopo un incipit che racchiude un po’ tutto. I panni stesi, il cielo indifferente, azzurro ma con le nuvole pronte alla pioggia, la stradina misera, ingombra di pattumiera.  Poi, a seguire, la casupola modesta, disordinata. Esterni e interno a  suggerire una periferia simile a tante nelle  grandi città. Forse a suggerirci anche che non importa come si è arrivati fin lì. Perché è una condizione che si ripete, soprattutto per chi è immigrato, come Bela Jota e i loro figli. Sono portoghesi, e Jota insiste con Diego perché parli la loro lingua, un sano attaccamento alle origini, ancor più sensato dopo quello che accadrà.

I servizi sociali come nemici di cui diffidare

Da quando i servizi assistenziali sono diventati la controparte nelle storie disperate che il cinema ci racconta? Già nel 1994 in Lady Bird Lady Bird gli assistenti sociali sottraggono i figli alla povera Maggie Conland, in una sequenza violenta che Listen non può non richiamare.

Nella filmografia di Loach gli aiutanti si trovano sempre fuori dalle istituzioni:  in Bread and Roses è il sindacalista Sam (Adrien Brody), ne La canzone di Carla l’autista George (Robert Carlyle). E lo stesso Daniel Blake, senza più lavoro, seriamente malato, mentre insegue il sussidio che non gli viene concesso,  si prende cura di  Katie  e dei suoi bambini perché  non hanno neppure da mangiare.

Anche in Listen la solidarietà arriverà da fuori; i servizi sociali, invece, non consentono a Bela di usare il linguaggio dei segni mentre comunica con Lucia durante le brevi visite, dopo che i figli sono stati allontanati per uno stato di grave pericolo per l’adozione forzata.

Listen: Bela e Lucia durante i colloqui

Listen, che titolo paradossale per una storia con al centro una bambina sorda, contesa, strattonata, e un sistema che non vuole ascoltare!

Struggenti gli incontri tra i genitori distrutti e i bambini confusi, come quelli visti in un altro film con lo stesso tema, ambientato dalla parte opposta dell’Europa: Otac (titolo internazionale Father), del regista serbo Srdan Golubović

Otac la trama

In una cittadina serba, Nikola, lavoratore alla giornata e padre di due figli, è costretto dai servizi sociali a rinunciare a loro dopo che la povertà e la fame hanno portato la moglie a commettere un atto disperato. Fino a quando non riuscirà a provvedere in maniera adeguata al loro mantenimento, i bambini saranno dati in affidamento. Nonostante gli sforzi e i numerosi ricorsi di Nikola, il responsabile dei servizi sociali non consente ai bambini di fare ritorno in famiglia e la situazione appare disperata. Quando però Nikola scopre che gli amministratori locali potrebbero essere corrotti, decide di attraversare tutta la Serbia a piedi per presentare il proprio caso direttamente a Belgrado (dal sito ufficiale del Trieste film Festival).

Addirittura in questo caso, il capo dei servizi sociali specula sull’affido dei bambini e chi sa tace per paura. Ancora più dolorosa la vicenda, poi,  sapendo che è tratta da una storia vera.

Una scena tratta dal film Opac (Father)

Essenzialità e aderenza al reale

In Serbia o in Inghilterra poco cambia, quando la miseria colpisce in maniera così drammatica persone sole o famiglie. Alcuni registi, come Srdan Golubović o Ana Rocha de Sousa, sanno rendere perfettamente la realtà della sottoccupazione, a volte peggiore dell’assoluta mancanza di lavoro.

Lo fanno in maniera convincente, sia nella elaborazione della storia (entrambi hanno partecipato anche alla sceneggiatura), sia nella regia. Con un’essenzialità e un’aderenza al reale tali da farci sentire lì, nel film Listen, insieme a Bela, Jota, Diego, Lucia e la piccola Jessy.

A vivere la stessa sofferenza priva di parole, sui  corpi, sui volti, sugli sguardi.

Per approfondire:

#32 Trieste Film Festival: una scelta tra i film che ci sono piaciuti di più e perché

 

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Listen

  • Anno: 2020
  • Durata: 74 minuti
  • Distribuzione: Magnolia Pictures International
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Inghilterra
  • Regia: Ana Rocha de Sousa
  • Data di uscita: 07-May-2021