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Simple Woman di Maria Chiara Malta

Il Festival del Cinema di Porretta Terme, presenta il film Simple Woman di Maria Chiara Malta con una ispirata Jasmine Trinca

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Simple Woman di Maria Chiara Malta
Il Festival del Cinema di Porretta Terme,  come ogni anno, pur nella versione online, presenta proposte molto interessanti e coraggiose come il film Simple Woman di Maria Chiara Malta con una ispirata Jasmine Trinca in una inedita veste che lei veste perfettamente, affrontando il ruolo con una straordinaria fisicità. Già presentato al Toronto International Film Festival e al  Torino Film Festival 37 edizione, il film é scritto  da Sebastien Laudenbach e da Marco Pettenello in collaborazione con  Chiara Malta.
Siamo nel 1989, il film inizia con una scena d’interno e una voce fuoricampo che racconta le voce de storiche della Romania con scene drammatiche davanti alle quali la bambina cade a terra in Kore da ad un attacco epilettico. La stessa cosa accade al personaggio  di Elna Lōwensohn nel film Simple Men di Hal Hartley. Federica vede il film milioni di volte da qual giorno. Molti anni dopo, Federica, divenuta ormai adulta e regista, riconosce per strada nei pressi del  Vaticano, quell’attrice di origine rumena che ha lavorato con Julian Schnabel, Michael Almereyda, Steven Spielberg e le propone di girare un film sulla sua vita.
Un percorso fra le vicende rumene e il cinema di stampo statunitense.
Elna, dopo qualche resistenza, accetta la proposta, ma proprio all’inizio delle riprese, si rompe uno specchio sul set e l’episodio fa emergere, come in un gioco di specchi, le aspettative deluse.
Chiara Malta ha il coraggio di avventurarsi nel delicato terreno della creazione artistica, delle vicende interiori di chi, attraverso il racconto, cerca di raccontarsi.
Non certo un capolavoro, ma un tentativo, che dimostra la temerarietà della regista, di addentrarsi nei territori sconosciuti dell’esistenza.
Federica grazie al suo film, cresce di nuovo e ridisegna la propria vita, affrontando i fantasmi interiori e una figura che l’ha accompagnata fin da bambina. É proprio la difficile essenza del film che rende difficile l’empatia fra scene di interni, metacinema e percorsi di crescita. Un tutto che si conclude con una scena finale degna di nota davanti ad un meraviglioso mare che indica la finitezza di certe cose e l’infinitezza di altre.

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